Senegal: tramonto di un sogno politico?

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La sera di venerdì 22 maggio 2026, il Senegal ha vissuto una svolta politica di grande rilievo. Il presidente Bassirou Diomaye Diakhar Faye ha ufficialmente destituito il suo primo ministro, Ousmane Sonko, ponendo così fine all’alleanza politica che aveva sconvolto il panorama senegalese in occasione delle elezioni presidenziali del 2024.

L’annuncio è stato dato alla televisione nazionale da Oumar Samba Ba, ministro segretario generale della Presidenza. Con questa decisione cade anche l’intero governo, mentre i ministri e i segretari di stato sono ora incaricati di gestire gli affari correnti in attesa della formazione di una nuova squadra di governo.

Questa rottura segna la fine di un tandem che incarnava, per gran parte della gioventù senegalese e africana, la speranza di un rinnovamento politico. Lo slogan diventato famoso — «Diomaye moy Sonko» («Diomaye è Sonko») — aveva portato i due uomini verso una vittoria storica dopo l’uscita di scena di Macky Sall.

All’epoca, Ousmane Sonko, impossibilitato a candidarsi alle presidenziali, aveva scelto di sostenere il suo fedele alleato Bassirou Diomaye Faye, uscito di prigione pochi giorni prima delle elezioni. La loro unione simboleggiava la resistenza, il patriottismo e la promessa di una governance diversa.

Ma dietro l’immagine di una coppia inseparabile, le divergenze sembravano approfondirsi da diversi mesi. Poche ore prima della sua destituzione, Ousmane Sonko aveva lasciato trasparire le tensioni durante la sua audizione all’Assemblea nazionale. Davanti ai deputati, aveva affermato di non essere «un primo ministro che esegue ciecamente e approva tutto senza riserve», riconoscendo così i disaccordi con il capo dello Stato. Una dichiarazione forte, percepita da molti osservatori come il segno di una frattura ormai irreversibile.

Il presidente Bassirou Diomaye Faye aveva del resto preparato l’opinione pubblica a questa eventualità. Tre settimane prima, aveva dichiarato che non avrebbe esitato a separarsi dal suo primo ministro se la fiducia fosse venuta meno. La destituzione di questo 22 maggio appare quindi come l’epilogo di una crisi politica interna a lungo contenuta, ma ormai esposta alla luce del sole.

La reazione di Ousmane Sonko non si è fatta attendere. Sulla sua pagina Facebook, l’ex primo ministro ha pubblicato un messaggio sobrio ma carico di significato: «Stasera dormirò con il cuore leggero alla cité Keur Gorgui». Una frase che traduce sia un sollievo personale sia la volontà di mostrare che rimane sereno nonostante la rottura.

Al di là delle persone, questa separazione apre una nuova pagina della vita politica senegalese. I due ex alleati, un tempo uniti contro il sistema che denunciavano, dovranno d’ora in poi scontrarsi attraverso i rispettivi partiti e sostenitori. Le elezioni locali del 2027 e soprattutto le presidenziali del 2029 si profilano già come i prossimi grandi campi di battaglia politici.

Per molti senegalesi, questa rottura suscita profondi interrogativi: il progetto di trasformazione promesso nel 2024 sopravviverà a questa divisione? Il Senegal sta entrando in una nuova fase di instabilità politica o in una normale ricomposizione democratica? Una cosa è certa: la rottura tra Bassirou Diomaye Faye e Ousmane Sonko pone fine a una delle coppie politiche più significative della storia recente del Senegal.

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