
Il metropolita Mark (Golovkov), arcivescovo di Yegoryevsk e ausiliare del patriarca Cirillo
Il coinvolgimento attivo nella giustificazione dell’aggressione russa all’Ucraina ha messo nel mirino delle sanzioni occidentali anche alcuni esponenti della gerarchia ortodossa russa. A cominciare dal patriarca Cirillo il cui nome ritorna nel possibile elenco dei sanzionati. Ma un altro gerarca russo, vescovo in Crimea, è già stato introdotto nella lista degli oligarchi colpiti. Un terzo caso rovescia gli attori. Non sono più i poteri politici a censurare, ma sono alcuni esponenti delle comunità ortodosse occidentali che chiedono ai politici di considerare «non grata» la presenza a Parigi del vescovo metropolita per le eparchie di alcuni paesi europei.
Cirillo e Tikhon
Cirillo di Mosca avrebbe importanti risorse finanziarie in Occidente e il suo nome è stato indicato fra i possibili sanzionati fin dall’inizio della guerra nel 2022. Sempre bloccato dalla volontà di favorire gli interessi russi da parte di Viktor Orban, fino pochi mesi fa, primo ministro dell’Ungheria.
L’attuale governo di Peter Magyar ha cambiato la posizione e questo rende possibile che nel 21° pacchetto di sanzioni, previsto per il 15 luglio, possa esserci il suo nome. Il che significherebbe il congelamento dei suoi beni in Occidente (cospicui, a parere dei suoi critici interni) e il divieto di viaggi nel continente.
Ma per questo occorre il via libera di tutti i 27 paesi dell’Unione Europea. Il ministro degli esteri di Bulgaria, Velislava Petrova, ha già detto che non appoggerà le sanzioni europee contro il patriarca perché favorirebbero la propaganda e il sentimento anti-europeo, non impedirebbero la sua attività e risulterebbero puramente simboliche.
Diverso il caso del metropolita Tikhon di Crimea (Georgiy Shevkunov) che è già stato aggiunto all’elenco dei 79 sanzionati. Considerato il consigliere spirituale di Putin e ampiamente sovvenzionato dall’amministrazione statale nelle sue esigenze pastorali in un territorio sottratto militarmente all’Ucraina nel 2014 Tikhon viene censurato per il suo «ruolo attivo nella diffusione della propaganda e della disinformazione russa a giustificazione della guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina».
Membro del Consiglio per la cultura e le arti del presidente Putin il metropolita «diffonde sistematicamente affermazioni false come la presenza del nazismo in Ucraina» negando la sovranità di questa e affermando l’aggressione come «necessaria, difensiva e legittimata da Dio». Sostenendo l’occupazione russa della Crimea costituisce una minaccia per la democrazia e lo stato di diritto.
Contro l’esarca militarista
Diverso il terzo caso che riguarda il ruolo di esarca per l’Europa occidentale. L’8 novembre 2025 è stato rimosso da quel ruolo il metropolita Nestor (Sirotenko) a conclusione di un procedimento canonico avviato contro di lui in ragione della sua partecipazione a tornei internazionali di poker che egli gioca a livello quasi professionale. È risultato 21° nel campionato francese del 2024 e terzo in un torneo internazionale a settembre 2025.
Una passione che non ha impedito un ampio apprezzamento da parte delle sue comunità ortodosse che, nel momento della sua rimozione, hanno organizzato molte iniziative per trattenerlo nel ruolo fino a ipotizzare un passaggio all’obbedienza canonica da Mosca a Costantinopoli.
In realtà il gioco del poker nasconderebbe il motivo reale della censura: il suo dissenso rispetto alla guerra contro l’Ucraina e la sua gestione benevola nei confronti dei dissidenti russi fatti espatriare per lo stesso motivo (cf. qui su SettimanaNews). Nell’aprile del 2022 il metropolita aveva firmato assieme al vescovo cattolico spagnolo, Francisco Javier Martinez, una dichiarazione di condanna dell’azione militare russa, invocando la «fine della violenza e della barbarie e l’ascolto in coscienza della voce di Dio che rifiuta il male e la guerra».
Residente a Parigi dal 2022 dove era arrivato come studente nel 2000, aveva giurisdizione in Francia e Svizzera, ma un ruolo di sovrintendente per le comunità ortodosse russe in Belgio, Gran Bretagna, Spagna, Irlanda, Italia, Olanda e Portogallo. Fino al 2022 era vescovo per l’area ispano-portoghese.
Nel ruolo di esarca è stato sostituito dal metropolita Mark (Golovkov) il 12 marzo 2026. Due associazioni, Mir Vsem – «pace a tutti» e Russie Libertés – Rusos Libres, la prima in capo ai preti russi costretti all’esilio e la seconda di ortodossi pacifisti in Francia e Spagna hanno espresso pubblicamente il loro dissenso rispetto alla nomina del sinodo moscovita chiedendo alle autorità politiche francesi, spagnole ed europee di non concedere il permesso di soggiorno al gerarca. Il motivo è la sua sistematica esposizione a favore della guerra.
Nella diocesi dove era vescovo, Ryazan, benediceva le armi inviate al fronte, incoraggiava gli uomini ad arruolarsi, giustificava le violenze della guerra. Aveva costretto alcuni dei suoi preti alla dimissione dal ministero per la loro opposizione alla preghiera per la vittoria resa obbligatoria in tutte le diocesi russe. Ironizzava su quanti erano stati costretti all’esilio indicandoli come parassiti della società russa.
I credenti delle due associazioni scrivono:
«È tempo di riconoscere che il fondamentalismo religioso si estende ben oltre le comunità musulmane con cui viene comunemente associato. La nostra petizione pone un interrogativo che va oltre la persona del metropolita Mark. Può una persona corresponsabile della più grave atrocità commessa in Europa dalla seconda guerra mondiale continuare a svolgere il suo ministero religioso sul suolo europeo come se nulla fosse accaduto? Nel rispetto alla libertà religiosa e della libertà di espressione, dove dovremmo tracciare il confine della tolleranza verso i leader religiosi la cui adesione alla dottrina del Russkij Mir è fuori discussione?».





