Francia-“fine vita”: la legge e i suoi gravi rischi

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La camera dei deputati francesi ha approvato (15 luglio) la legge eutanasica sul “fine vita” dopo un lungo e contrastato percorso parlamentare (cf. qui su SettimanaNews). La critica al presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, che ha fortemente voluto la legge, si accompagna all’impegno per una rinnovata cura ai morenti e alla loro famiglie (cf. qui su SettimanaNews). È previsto un ulteriore e ultimo appello al Consiglio Costituzionale. Riprendiamo in una nostra traduzione il comunicato della presidenza dei vescovi francesi.

Questo 15 luglio 2026 segna una svolta cruciale nella storia del nostro Paese. Con la legalizzazione dell’eutanasia e del suicidio assistito, i membri del Parlamento hanno sancito nella legge francese la possibilità di porre fine alla vita. Questa scelta rompe con la lunga tradizione di cura, il cui scopo è alleviare la sofferenza e accompagnare ogni persona fino alla fine naturale della propria vita.

Negli ultimi quattro anni, insieme ai vescovi di Francia, abbiamo partecipato seriamente e responsabilmente al dibattito sulle cure di fine vita , esprimendo le nostre convinzioni e dialogando con tutti. Attingendo alla secolare esperienza della Chiesa nell’accompagnamento dei malati, dei morenti e delle loro famiglie, ci siamo impegnati a condividere le nostre riflessioni sulla dignità di ogni vita umana.

Il Presidente della Repubblica aveva annunciato un dibattito sereno, informato e rispettoso, ma è evidente che considerazioni politiche, ideologiche e senza dubbio anche economiche, mascherate da una retorica fuorviante, hanno vanificato questa ambizione. Una questione così fondamentale per il nostro contratto sociale meritava che le conseguenze umane, mediche, etiche e sociali dell’eutanasia e del suicidio assistito fossero pienamente considerate.

Gli effetti di tale legislazione non sono ancora stati pienamente valutati, ma si stanno già manifestando. Il nostro rapporto con la vulnerabilità, la vecchiaia, la disabilità e la malattia cambierà. Il legame di fiducia tra le generazioni, così come tra chi si prende cura degli altri, i pazienti e le loro famiglie, si indebolirà e la percezione della fragilità nella società ne risentirà.

I più poveri saranno probabilmente i primi a pagarne il prezzo: non volendo essere un peso per i figli o i nipoti, gli anziani in situazioni precarie potrebbero sentirsi spinti a morire. Inoltre, l’esperienza di altri Paesi dimostra che i criteri per accedere al suicidio assistito tendono ad ampliarsi, a scapito delle cure palliative.

Fragili più soli, generazioni più distanti

Al di là della disapprovazione, questo voto del 15 luglio ci chiama dunque a un rinnovato impegno, con le famiglie, gli operatori sanitari, i volontari, i parenti, le associazioni, i cappellani, per testimoniare che un’altra via è possibile, quella di una presenza fedele e di un sostegno attento che lenisca la sofferenza fisica o psicologica, senza mai abbandonare nessuno.

La Conferenza dei Vescovi di Francia esprime la sua profonda gratitudine a tutti coloro che, ogni giorno, si dedicano al servizio dei malati, dei disabili, degli anziani e di coloro che si avvicinano alla fine della vita. Incoraggia inoltre le istituzioni sanitarie cattoliche a essere fedeli testimoni dell’essenziale attenzione etica al rispetto dei valori umani fondamentali, astenendosi da comportamenti manifestamente riprovevoli dal punto di vista morale, in conformità con la dignità di ogni vita umana.

Infine, monitorerà attentamente i rinvii annunciati al Consiglio costituzionale, nonché i contributi volontari delle associazioni, al fine di garantire in particolare il rispetto dell’etica delle strutture impegnate nell’assistenza alle persone in fase terminale e che escludono il ricorso all’eutanasia o al suicidio assistito.

I cattolici di Francia, insieme a molti altri uomini e donne di buona volontà, credenti o meno, continueranno a servire la vita. Lo faranno animati dalla ferma speranza donata loro dal Vangelo, senza spirito di rassegnazione o di scontro, convinti che la grandezza di una società non stia mai nel dare la morte ai più vulnerabili, né nel permettere loro di togliersi la vita, ma piuttosto nell’accompagnarli, con autentica fraternità, fino alla fine. Perché Cristo, in cui credono, è venuto perché il mondo abbia la vita.

Cardinale Jean-Marc Aveline, Arcivescovo di Marsiglia,
Presidente della Conferenza dei Vescovi di Francia

Mons. Vincenzo Jordy, Arcivescovo di Tours,
Vicepresidente della Conferenza dei Vescovi di Francia

Mons. Benoît Bertrand, Vescovo di Pontoise,
vicepresidente della Conferenza dei Vescovi di Francia

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