
Giovanni Benassi (5/10/1952 – 25/6/2025), medico pediatra, è stato ordinato sacerdote a 34 anni nel 1986, servendo dal 1989 fino alla morte la parrocchia di San Donnino, alla periferia di Modena.
Essendosi dovuto sottoporre per 40 anni a emodialisi, non ha potuto specializzarsi negli studi biblici che amava tanto. Ha coltivato la sua passione studiando personalmente per vent’anni le lingue bibliche e leggendo moltissimo. La sua predicazione, molto apprezzata dai parrocchiani – e non solo –, aveva sempre un taglio biblico.
I suoi amici Pier Angelo Carrara e Gabriella Maniscalco hanno curato l’edizione delle note che l’autore aveva ammassato nel tempo, archiviandole non sempre ordinatamente nel computer.
L’edizione riporta l’originale greco e la traduzione personale. Nel commento le parole greche ed ebraiche sono riportate in traslitterazione semplificata. Questa presentazione/recensione riguarda il secondo e il terzo volume di Marco, un Vangelo marginale.
Un Vangelo marginale
Strizzando l’occhiolino alla poderosa opera di John Meier sul Gesù storico, Benassi ricorda, nell’introduzione al vol. I (cf. SettimanaNews, 3 gennaio 2026), come, nei secoli, il Vangelo di Marco sia sempre stato poco valorizzato e stimato. È sempre stato poco conosciuto.
Solo negli ultimi decenni si è colta la sua ricchezza e anche la sua composizione ordinata. Viene così smentita l’opinione di Papia – imperante nei secoli – che pensava che Marco avesse ritrascritto la predicazione di Pietro, ma senza alcun ordine.
Benassi mostra come il Vangelo di Marco sia bene organizzato, con ripetizioni ricercate: ad esempio, 60 volte si menziona il numero tre per varie espressioni e 25 volte di vocaboli. Questo serve a compattare il testo.
Si ritrovano, inoltre, dei racconti intercalati (da Benassi e da molti esegeti denominati “racconti a sandwich”, espressione che personalmente non amo). Si mette così in risalto e in stretta relazione reciproca i due racconti esterni e quello interno, che vengono in tal modo a illuminarsi a vicenda.
Personalmente preferisco pensare, secondo i miei studi fatti con il prof. Juan Mateos al PIB di Roma – citato anche da Benassi –, che la funzione dei racconti intercalati sia quella di illuminazione reciproca. Gli episodi dell’emorroissa e della figlia del centurione Giàiro, vanno letti in questo senso. In Mc 5,21-24.25-34.35-43 – guarigione della donna emorroissa e rivivificazione della figlia di Giairo – si allude simbolicamente all’Israele giovane e a quello anziano, guariti e fatti “risorgere” dall’incontro con Gesù, che li salva dalla “perdizione”/morte (apollymi).
Anche la “maledizione – che tale non è! – del fico sul quale Gesù ricerca invano frutti fuori stagione va letta in stretta correlazione con la purificazione simbolica del culto (non del tempio, secondo vari studiosi, me compreso) attuata prima di scoprire la disseccazione avvenuta del fico “maledetto”. Il fico può avere stagioni legittimamente infruttifere, mentre il culto deve essere sempre fruttifero. Il culto nel tempio è destinato a finire… Mc 4,21-43 riporta un testo splendido dal punto di vista narrativo, ricco di riferimenti simbolici extradiegetici – esterni cioè al racconto riportato dal testo – rispetto allo scialbo parallelo matteano.
L’autore si serve anche di grafici che mostrano la correlazione fra i vari brani, segnalata anche dalle ripetizioni di espressioni verbali o lessicali.
Benassi commenta il Vangelo parola per parola. La spiegazione è molto informata, precisa, appoggiata su letture serie di autori scientifici affermati.
La traduzione letterale dall’originale greco tende a far risaltare il collegamento esistente fra le varie pericopi. L’autore fa notare che, traducendo lo stesso termine greco in modi diversi – l’autore fa il caso di apollymi-“perdere” – fa svanire questo collegamento. D’altronde, è nella natura delle cose che uno stesso verbo abbia significati diversi in contesti diversi. È evidente che solo chi legge il testo nell’originale greco può apprezzare queste correlazioni.
Un testo per “uditori”. Recitationes
Benassi è convinto che il Marco del Vangelo non abbia nulla a che fare con la persona indicata da Papia o dai Vangeli. Marco non vuole tanto ricordare cosa ha detto o fatto Gesù, realtà ben conosciuta dai suoi ascoltatori. Il suo Vangelo non intende essere una biografia di Gesù, in quanto presenta molti “buchi” narrativi.
