Leone XIV: formazione, rispetto e fedeltà ai riti del Concilio

di:
leone xiv

Leone XIV celebra l’eucaristia a S. Maria degli Angeli, 6 agosto 2026 (Foto di Simone Risoluti, Vatican Media)

Una lettera resa pubblica lo scorso 14 agosto, papa Leone XIV afferma che quanti sono coinvolti nella preparazione delle celebrazioni liturgiche, e in particolare i sacerdoti, devono mostrare «rispetto» per i riti liturgici scaturiti dal Concilio Vaticano II.

La lettera, indirizzata al cardinale Arthur Roche, prefetto del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, e datata 29 giugno, costituisce l’ultimo di una serie di segnali netti con i quali papa Leone ha lasciato intendere di non avere intenzione di revocare le restrizioni introdotte da papa Francesco nei confronti della Messa in latino preconciliare.

«Al fine di promuovere la celebrazione dignitosa dei sacri misteri − scrive il Ponteficie −, dobbiamo sottolineare la necessità di fedeltà ai testi approvati e alle istruzioni. Nelle mie recenti catechesi sulla Costituzione sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum concilium, ho richiamato l’attenzione sul rispetto che tutti coloro che sono chiamati a preparare la celebrazione dei divini misteri, e in particolare i sacerdoti, devono mostrare per i riti promulgati da Papa san Paolo VI e da Papa san Giovanni Paolo II».

Il Papa ha inviato la lettera in occasione di un convegno sulla formazione liturgica organizzato dal Dicastero guidato dal cardinale Roche dal 14 al 19 agosto presso l’abbazia di Mount Angel, a St. Benedict, nell’Oregon.

Nella lettera, il Pontefice ha rivolto il proprio saluto ai partecipanti al convegno e ha sviluppato una riflessione sulla formazione liturgica, attingendo esclusivamente agli scritti di papa Francesco e ai propri. In particolare, ha citato ampiamente la lettera apostolica Desiderio desideravi del 2022, nella quale Francesco aveva affrontato il tema dell’unità liturgica e difeso le restrizioni alla Messa preconciliare da lui introdotte l’anno precedente.

Citando Francesco, papa Leone ha scritto che la formazione liturgica non è riservata agli esperti, ma riguarda «tutto il Popolo di Dio», e che i sacerdoti sono chiamati a «essere mistagoghi, cioè a prendere per mano e accompagnare i fedeli nella conoscenza dei santi misteri». Ogni Messa domenicale, ha osservato Leone, costituisce un’occasione concreta di formazione liturgica.

Il Pontefice ha inoltre sottolineato l’importanza della partecipazione dei laici alla Messa – uno degli aspetti centrali della riforma liturgica voluta dal Vaticano II – come modalità privilegiata attraverso la quale i fedeli vengono «formati per la liturgia e anche dalla liturgia» e, in particolare, all’ars celebrandi, l’arte di celebrare la liturgia. Quest’ultima, ha scritto, è «espressa non solo da chi celebra la liturgia, ma anche dall’intera assemblea».

La lettera si conclude con un esplicito appello al rispetto dei riti liturgici successivi al Concilio Vaticano II, promulgati dai papi Paolo VI e Giovanni Paolo II.

La missiva è stata inviata al cardinale Roche esattamente un mese prima della pubblicazione, su The Tablet, di un’intervista al porporato nella quale egli affermava: «Papa Leone non cambierà la Traditionis Custodes» – la lettera apostolica di Francesco che ha limitato l’uso della Messa preconciliare – «e non tornerà alla Summorum Pontificum», la lettera apostolica con cui papa Benedetto XVI aveva reso più ampiamente disponibile la Messa secondo il rito precedente alla riforma conciliare.

La lettera di papa Leone al cardinale Roche è l’ultimo di una serie di interventi compiuti dal Pontefice nel corso di questa estate per ribadire il valore delle riforme del Concilio Vaticano II.

Oltre alla serie di catechesi del mercoledì sui documenti conciliari, richiamata nella lettera, papa Leone ha inviato la scorsa settimana un messaggio all’assemblea per il 70° anniversario della Leadership Conference of Women Religious, organizzazione che riunisce congregazioni femminili che hanno in larga misura accolto le riforme del Vaticano II. Nel messaggio ha chiesto loro di mettere a disposizione la propria esperienza nel campo della sinodalità, considerata ampiamente come un ulteriore sviluppo dell’ecclesiologia conciliare.

La lettera giunge inoltre dopo la clamorosa scomunica della Fraternità San Pio X, fondata all’indomani del Concilio in opposizione alle sue riforme e tuttora caratterizzata dalla celebrazione esclusiva della liturgia preconciliare. La scomunica ha suscitato un vivace dibattito sui media cattolici circa la possibilità che papa Leone possa fare marcia indietro rispetto alle restrizioni introdotte da Francesco nei confronti dell’antico rito.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento