
La Conferenza dei religiose/i di Francia (CORREF) ha firmato, lo scorso 3 luglio, una convenzione di partenariato con La Mission interministérielle de vigilance et de lutte contre les dérives sectaires (Miviludes). Un’alleanza inconsueta fra istituzioni religiose e istanze governative e amministrative che segnala la crescente attenzione ai fenomeni settari con i loro strascichi di abusi.
Prima dei religiosi una pattuizione analoga era stata firmata con la federazione protestante francese e sembra in discussione con la Conferenza episcopale, con le Chiese evangelicali e con l’Unione buddhista (La Croix, 3 luglio).
La collaborazione
Secondo il comunicato apparso sul sito della CORREF, la convenzione mira a rafforzare la collaborazione nella lotta contro le derive settarie. Un passo coerente con il recente cammino dei religiosi/e e con la dinamica di cooperazione con i culti del Miviludes. «La convenzione si fonda sulla convinzione condivisa: lottare contro le derive settarie non si oppone alla libertà di culto, anzi la protegge».
I campi di cooperazione sono:
– «la condivisione delle informazioni sulle situazioni suscettibili di possibili derive settarie;
– lo scambio di analisi ed esperienze per meglio comprendere i meccanismi di plagio;
– l’avvio di azioni di sensibilizzazione e formazione per i responsabili e i membri della CORREF;
– l’elaborazione di supporti e di messaggi di prevenzione adatti ai differenti bisogni».
Sono previste riunioni regolari di verifica e il probabile rinnovo ogni due anni.
La presidente della Missione interministeriale, Patricia Miralles, sottolinea l’importanza della firma per mostrare il pieno rispetto delle fedi, ma anche la convinzione che «nessun culto è al riparo dal rischio (settario). Abbiamo quindi bisogno di unire tutte le competenze piuttosto che agire ciascuno per sé».
L’ultimo rapporto della Miviludes, riguardante gli anni 2022-2024, parla di 4.571 segnalazioni, in maggioranza legate a promesse relative alla salute e al benessere (37%) e ai culti e alle spiritualità (35%). Fra queste ultime, oltre la metà riguardano esperienze religiose e spiritualità non identificate («selvagge») e, per il resto, interessano in particolare il mondo evangelicale.
Il percorso compiuto
Da parte della CORREF la firma è legata ad un percorso che si avvia negli anni Settanta con la creazione di un segretariato nazionale per lo studio delle sette e dei nuovi movimenti religiosi.
Nel 2013, sempre assieme ai vescovi, nasce il Consiglio di conciliazione, plagio e derive settarie e il Servizio nazionale per le vittime delle derive settarie nelle comunità ecclesiali. Fondamentale è stata la partecipazione dei religiosi/e nella Commissione di indagine sugli abusi (CIASE; cf. qui su SettimanaNews) e nella Commissione di riconoscimento e riparazione nel 2021.
La nuova presidenza della CORREF (2025) si è data come priorità l’accompagnamento degli istituti al loro «compimento», l’internazionalizzazione delle comunità e la continuità nella lotta agli abusi. Come ha detto la vicepresidente sr. Marie-Laure Dénès: «Una prima cosa è la questione degli abusi; su questo punto non bisogna abbassare la guardia, sia chiaro, anzi la questione va allargata agli abusi di autorità e agli abusi spirituali. È una richiesta dell’assemblea generale» (cf. qui su SettimanaNews).
Due anni prima, nel 2023, l’assemblea aveva votato il Vademecum dei diritti dei religiosi e delle religiose che è la premessa dell’attuale firma. Un documento molto discusso per il delicato equilibrio fra radicalità della scelta espressa dai voti e l’appello ai diritti non rinunciabili, messi in questione dall’emersione di molti fenomeni di abusi in particolare nelle «nuove comunità» avviate negli ultimi cinquant’anni. Ma non solo, visto le denunce più recenti: Benedettine del Sacro Cuore di Montmartre e l’istituto scolastico Notre Dame de Bétharram.
Il Vademecum scritto in conformità alle indicazioni del rapporto CIASE e in coerenza con il diritto canonico suggerisce una serie di indicazioni a cavallo fra esigenze dei voti e diritti non rimuovibili.
I voti richiedono l’abbandono di un «diritto soggettivo» con la rinuncia, più o meno estesa, all’esercizio del diritto, accettando i conseguenti doveri che possono includere la rinuncia alla vita familiare, alla libertà di andare e venire, alla scelta del domicilio, all’esercizio della professione… Ma non possono rimuovere il diritto alla vita, alla dignità, alla libertà di pensiero, di espressione e di protezione sociale.
Il testo raccoglie in 37 articoli gli elementi fondamentali a cui un religioso o un consacrato non dovrebbe rinunciare a meno di porsi in una condizione tendenzialmente settaria.
Distribuiti in quattro titoli (diritti di vita comunitaria, di vita privata, economico-sociale e di ricorso), possono essere esemplificati in alcune parziali indicazioni. Come il diritto alla formazione, alla libertà di espressione e informazione, alle istanze di governo, alla preghiera comune…
Si raccomanda il diritto alla libertà di coscienza, al rispetto del foro interno, con la libertà di scegliere confessore e direttore spirituale. Si sottolinea la protezione sociale e l’opportunità di redigere il testamento. E, infine, la possibilità di ricorso alle istanze interne ed esterne nel caso di contenzioso.
Il cammino interno permette oggi un passo ulteriore. Come affermato dall’attuale presidente della CORREF, Jean-Pascal Lombard: «Siamo ormai meglio attrezzati sulle violenze sessuali, ma dobbiamo meglio comprendere e diffondere la distinzione fra obbedienza religiosa, regole di vita comune e declinazioni dell’obbedienza e delle regole».