Il lettore moderno non deve ricercare la storicità letterale del testo in ogni suo elemento, non voluta da Marco, ma il significato profondo dei fatti e delle parole. La storicità in Mc è quella dei significati, non di ogni elemento del racconto.
Benassi ricorda un particolare: sembra che Marco non sia molto interessato al prodigio come mezzo di evangelizzazione, anzi mostra sfiducia verso di esso.
Lo studioso pensa che Marco abbia scritto il suo Vangelo personalmente, non commissionandolo a scribi pagati per poi essere venduto nelle tabernae librariae. Su un milione di abitanti di Roma del tempo i cristiani erano forse un centinaio, che si radunavano nell’atrio delle case dei cristiani più facoltosi.
Marco è un Vangelo rivolto non a dei lettori, ma a degli ascoltatori, ai quali poi veniva chiesto un parere in vista di un miglioramento del testo.
Secondo Benassi, Marco stesso è passato probabilmente di casa in casa a leggere il suo testo, in varie recitationes. Benassi ne individua sei all’interno del Vangelo.
Marco è molto critico della folla, dei farisei e anche degli apostoli, di cui non offre una rappresentazione lusinghiera. Essi non capiscono nulla e abbandonano tutti il maestro. Gesù è contestato e non capito e la sua fine e il vangelo come una buona notizia da lui annunciata hanno una piega tragica di incomprensione.
Marco è, quindi, un vangelo raffinato per strategie compositive e narrative, che si indirizza più a un “uditorio” che a dei “lettori”. Nell’antichità pochissime persone sapevano leggere. Gli altri ascoltavano chi leggeva a voce alta. Anche nella lettura privata si leggeva a voce alta.
Struttura del Vangelo di Marco
Secondo Benassi, Marco non pensava minimamente a scrivere un Vangelo che sarebbe stato letto dopo duemila anni da milioni di persone. Egli lo aveva composto per una ristretta cerchia di amici, che lo ascoltavano e lo interrogavano.
Perché il Vangelo di Marco sorprende? I personaggi positivi sono anonimi; il racconto mette al centro le donne; fa fare sempre brutta figura ai discepoli, al potere e a tutti quelli che si sentono a posto.
Seguendo gli impliciti suggerimenti di Marco, Benassi ha diviso così il proprio commentario in tre volumi:
- Un titolo (1,1)
- Un’introduzione (1,1-13)
- Sei recitationes:
1ª recitatio: Da Cafarnao a Cafarnao (1,14–3,6)
2ª recitatio: Dalla Galilea alla Galilea (3,7–6,6a)
3ª recitatio: Da Betsaida mancata a Betsaida raggiunta (6,6b–8,26)
4ª recitatio: Dalla strada che porta ai villaggi di Cesarea di Filippo alla strada che porta ai villaggi di Gerusalemme (8,27–11,10)
5ª recitatio: Gesù e il tempio (11,11–13,37)
6ª recitatio: L’Esodo di Gesù (14,1– 6,8).
Il primo volume del commentario di Benassi – apparso sul finire del 2025 – si chiudeva con la bibliografia dei tre volumi (pp. 490-496), un Indice del primo volume (pp. 497-499) e un Indice dei tre volumi (p. 493, molto stringato, senza indicazione delle pagine delle singole recitationes).
Dunque, quali uditori oggi del Vangelo di Marco?
Il Vangelo di Marco è stato scritto per te, risponde Benassi (cf. vol. I, p. 71). È una “trappola per cristiani”, per attirare entro il mistero di Gesù.
I volumi secondo e terzo del commentario
I volumi secondo e terzo si concludono entrambi riportando la medesima Bibliografia dei tre volumi.
Il volume secondo del commentario abbraccia le recitationes terza (Da Betsaida mancata a Betsaida raggiunta, Mc 6,6b–8,26) e quarta (Dalla strada che porta ai villaggi di Cesarea di Filippo alla strada che porta ai villaggi di Gerusalemme, 8,27–11,10).
Il volume terzo riporta le recitationes quinta (Gesù e il tempio, 11,11 – 13,37) e sesta (L’Esodo di Gesù, 14,1–16,8).
Lo schema di lavoro di Benassi prevede per ogni recitatio la citazione del testo della CEI, la presentazione degli schemi individuati dal commentatore, il testo della CEI diviso in base agli schemi individuati dallo studioso.
Riportiamo le principali suddivisioni individuate dall’autore, anche per l’originalità delle sue scelte.
