
Rivolgendosi alle centinaia di bambini, adolescenti e giovani riuniti per la Messa durante il festival WeBelieve, il vescovo eletto Stephen Wang li ha esortati ad «avere grandi sogni». «La vocazione riguarda ciascuno di voi, non la persona seduta accanto. Ognuno ha una vocazione unica e irripetibile. (…) Tutti siamo chiamati a una seconda conversione: cercare la gloria di Dio e non soltanto la nostra, impegnandoci a vivere il sogno che Dio ha per noi, un sogno che potrebbe essere molto più grande di quanto immaginiamo».
Il festival WeBelieve, svoltosi dal 24 al 27 luglio presso il St Mary’s College di Oscott (il seminario cattolico romano dell’arcidiocesi di Birmingham in Inghilterra), ha riunito circa 2.700 partecipanti. Nato con l’intento di raccogliere le diverse espressioni della Chiesa in una vera e propria «festa della vita cattolica nel Regno Unito», il festival ha proposto celebrazioni secondo tre diversi riti liturgici, la presenza di numerosi ordini religiosi, conferenze dedicate ai molteplici aspetti della fede e della vita sociale, musica, spettacoli e attività rivolte ai bambini e agli adolescenti.
Tra gli appuntamenti più significativi della edizione da poco conclusa vi sono stati la celebrazione della Santa Qurbana secondo il rito siro-malabarese e l’esecuzione della tradizionale danza Margam Kali, espressione dell’antica cultura cattolica dell’India meridionale.
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Durante la Messa inaugurale, padre Paschal Uche ha affermato: «La Chiesa è per tutti. Tutti hanno un posto qui».
L’idea del festival è stata sviluppata da mons. John Armitage, maestro della Guild of Our Lady of Ransom. La prima edizione si è svolta lo scorso anno. Nei giorni scorsi, al Festival, è stato annunciato che l’iniziativa proseguirà per i prossimi sette anni, accompagnando il cammino verso il Grande Giubileo della Redenzione del 2033.
Erano presenti sette vescovi: l’arcivescovo di Birmingham Bernard Longley, l’arcivescovo di Cardiff-Menevia Mark O’Toole, l’arcivescovo di Southwark John Wilson, il vescovo eletto di Arundel e Brighton Stephen Wang, il vescovo dell’Ordinariato David Waller, il vescovo di Shrewsbury Mark Davies e il vescovo di Nottingham Patrick McKinney.

Nel suo intervento, l’arcivescovo Wilson ha citato san John Henry Newman: «Siamo anelli di una catena, legami tra le persone. Ciascuno di noi è chiamato a svolgere un servizio ben preciso».
Ha quindi ricordato che i fedeli sono chiamati a «costruire una civiltà dell’amore nella giustizia e nella pace». «Forse qualcuno di voi pensa di essere soltanto il mignolo del Corpo di Cristo», ha proseguito. «Ma è proprio il mignolo del piede che permette a tutto il corpo di mantenere l’equilibrio! (…) La Chiesa ha bisogno di ciascuno di voi. Dobbiamo riconoscere la complementarità delle nostre diverse vocazioni».
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Parlando con The Tablet, l’arcivescovo Wilson ha sottolineato che ogni parrocchia deve impegnarsi a essere un luogo di «accoglienza e ospitalità». «Una delle grandi domande, soprattutto tra i giovani, è oggi: dove appartengo? Dov’è la mia casa? Qual è la mia identità? In un’epoca in cui le relazioni personali vengono sempre più sostituite da relazioni digitali, la nostra priorità deve essere quella di custodire la comunità parrocchiale come luogo di autentica accoglienza e di rapporti umani».
Ha aggiunto che questo atteggiamento di accoglienza implica anche l’ascolto di quanti vivono un disagio nei confronti della Chiesa, ad esempio riguardo al tema degli abusi, o al ruolo delle donne: «Esiste un modo di ascoltare che in realtà dice: “Va bene, ti ascolto, ma ciò che hai da dire non mi interessa davvero”. (…) Dobbiamo imparare un ascolto più profondo, capace di cogliere il vero messaggio che ci viene rivolto, il grido autentico del cuore. Non basta ascoltare per un minuto e dare subito una risposta. Occorre costruire relazioni e creare un ambiente nel quale le persone possano essere accompagnate nella loro ricerca di risposte».
Anche il vescovo eletto Wang ha insistito sulla dimensione missionaria dell’iniziativa: «Se questo festival è soltanto per noi, allora non è un festival cristiano. Un autentico festival cristiano deve essere rivolto al mondo che sta fuori. (..) Dobbiamo abbattere le recinzioni e tornare alla vita quotidiana nella gioia di essere stati inviati da Gesù. Questo festival deve essere per tutte le persone che incontrerete lunedì mattina e per ogni giorno del resto dell’anno».
- The Tablet, 27 luglio 2026 (originale inglese)





