
«Affrontando uno studio specifico sull’argomento della penitenza, ci siamo proposti di contribuire alla conoscenza e alla rìvalutazione del patrimonio teologico e spirituale delle Chiese orientali». Così scrivono gli autori di questo servizio che pubblicheremo in quattro puntate. Essi sono Daniele Cogoni, presbitero, dottore e docente di teologia e filosofia, studioso di ecumenismo e di ecclesiologia ortodossa, e Anca-Mariana Nechita, sposa di un sacerdote ortodosso e madre, ispettrice dei culti e ricercatrice storica impegnata nel dialogo ecumenico.
Ai fini della giusta collocazione di un discorso sul sacramento della penitenza nella tradizione della Chiesa d’Oriente, particolarmente ancorata all’insegnamento dei santi Padri, la prima realtà che va ricordata è quella che appartiene alla prassi originaria a cui si connetteva tutto il percorso penitenziale dei credenti. Va detto, dunque, che, all’origine della nostra esperienza cristiana, il sacramento del perdono dei peccati era sostanzialmente il battesimo, che veniva inteso come il momento decisivo in cui una persona che aderiva alla fede della Chiesa sceglieva di seguire Cristo risorto.
Il primo obiettivo è sempre stato, dunque, quello di aderire perfettamente a Cristo risorto, alla grazia battesimale da lui conferita, ed è per questo che gli Apostoli e i loro primi successori, consapevoli della fragilità umana, compresero la necessità di affiancare al battesimo una seconda e perenne conversione e remissione dei peccati, che garantisse nei credenti l’integrità originaria.
Così, la prima conversione e remissione era quella del battesimo, la seconda era quella che accompagnava tutta la vita e doveva diventare un impegno continuo: il sacramento della penitenza.
È evidente già da queste poche considerazioni il perché, sin dalle origini, nella Chiesa ci siano sempre state “l’acqua e le lacrime”, “il battesimo e la penitenza”.
Senza pretendere di dare qui una visione completa del sacramento della penitenza così come viene praticato in Oriente, si cercherà di illustrare gli elementi principali che lo caratterizzano, ossia: il rapporto della penitenza con i sacramenti del battesimo e dell’eucaristia; la portata pneumatologica ed ecclesiale di questo sacramento; i punti principali che ne caratterizzano la prassi.
La penitenza tra battesimo ed eucaristia
Secondo la tradizione ortodossa, la Chiesa si realizza a partire dall’evento della Pentecoste, la quale fonda la realtà ecclesiale non come semplice istituzione, ma come “nuova creazione della grazia”, ossia come luogo in cui scaturisce dinamicamente la possibilità della vita immortale offerta da Dio all’uomo.
È per questo che la Pentecoste, come afferma Yannaras, «non è un evento compiuto “una volta per tutte”, bensì l’evento che sempre e senza mai cessare, forma e costituisce la Chiesa».[1]
Alla luce di questo, la vita della Chiesa e di ogni credente, in tutte le sue espressioni, è partecipazione ai doni dello Spirito Santo i quali, giorno dopo giorno, “ricreano” la vita di ciascuno e la orientano all’unione con Dio.
Questa ricreazione per opera dello Spirito Santo trova il suo inizio nel sacramento del battesimo, che rigenera la vita del credente innestandola, a partire dalla partecipazione alla morte e risurrezione di Cristo, nella relazione d’amore col Padre di cui si diventa figli adottivi; continua nel sacramento della Cresima, che imprime il sigillo di una relazione personale e unica con la Santissima Trinità; e culmina nel sacramento dell’eucaristia, nel quale lo Spirito Santo trasforma il pane e il vino in Corpo e Sangue di Cristo affinché anche i credenti, cibandosi di essi, possano diventare concorporei con Cristo.
In quanto espressione dell’unica azione dello Spirito Santo che ricrea la vita degli uomini, i sacramenti dell’iniziazione cristiana, nelle Chiese ortodosse, sono conferiti insieme.
Pertanto, nell’impostazione sacramentale e liturgica della Chiesa ortodossa, anche il sacramento della penitenza si colloca, sempre a partire da questa forte impostazione pneumatologica, in riferimento al battesimo, da cui dipende e a cui rimanda, e in riferimento all’eucaristia a cui conduce come a suo compimento, quale celebrazione culminante del mistero di amore di Cristo e della Chiesa. Per la Chiesa ortodossa la penitenza è, dunque, strettamente legata ai tre sacramenti dell’iniziazione cristiana e in particolare al battesimo e all’eucaristia.