Il volume secondo del commentario
Il volume secondo del commentario contiene la recitatio terza (Da Betsaida mancata a Betsaida raggiunta, 6,6b–8,26) e la recitatio quarta (Dalla strada che porta ai villaggi di Cesarea di Filippo alla strada che porta ai villaggi di Gerusalemme, 8,27–11,10).
Lo schema generale orientativo della recitatio terza è riportato alle pp. 12-13.
Dopo l’introduzione dedicata a Mc 6, l’autore intravede nella recitatio terza un primo viaggio via terra (A: 6,7-30), un primo spostamento in barca lungo la riva (B: 6,31-44) e una prima traversata alla riva opposta (C: 6,45-56).
Il centro della recitatio è individuato in 7,1-23: la purificazione di tutti i cibi.
Segue il secondo viaggio via terra (A1: 7,24 – 8,9), il secondo spostamento in barca con i discepoli (B1 8,10-13), la seconda traversata alla riva opposta (C1: 8,14-22), la seconda guarigione di un cieco (8,23-25) e una conclusione (8,26).
Lo schema generale orientativo della recitatio quarta è riportato a p. 181.
La recitatio quarta prevede un’introduzione (8,27-30), un insegnamento riguardante la strada del Figlio dell’uomo (8,31-32), l’opposizione dei discepoli (8,32-33), un’affermazione di portata generale (8,34 – 9,1), il passaggio per il luogo più elevato di tutto il racconto (9,2-13), un personaggio esemplare (9,14-27), un insegnamento dopo il primo caso esemplare (9,28-29), il secondo insegnamento riguardante la strada del Figlio dell’uomo ((9,30-31), l’opposizione dei discepoli (9,32-34), la seconda affermazione di portata generale (9,35).
La composizione centrale concentrica abbraccia 9,36–10,16 e comprende:
A Primo gesto col bambino (9,36),
B Primo detto sul bambino (9,37),
C Primo sbaglio dei discepoli e correzione di Gesù (9,38-42),
D Amputazioni prescritte (9,43-50),
E Centro della recitatio (10,1): la via di Gesù diventa diritta.
D1 Amputazione vietata (10,2-12);
C1 Secondo sbaglio dei discepoli e correzione di Gesù (10,13-14);
B1 Secondo detto sui bambini (10,15);
A1 Secondo gesto sui bambini (10,16).
Seguono le altre pericopi: secondo personaggio esemplare (10,17-22), terzo insegnamento riguardante la strada del Figlio dell’uomo (10,32-34), terza opposizione dei discepoli (10,35-41), affermazione di portata generale (10,42-45), passaggio per il luogo più basso di tutto il racconto (10,46a), terzo personaggio esemplare (10,46b-52), insegnamento dopo il terzo caso esemplare (11,1-7), conclusione (11,8-10).
Il volume terzo del commentario
Questo volume contiene la recitatio quinta (Gesù e il tempio, 11,11–13,37) e la recitatio sesta (L’Esodo di Gesù, 14,1–16,8).
Introducendo questa terza parte del suo commentario, Benassi espone la sua opinione che «lo scritto di Marco abbia preso origine dalla convinzione che Gesù avesse sostituito il tempio di Gerusalemme. In questa parte del racconto Gesù e il tempio sono uno di fronte all’altro, contrapposti fra loro. Gesù entrerà nell’eternità, in un tempo incommensurabile. Il santuario di Gerusalemme invece è finito: quando Marco scrive, la grande costruzione è già un cumulo di macerie. Probabilmente Marco non ha visto di persona quelle rovine: ma i racconti degli scampati all’assedio di Tito dovevano essersi diffusi ovunque nella diaspora ebraica» (p. 6).
Non ho rinvenuto una rappresentazione grafica dello schema della recitatio quinta, ma alle pp. 29-31 sono elencate le suddivisioni delle pericopi individuate dell’autore.
Recitatio quinta. Gesù e il tempio (Mc 11,11–13,37)
La recitatio quinta comprende: Prima venuta di Gesù nel tempio, con prima parola sul Monte degli Ulivi (11,11-14); seconda venuta di Gesù nel tempio con tre gesti di giudizio, la realizzazione della parola e un insegnamento sulla preghiera (11,15-25); terza venuta di Gesù nel tempio: non risponde alle domande (11,27-33);
Prima disputa A: la realtà del Figlio (due domande di Gesù, 12,1-11; la folla, 12,12);
Seconda disputa B: il rapporto con Dio (12,13-17);
Terza disputa C: la realtà di Dio (12,18-27);
Quarta disputa B1: il rapporto con Dio (12,28-34);
Quinta disputa A1: la realtà del Figlio (due domande di Gesù, 12,35-37a); la folla (12,37b). [Le lettere a e b sono state aggiunte dallo scrivente, NdR].
