
Dopo due giorni dall’arresto il metropolita russo Hilarion (Gregory Alfeev) è stato rilasciato dalla polizia della Cechia senza imputazioni e senza condizioni. È la prima volta che un alto gerarca russo viene arrestato in Europa.
Così l’interessato ha raccontato nel suo canale Telegram i fatti: «Il 24 maggio 2026 dopo aver lasciato la chiesa ortodossa dedicata a Pietro e Paolo a Karlovy Vary (Cechia) l’automobile dove viaggiava il metropolita Hilarion e il suo collaboratore è stata bloccata. Per il metropolita e il suo avvocato difensore i poliziotti non hanno motivato il fatto in ragione di eventuali infrazioni del codice stradale dando subito inizio alla perquisizione del veicolo. Sono stati trovati nel bagagliaio quattro piccoli contenitori di una sostanza bianca di cui solo una attenta analisi può stabilire composizione, origine e natura. Il metropolita Hilarion rifiuta categoricamente ogni implicazione nel possesso di sostante proibite e considera ciò che è avvenuta come una provocazione. “Non ho e non ho mai avuto legami con il traffico di stupefacenti. In quanto ministro del culto considero tale supposizione assolutamente falsa. Insisto per chiedere una verifica completa, indipendente e al di sopra di ogni sospetto di quanto è accaduto”».
Di droga effettivamente si trattava e l’intervento della polizia è scattato grazie a una denuncia anonima.
Fin qui i fatti. I precedenti, le reazioni e le interpretazioni si moltiplicano e divergono. Dal 2009 al 2022 Hilarion è stato il potente numero due della gerarchia russa, a capo del dipartimento delle relazioni estere del patriarcato, con decine di ruoli di responsabilità di altro profilo e un’impressionante molteplicità di legami ecclesiali, politici e amicali in Russia e in Occidente.
D’improvviso il 7 giugno 2022 il sinodo e il patriarca lo dimettono da ogni responsabilità confinandolo a Budapest a capo di una diocesi di poche migliaia di fedeli e con un clero che di una quindicina di elementi. Due anni dopo perde anche quel ruolo in seguito a uno scandalo a sfondo sessuale denunciato da una suo giovane collaboratore, Georgij Suzuki, in cui appare un regime di vita di alto profilo, prove documentali di acquisto di una villa a Vaccù e di proprietà in diversi paesi, riscontri per l’ottenimento con sorprendente rapidità della cittadinanza ungherese e di entrature con Viktor Orban e incontri mensili con il vice-primo ministro Zsolt Semjén. In seguito si registra una progressiva riemersione della sua figura nell’abito della Chiesa russa e delle Chiese ortodosse.
Difeso e normalizzato
Davanti all’arresto, seppur breve, interviene il difensore, Michal Pakovsky, ma soprattutto il dipartimento sinodale russo per i rapporti con la società e i media e il ministero degli esteri. La portavoce, Maria Zakharova, parla di deliberata provocazione contro Hilarion, l’Ortodossia e la Russia. Contrariamente all’Ungheria di Orban, in Cechia la presenza di Hilarion è stata denunciata più volte dai media. Anzitutto come collettore di relazioni prossime ai servizi segreti russi e poi come responsabile dello spostamento delle proprietà ecclesiali russe in Cechia verso la sede diocesana in Ungheria per metterle al riparo di eventuali sequestri futuri.
Il predecessore di Hilarion a Karlovy Vary era stato allontanato con l’accusa di collaborazione con i servizi russi. Secondo il protodiacono Andrei Kuraev l’avvenuto arresto è il segnale che le autorità ceche non lo vogliono. Non potendolo espellere avendo la cittadinanza ungherese (Unione Europea) gli segnalano di considerarsi persona non gradita.
Da qualche settimana è crollato anche il governo amico di Orban, fieramente contrario a includere il patriarca Cirillo nell’elenco degli oligarchi russi accusati di responsabilità diretta nel conflitto con l’Ucraina. Sostenuto in questo dalla presenza e dal consiglio di Hilarion.
Ora però il nuovo governo ungherese di Magyar ha già fatto sapere a Bruxelles che non metterà nessun veto in merito. C’è da attendersi che per la prima volta un patriarca ortodosso subisca una censura politica di questo spessore. Non mancano voci che ritengono la posizione reticente di Hilarion verso l’aggressione russa all’Ucraina sia la regione vera della sua emarginazione e che essa rappresentasse la maggiore apertura possibile al dialogo ecumenico e con l’Occidente nel contesto dell’attuale regime russo.
Se fosse così l’arresto segnalerebbe la fine dell’ipotesi e il pieno reintegro del metropolita nel ridotto della gerarchia russa. Difeso, ma normalizzato.





