
Per la prima volta i responsabili della Conferenza dei religiosi dell’Austria (maschi e femmine) si sono confrontati con i vescovi riuniti in assemblea. È successo l’8 giugno a Mariazell nell’assemblea plenaria estiva che ha visto la conferma alla presidenza di mons. Franz Lackner (Salisburgo) e alla vicepresidenza mons. Manfred Scheuer (Linz).
Rappresentavano i 3.600 religiosi/e, attivi in 192 comunità (103 femminili e 89 maschili), la presidente, sr. Franziska Madl, il vicepresidente, p. Anton Höslinger, la segretaria generale, sr. Christina Rod, e il direttore generale, Peter Bohynik.
La presidente ha parlato di un dialogo molto rispettoso e paritario «nella consapevolezza che molte questioni ci riguardano tutti e che stiamo costruendo insieme la nostra Chiesa, condividendone la responsabilità». Anche Höslinger ha sottolineato le sfide comuni e i compiti condivisi, nella diversa responsabilità, sottolineando la natura sinodale degli ordini religiosi chiamati a testimoniarla nelle Chiese locali e nella Chiesa universale.
Pur vivendo un processo di forte contrazione, i servizi pastorali e sociali dei religiosi sono ancora di rilievo: 23 ospedali con 20.000 dipendenti e il servizio a oltre un milione di malati e 39 case di riposo, 184 scuole confessionali a servizio di 50.000 studenti, 220 biblioteche con un patrimonio di 4,5 milioni di volumi, 22 archivi, 115 musei.
Non mancano esperienze nuove come il percorso spirituale “Sunday Time” dell’abbazia di San Pietro a Salisburgo, i programmi per i giovani dei salesiani, l’educazione alla spiritualità dei gesuiti a Vienna, il dialogo fra Chiesa e società a Klosterneuburg. E, ancora, l’impegno sul problema della tratta e della violenza sessuale in capo ad alcune congregazioni femminili, il centro per disabili di Kainbach e l’hospice a Graz.
Nel dialogo con i vescovi sono emerse alcune problematiche specifiche come l’arrivo di religiosi dagli altri continenti, l’emersione di nuove fondazioni e il necessario discernimento, la creazione condivisa di centri di spiritualità.
L’incontro diretto risponde a un desiderio dei religiosi/e espresso in assemblee degli anni scorsi per una maggiore riconoscibilità nella Chiesa, anche in ragione dei cambiamenti indotti dalle nuove vocazioni.
Due casi emersi con forza sui media sono emblematici delle sfide che diocesi e religiosi devono affrontare.
Il primo è quello che ha interessato le suore di Goldenstein. Le tre religiose rimaste dopo il loro rifiuto di abbandonare il monastero sono state coinvolte e travolte dalla comunicazione social, diventando un evento clamoroso a livello nazionale e internazionale. Il problema sotteso è quello del compimento di molte piccole congregazioni e comunità monastiche esposte a facili manipolazioni e difficilmente gestibili, quando i legami con le congregazioni di riferimento e le diocesi non sono fluidi.
Il secondo è il caso di comunità fiorenti di vocazioni ma facilmente esposte a derive tradizionaliste a e discutibili orientamenti formativi. È il caso della prestigiosa abazia di Heiligenkreuz in cui un orientamento teologico di stampo populista e autocratico si accompagna a processi formativi non sempre sorvegliati. La visita canonica avviata nel giugno 2025 si è conclusa l’8 aprile 2026 con alcune indicazioni del dicastero vaticano, bene accettate dalla comunità: migliorare la capacità comunicativa; definire le priorità per il futuro dell’abbazia; riflettere sull’orientamento teologico e spirituale; consapevolezza nell’accompagnamento delle nuove vocazioni; rafforzamento dell’identità e dell’immagine dell’abbazia.
Il comunicato finale dell’assemblea episcopale registra positivamente il confronto avvenuto: «La discussione, aperta e improntata al massimo rispetto, ha chiarito la volontà delle diocesi e degli ordini religiosi di collaborare ancora più strettamente e di impegnarsi in un dialogo più intenso in futuro».