Primo giudizio – sugli esperti (12 38-40);
Secondo giudizio – sui ricchi (12,41-44);
Terzo giudizio – sul tempio (13,1-2);
Giudizio universale di Gesù seduto sul Monte degli Ulivi (13,3 – 37).
Prima e seconda domanda (13,3-4);
Risposta alla seconda domanda: Prima parte (thlípsis = schiacciamento, 13,5-23); Seconda parte (dopo la thlípis, 13,24-27);
Dopo la risposta alla seconda domanda: Prima parabola (il fico, 13,28); Prima conseguenza/applicazione (13,29-30).
Centro del giudizio universale (13,31).
Risposta alla prima domanda: quando accadranno queste cose (13,32-33);
Dopo la risposta alla prima domanda: seconda parabola (l’uomo partito per l’estero, 13,34);
Seconda conseguenza/applicazione (13,35-37).
Recitatio sesta. L’esodo di Gesù (Mc 14,1 – 16,8)
Anche delle recitatio sesta non ho rinvenuto uno schema grafico riassuntivo, ma alle pp. 201-206 si possono rivenire il testo della traduzione CEI con le suddivisioni titolate dall’autore.
Le riporto di seguito.
Primo giorno: unzione funebre (14,1-11);
Secondo giorno: preparazione della Pasqua (14,12-16);
Terzo giorno: la Cena Pasquale (14,17-21; il dono di Gesù, 14,22-31; prima preghiera di Gesù, 14,32-42; prima consegna del Figlio dell’uomo, 14,43-52; seconda consegna del Figlio dell’uomo, 14,53–15,1; terza consegna del Figlio dell’uomo, 15,2-15; seconda preghiera di Gesù, 15,16-39; il dono dell’imperatore, 15,40-47);
Quarto giorno: 16,1
Quinto giorno: mancata unzione funebre (16,2-8).
Benassi si avvia al finale della sua fatica ipotizzando il possibile l’andamento degli eventi (pp. 365-368), proponendo cinque ipotesi (pp. 369-381) e la conclusione (pp. 382-384).
Un commentario valido
Il commentario di Benassi è ben congegnato e serio nei contenuti. Viene riportato il testo della CEI e il commento alle varie pericopi riportate sia in lingua italiana che nell’originale greco.
I tre volumi si distinguono per la loro assoluta originalità nella suddivisone delle pericopi marciane. Abbondano – talvolta fin troppo – le tabelle che intendono evidenziare le strutture interne dei vari testi, pericopi e addirittura versetti. Esse sono utili e originali, divergendo dalle strutture evidenziate dalla maggioranza degli studiosi.
L’autore sembra ispirarsi alla lettura strutturale della Bibbia, pur perseguendo un percorso personale. Il commento mescola annotazioni filologiche, esegetiche, geografiche e storiche, in un susseguirsi compatto che affascina il lettore, anche se talvolta può persino disorientarlo.
Un commentario originale, quindi, quello di don Giovanni Benassi, fecondo di intuizioni e di suggerimenti, in vista della lettura ma soprattutto della vita. Non tutti saranno d’accordo su molte idee e scelte esegetico-letterarie di Benassi, ma il volume resta comunque prezioso per i suoi ricchi commenti.
Il Signore Gesù risorto premi il suo servo buono e fedele, che con tanta passione e sforzo personale ha sminuzzato la Parola nello studio, nella lectio e nella predicazione, molto apprezzata dagli uditori. E tutto questo durante una malattia severa e debilitante.
Si sentirà senz’altro dire: «Vieni servo buono e fedele […], entra nella gioia del tuo Signore!» (Mt 25,21; cf. Lc 19,17; testo assente… in Marco!).
- GIOVANNI BENASSI, Un Vangelo marginale. Marco. A cura di Pier Angelo Carrara e Gabriella Maniscalco, Volume secondo, Copyright © Pier Angelo Carrara, Modena 2026, pp. 420, s.p., ISBN 9798244079029; GIOVANNI BENASSI, Un Vangelo marginale. Marco. A cura di Pier Angelo Carrara e Gabriella Maniscalco, Volume terzo, Copyright © Pier Angelo Carrara, Modena 2026, pp. 396, s.p., ISBN 9798252666792.





