Ebrei e cristiani in tempi di nuovo antisemitismo

di:
hannover

Memoriale della Shoah a Hannover (Germania).

A giugno è stato pubblicato il rapporto annuale sui casi di antisemitismo in Germania nel 2025 (redatto dall’Associazione dei Centri di Ricerca e Informazione sull’Antisemitismo). Oltre a un aumento generale dei casi, gli episodi di matrice politica che hanno coinvolto l’estrema destra tedesca sono aumentati del 60%, passando da 502 nel 2025 a 807 nel 2026. In media, nella Repubblica Federale di Germania vengono registrati 24 atti antisemiti al giorno. A seguito di un’indagine condotta tra le comunità e le associazioni ebraiche del Paese, il Consiglio Centrale degli Ebrei in Germania ha affermato che «per proteggersi, gli ebrei evitano sempre più spesso gli spazi pubblici, nascondono la propria identità e si astengono dall’indossare apertamente simboli quali la Stella di David o la kippah. Ciò vale in particolare per i bambini e gli adolescenti. Inoltre, negli ultimi dodici mesi, il 21% delle comunità ha dovuto annullare eventi per motivi di sicurezza». In questo contesto sociopolitico, il discorso del presidente della Conferenza episcopale tedesca Heiner Wilmer, in apertura dei lavori dell’assemblea generale annuale del Consiglio Internazionale dei Cristiani e degli Ebrei (International Council of Christians and Jews, ICCJ) rappresenta una pietra miliare per quanto riguarda il rapporto tra ebrei e cristiani in Germania e nel mondo.

Egregi presidenti, presidenti onorari e membri del Consiglio direttivo del Consiglio Internazionale dei Cristiani e degli Ebrei, egregi rappresentanti delle comunità ebraiche, delle Chiese, del mondo accademico e di tutti coloro che sono impegnati nel dialogo cristiano-ebraico qui presenti, sono molto lieto di potervi trasmettere oggi i saluti della Conferenza Episcopale Tedesca.

Il tema di questa conferenza – «Repentance, Repair, and Reconciliation: Religious Resources for Tumultuous Times» – tocca questioni che rivestono attualmente la massima importanza. Viviamo in un mondo segnato da guerre, conflitti, polarizzazioni e da una spaventosa perdita di fiducia. I dolorosi conflitti del nostro tempo, in particolare in Medio Oriente, toccano in modo particolare cristiani ed ebrei.

Essi mettono a dura prova le relazioni esistenti. Molte persone si chiedono attualmente come si possa raggiungere la riconciliazione e come si possano sanare i rapporti spezzati. Appare quindi tanto più importante mantenere aperti spazi di dialogo in cui rimangano possibili l’ascolto reciproco, il rispetto e la ricerca comune della pace.

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Vi ringrazio di cuore, cari responsabili dell’ICCJ, per aver fatto vostro questo impegno e per aver creato, nell’ambito di questo convegno annuale, spazi dedicati proprio a questo scopo. Ciò si inserisce nell’eccezionale lavoro che l’ICCJ svolge da anni a favore del dialogo ebraico-cristiano a livello internazionale. Con grande tenacia e lungimiranza vi impegnate a costruire ponti e a dare vita al dialogo. In questo modo dimostrate che il vero dialogo è ben più di un semplice scambio di posizioni. Esso vive di fiducia, di incontro personale e, non da ultimo, della disponibilità ad affrontare anche le questioni difficili della storia e del presente.

Con il vostro impegno dimostrate come dal rispetto e dalla stima reciproca, nel rispetto di ogni diversità, possa nascere un senso comune di responsabilità per la nostra società. A tutti coloro che si impegnano in questo senso nell’ICCJ con passione e competenza, e non di rado con grande dedizione personale, va il mio sincero ringraziamento. Tutti voi, qui riuniti oggi, che vi impegnate nelle rispettive società a favore della collaborazione cristiana-ebraica e, al di là di esse, a livello nazionale e internazionale, date un contributo indispensabile.

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È quindi per me una gioia e un onore straordinari poter darvi il benvenuto in Germania in occasione dei vostri lavori e dei vostri incontri di quest’anno: un paese in cui, per ragioni storiche, le questioni relative a «pentimento, riparazione e riconciliazione» rivestono ancora oggi la massima importanza. Il dialogo ebraico-cristiano è un esempio del fatto che, anche dopo le più gravi prove storiche, la fiducia può rinascere. Dalla sfiducia, dalla svalutazione e dalla distanza sono rinati negli ultimi anni – in particolare dopo la dichiarazione conciliare Nostra aetate di cui abbiamo potuto celebrare il 60° anniversario lo scorso anno – l’amicizia, la comprensione e la fiducia.

Questo sviluppo è una delle esperienze più incoraggianti dell’azione ecclesiale e sociale nel dopoguerra. Il nostro ringraziamento va in particolare alle nostre partner e ai nostri partner ebrei nel dialogo che, nonostante le mancanze del passato, ci hanno comunque accordato nuovamente la loro fiducia e hanno reso possibile percorrere questa via della conversione.

Anche se in questi contesti sarebbe presuntuoso parlare di riparazione, queste esperienze sono comunque un forte segno di speranza, perché dimostrano chiaramente che la riconciliazione non è un’illusione ingenua, ma una possibilità concreta di convivenza umana.

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Di fronte alle sfide del nostro tempo, non dobbiamo perdere la speranza in questa possibilità: pace, giustizia e riconciliazione non vanno intese come ideali astratti e irraggiungibili, ma come compiti concreti ai quali ciascuno di noi può contribuire. A questa responsabilità appartiene in particolare anche l’impegno contro ogni forma ed eccesso di antisemitismo.

Le crescenti ostilità e minacce nei confronti degli ebrei in Germania e nel mondo mi danno grande preoccupazione e dimostrano ancora una volta quanto siano indispensabili la vigilanza, la solidarietà e un impegno risoluto.

Nei prossimi giorni questa conferenza porrà particolare attenzione alle potenzialità delle risorse religiose nell’affrontare tempi difficili come quelli attuali.

Possano i lavori che state iniziando qui a Hannover contribuire a valorizzare nuovamente queste potenzialità e incoraggiarci ad assumerci insieme la responsabilità per un mondo più giusto e pacifico. E possano essi rafforzare ulteriormente il dialogo cristiano-ebraico, che è una delle conquiste più preziose degli ultimi decenni.

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