Per ciò che riguarda il legame della penitenza con il battesimo, vi è da considerare, innanzitutto, che questo viene inteso come il primo sacramento del perdono, non tanto per il fatto che esso rimetta, in senso giuridico, una colpa, ma piuttosto per il fatto che, attraverso il battesimo, avviene, nella persona di Gesù Cristo morto e risorto per la nostra salvezza, un ritorno a Dio in senso pieno, esistenziale, ontologico.
San Dumitru Stăniloae, uno dei nuovi santi della Chiesa del XX secolo, ribadisce: «Laddove il peccato non tormenta più la coscienza, dove si ritiene che esso sia stato arginato senza uno sforzo più serio da parte di chi lo ha commesso, lì è scomparsa la sensibilità per la sua realtà spaventosa, portatrice di morte eterna. Lì si peccherà facilmente anche in futuro e la preoccupazione per la salvezza perderà la sua intensità. Ma come il cristiano ha compiuto il passaggio dal peccato alla salvezza nel battesimo, per mezzo del Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio che si è incarnato, è stato crocifisso ed è risorto per la nostra liberazione dal peccato e dalla morte, così, attraverso Cristo, avviene questo passaggio anche dopo il battesimo. Tuttavia, in questo movimento, nel passaggio dal peccato in cui è ricaduto alla liberazione da esso, il cristiano deve collaborare con Cristo in modo molto più intenso di quanto abbia fatto nel battesimo (se era adulto).
La sua partecipazione consiste nella confessione e nel pentimento, che rappresentano il suo atteggiamento personale nei confronti del peccato, l’ostilità e la lotta contro il peccato commesso. Cristo ispira al cristiano questa ostilità e questa lotta, questo atteggiamento e questa forza, ma il cristiano deve appropriarsene e renderli personali. Questa partecipazione personale è stata richiesta dalla Chiesa al cristiano in tutti i tempi. La confessione e il pentimento erano le condizioni indispensabili per ottenere il perdono dei peccati».[2]
Ciò che il battesimo opera è la rinascita della vita in Cristo attraverso la riconciliazione della frattura operata dal peccato originale. Dunque, il battesimo è l’esperienza della morte e della rinascita in Cristo, e in esso il pentimento, inteso come morte al peccato, e il perdono, inteso come dono della vita nuova in Cristo, trovano il loro compimento, in quanto, come fa osservare Schmemann, «in Cristo tutti i peccati sono perdonati una volta per tutte, perché egli stesso è il perdono dei peccati e non c’è bisogno di una nuova assoluzione».[3]
Il pentimento diventa così un atto sinergico, un incontro personale con Cristo che si comunica all’uomo attraverso i sacramenti. Mediante essi, l’uomo ritorna a Dio rinunciando ai peccati, rinunciando al vecchio uomo per riaccedere allo stato dell’uomo originario, cioè allo stato di Adamo prima della caduta, stato che la grazia del battesimo aveva concesso: «Il pentimento è il ritorno dallo stato contrario alla natura a quello conforme alla natura; e dal diavolo a Dio attraverso la sofferenza e il dolore. Anche il battesimo è un simile ritorno, ma senza sofferenza e dolore. Il pentimento è il ritorno dal peccato. Ma non si tratta di un solo peccato, bensì dell’intero uomo vecchio che viene chiamato peccato. Il peccato è impregnato come un veleno in tutto l’essere umano. Il pentimento è, quindi, un movimento totale, esistenziale, di purificazione dell’intera essenza umana, in tutti i suoi pensieri e comportamenti».[4]
Dire allora che il sacramento della penitenza si collega al battesimo, significa affermare che esso conferisce nuovamente, nella Chiesa, il dono che è stato dato una volta per tutte nel battesimo e che ha sempre bisogno di essere rielargito per il fatto che non tutti i battezzati conservano l’atteggiamento di morte al peccato e di accoglienza della vita nuova in Cristo. Analogamente, «come l’eucaristia non è una “ripetizione”, ma la nostra ascensione, la nostra ammissione allo stesso ed eterno banchetto, così anche il sacramento della penitenza non è una ripetizione del battesimo, ma il nostro ritorno alla “novità di vita” che Dio ci ha dato una volta per tutte».[5]
In preparazione alla comunione
Per quanto riguarda il legame della penitenza con l’eucaristia, può essere utile sottolineare come, nella Chiesa ortodossa, la confessione sacramentale è un elemento costitutivo della preparazione alla comunione, molto più di quanto non lo sia nella Chiesa cattolica. Infatti: «I credenti adulti solamente nella Settimana Santa e a Pasqua possono comunicarsi senza una rinnovata confessione prima di accostarsi ad ogni eucaristia, nel caso in cui già si siano confessati una volta».[6]
Da qui si comprende come nessuno può essere ammesso all’eucaristia senza aver compiuto l’itinerario di conversione attiva, e questo per il fatto che essa, in quanto vertice dell’unità ecclesiale e dell’amore comunionale con Dio e con i fratelli, può essere accolta solo come l’espressione di quel radicamento pieno e autentico che ogni cristiano deve avere nel Corpo ecclesiale di Cristo.
