Il Cantico dei cantici

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Con la consueta splendida veste editoriale, inondata di bianco come si confà al mistero dell’innamoramento e del matrimonio, l’editrice Paoline presenta la quarta edizione, rinnovata, del fortunato volume de Il Cantico di cantici tradotto e commentato da Giuliano Vigini, figura di ampia competenza nell’edizione e nella curatela di oltre duecento pubblicazioni (fra cui la prestigiosa “Bibbia Paoline”).

Il Cantico dei cantici

Dopo la Presentazione (pp. 5-7), in una Prima parte (pp. 9-84) viene presentato il testo de Il canto più bello, corredato nella pagina posta di fronte con splendide immagini fotografiche, ritratti, dipinti che intendono suscitare fascinazione e commozione.

Frasi poetiche evocative colme di suggestione illustrano verbalmente quello che l’occhio già contempla e ammira. Si è posti di fronte al mistero fresco, genesiaco, dell’amore fra uomo e donna, eterno sigillo di comunione, reciprocità, ammirazione, fecondità e abbandono fidente uno all’altro.

Il testo riportato è quello della traduzione ufficiale della Conferenza episcopale italiana del 2008, suddiviso in cinque poemi e con l’indicazione “teatrale” degli interventi dei vari personaggi che intrecciano le loro voci nell’estasi, nell’appello, nell’ammirazione: Lei, Lui, il Coro.

In una Seconda parte (pp. 85-107) viene riportato il testo del Cantico dei cantici nella versione della Bibbia CEI 2008 con il commento a fronte di Giuliano Vigini. Le sue note poste nelle pagine pari intendono favorire la comprensione biblica e contestualizzata all’interno dell’ambiente giudaico delle varie espressioni impiegate dai due innamorati e dal coro.

L’estasi dei sensi

Sono molte le immagini e i paragoni usati dai protagonisti e la loro decodificazione giova molto a gustare il mistero umano-divino celebrato nella poesia che fungeva probabilmente da testo dei balli e dei cantici d’amore ricorrenti nelle feste giudaiche distinte del fidanzamento ufficiale e del matrimonio effettivo.

Sono abbondanti le metafore e le immagini che fanno gustare con tutti i sensi del corpo il mondo seducente dei profumi, l’ebbrezza dell’amore giovanile, la frescura della notte e dell’alba, l’intensità del desiderio, la delusione dell’abbandono, la gioia del ritrovamento.

Profumi, unguenti, fiori, alberi, spezie e acque vive trasudano nel testo, espressione sensoriale di un amore indicibile a parole, fascinoso e delicato, forte ma virgineo, pronto al dono ma riservato al godimento del solo amato/a. Gigli, anemoni, melograni trapuntano il paesaggio.

I corpi dell’amato e dell’amata sono contemplati ed esplorati passo passo, con le pupille degli occhi e con la punta delle dita per sentire e dare amore.

L’amato balza per i colli e le colline come un capriolo, una gazzella e un cerbiatto; dietro il nostro graticcio/muro (kōtel, come il “Muro” Occidentale di Gerusalemme) spiano gli occhi della gazzella. Il giardino però è chiuso, la fontana è sigillata. Può entrare e cogliere i frutti solo colui che ha preso possesso del cuore.

Dôdî lî wa’ănî ledôdô (“il mio amato è per me/mio, e io sono per lui/sua), ’ănî ledôdî wedôdî lî (“Io sono del mio amato e il mio amato è mio”, 6,3) sono la formula di appartenenza gelosa ed esclusiva dei due amanti.

L’erotismo emana il suo afrore pungente e l’amata desidera dare i suoi piaceri all’amato, farlo riposare di notte fra i suoi seni, porlo come un sacchetto di mirra fra i “cerbiatti” del suo petto.

Un platano e una palma è l’amata, un cipresso l’amato.

Nelle vigne si aggirano veloci le volpi, nel giardino non mancano le noci, le mandragore, i frutti freschi e quelli secchi.

«I tuoi germogli sono un paradiso di melagrane – esclama estasiato l’amato –, con i frutti più squisiti, alberi di cipro e nardo, nardo e zafferano, cannella e cinnamòmo, con ogni specie di alberi d’incenso, mirra e àloe, con tutti gli aromi migliori» (4,13).

Le vesti dell’amata fluttuano leggere e trasparenti nella danza, fanno intravedere la tornitura dei fianchi e l’incavo del covone di grano, circondato dai gigli… I seni scorrazzano liberi come i cerbiatti, ma sono fermi come una torre…

Il tuo amore è più inebriante del vino. L’amore è come il vino che si travasa di labbro in labbro.

I colori attirano per la loro bellezza.

L’amata desidera allattare l’amato all’abbondanza del suo seno.

L’amata è malata d’amore; sia sorretta facendole gustare un pomo rigenerante…!

Il sogno è un sigillo: «Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore, tenace come il regno dei morti è la passione: le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma divina!» (8,6).

Cinque poemi

Il testo biblico è suddiviso in cinque poemi (la Bibbia di Gerusalemme ne conta invece dieci). È interessante seguire la suddivisione e la titolatura proposte da Vigini.

Il Prologo (1,1-4) abbraccia il titolo (1,1) e il “Desiderio d’amore” (1,2-4).

Il primo poema (1,5–2,7) è suddiviso in tre passi: La sposa si presenta (1,5-7); Desiderio dello sposo (1,7-8); Colloquio d’amore (1,9–2,7).

Il secondo poema (2,8–3,5) sfodera: Lo sposo cerca la sposa (2,8-14); Intensità d’amore (2,15-17); La sposa cerca l’amato del suo cuore (3,1-5).

Il terzo poema (3,6–5,1) offre: Il corteo nuziale (3,6-11); La bellezza della sposa (4,1-7); Invito della sposa (4,8–5,1).

Il quarto poema (5,2–6,4) vede: L’amato che bussa alla porta (5,2-9); L’incanto dell’amato (5,10-16); «Io sono del mio amato e il mio amato è mio» (6,1-3).

L’ultimo poema, il quinto (6,4–8,4), è trapuntato dal Fascino dell’amata (6,4-12); Nella sposa tutto è bellezza e armonia (7,1-10); un Canto d’amore (7,11-14) introduce il Desiderio dell’unione (8,1-4).

L’Epilogo (8,5-7) precede le Appendici (8,8-10 La sorella piccola; 8,11-12 La vigna; 8,13 un Ultimo reciproco invito).

Un testo bello da leggere, contemplare e regalare per dare gioia agli innamorati e agli sposi.

  • Il Cantico dei cantici. Traduzione di GIULIANO VIGINI (Immagini e parole 32), Paoline, Milano 2002 (4a edizione, rinnovata, 2026), pp. 112, € 24,00, ISBN 9788831558563.
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