
Nel chiudere le sue Memorie sui Colloqui pechinesi che per tre anni (1942-1945) a ritmo settimanale ha avuto con Teilhard de Chardin, il beato Gabriele Allegra si augurava che dopo di lui vi fosse qualcuno disposto a proseguire la riflessione sul Primato di Cristo in San Paolo e Duns Scoto per favorire l’accoglienza, da parte della teologia cattolica, delle profetiche intuizioni del discusso gesuita.
L’ex Ministro Generale OFM, p. Hermann Schaluck, nella sessione finale di un grande Convegno tenutosi a Roma nel 2012 e 2013 su Francescanesimo e Contemporaneità. Ripensare l’evangelizzazione francescana di fronte alle sfide della cultura attuale, sollecitava i francescani a non lasciar cadere il dialogo tra il pensiero teologico dei loro Maestri e la visione evolutiva di Teilhard.
Questo studio vuol essere un tentativo di accogliere tale invito. Dimostrando come Bonaventura, Duns Scoto e Teilhard siano stati tra i più convinti e appassionati cantori della grandezza di Cristo nella Chiesa latina, vorrebbe offrire un modesto contributo alla recezione più ampia e serena del pensiero teologico del gesuita. L’esito non cercato del percorso qui proposto diventa una prova dell’attualità del “pensare francescano”, suscitato nella Chiesa dal genio di Francesco, sviluppato lungo i secoli da molti dei suoi figli e portato alla ribalta con vigore dal Magistero di papa Francesco.
Per un Cristo sempre più grande. Il pensare francescano in dialogo con Teilhard de Chardin è il frutto maturo di una lunga vita di studio, di insegnamento teologico e di assidua frequentazione della spiritualità francescana. Esso nasce dall’incontro tra la tradizione francescana – soprattutto san Bonaventura e Duns Scoto – e il pensiero del grande gesuita francese, ponendo in risalto la profonda consonanza tra la cristologia e l’antropologia di Teilhard e quella dei Maestri francescani.
Nei sei capitoli del volume viene sottolineata più volte la necessità che la Chiesa si apra al contributo che, anche in campo teologico, è stato offerto dal padre Teilhard e se ne dicono le ragioni:
- per dare più vigore al dialogo tra fede e scienza al fine di uscire dal cupo nichilismo in cui si trova la cultura contemporanea,
- per rafforzare la consapevolezza che l’umanità è ormai un’unica famiglia che deve prendersi cura della “casa comune”,
- per riconoscere che solo nel Cristo risorto siamo in grado di conferire un senso alla storia umana e all’evoluzione nel suo insieme. Più volte, trattando questi temi, viene richiamata la sintonia con le proposte teologiche e pastorali di papa Francesco.
Per il tono caldo e talora appassionato con cui l’Autore affronta gli argomenti, si ha l’impressione di avere a che fare più con un’intensa meditazione spirituale che con un freddo studio accademico; ciò non toglie che si tratti di un testo di notevole profondità teologica, dal contenuto assai ricco, capace di aprire orizzonti di speranza all’uomo del nostro tempo.
Il filo conduttore dell’intera opera – una vera e propria “summa” con la quale l’Autore intende celebrare la bellezza del “Cristo sempre più grande” tanto caro a Teilhard – pare essere proprio la passione con cui egli espone la preziosa eredità dei due più noti Maestri Francescani ponendola in rapporto con la profetica visione sul futuro dell’umanità elaborata dal gesuita. A conferma di quanto sia attuale e fecondo il dialogo tra francescanesimo e cultura contemporanea se condotto sulla scia delle intuizioni teilhardiane.
- PROSPERO RIVI, Per un Cristo sempre più grande. Il pensare francescano in dialogo con Teilhard de Chardin, Ed. Porziuncola 2026, pp. 258, € 20,00, EAN: 9788827012796.