Dopo che il penitente ha fatto penitenza (metanoia), riceve anche la comunione.
Questo si vede molto bene ancora oggi: chi è ancora nel peccato, infatti, non è ammesso alla comunione eucaristica, a meno che non rinunci liberamente al peccato confessandosi. Allora riceve anche il perdono e la comunione con il Corpo e il Sangue di Cristo durante la Santa Liturgia: «Questa è la Liturgia incessante, richiesta da Dio: portare noi stessi e portare tutti e gli uni gli altri purificati a Dio, insieme a tutto ciò che Egli ci ha donato».[7]
In questo processo di conversione e di purificazione dal peccato, la partecipazione all’eucaristia esercita un posto decisivo perché, oltre che a liberare il cristiano dalle conseguenze dei peccati, incrementa la carità verso Dio e verso il prossimo, assimilando a Cristo, che nell’eucaristia rivela il massimo del suo amore; solo preparati dalla penitenza, e accogliendo il dono dell’amore presente nell’eucaristia si è spinti a rispondere in un modo sempre nuovo e sempre più profondo alla vita nuova in Cristo iniziata nel battesimo. Pertanto: «La riconciliazione dei peccatori scaturisce dall’amore assolutamente gratuito del Padre, si realizza nell’umanità di Cristo immolato sulla croce, ed è esaltata con la risurrezione e l’ascensione, quale primizia del mondo nuovo».[8]
Questa riconciliazione avviene attraverso la «comunità ecclesiale, in cui la nuova Pasqua, evento unico e irripetibile, è sempre attualizzata con la liturgia sacramentale, specie col memoriale eucaristico».[9]
Perciò, secondo la tradizione ortodossa, il sacramento della penitenza è il presupposto per poter celebrare l’eucaristia la quale ne porta a piena maturazione gli effetti, e l’eucaristia è il luogo privilegiato per un’esperienza sempre più profonda di riconciliazione. Tra eucaristia e penitenza si instaura, dunque, un rapporto strettissimo, per il fatto che, come viene affermato anche nella prospettiva cattolica, «non è soltanto la penitenza che conduce all’eucaristia, ma è anche l’eucaristia che porta alla penitenza.Quando infatti ci rendiamo conto di chi è colui che riceviamo nella comunione eucaristica, nasce in noi quasi spontaneamente un senso d’indegnità, insieme col dolore dei nostri peccati e con l’interiore bisogno di purificazione».[10]
[1] C. Yannaras, La fede dell’esperienza ecclesiale, Queriniana, Brescia 1993, 173.
[2] D. Stăniloae, Mărturisirea păcatelor și Pocăința în trecutul Bisericii (La confessione dei peccati e la penitenza nel percorso della Chiesa), in «Biserica Ortodoxă Română» LXXIII/3-4 (1955), 218-250 [qui 218-219].
[3] A. Schmemann, Il mondo come sacramento, Queriniana, Brescia 1969, p. 78
[4] D. Stăniloae, Filocalia sfintelor nevoințe ale desăvârșirii, sau culegere din scrierile Sfințiilor Părinți care arată cum se poate omul curăți, lumina și desăvârși (La Filocalia delle sante esigenze della perfezione, ovvero una raccolta degli scritti dei Santi Padri che mostrano come l’uomo possa purificarsi, illuminarsi e perfezionarsi), vol. IX, Editura IBMBOR, Bucureşti 1980, nota 255, 136.
[5] Ibid., 79.
[6] K.C. Felmy, La teologia ortodossa contemporanea, Queriniana, Brescia 1999, 326.
[7] D. Stăniloae, ibid., nota 997, p. 450.
[8] A. Marranzini, Visione coerente dell’Occidente e dell’Oriente cristiano sul rapporto tra eucaristia e riconciliazione, in AaVv., Liturgia e spiritualità nell’Oriente Cristiano, ed. San Paolo, Milano 1997, 172.
[9] Ibid., 172.
[10] Giovanni Paolo II, Lett. apost., Dominicae Cenae, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1980, n. 7.





