
Fra il primo ministro armeno, Nikol Pashinyan, e il catholicos-patriarca, Karekin II, l’incomprensione è totale. Dopo la recente vittoria elettorale, Pashinyan ha ripreso il conflitto.
Nella riunione di governo del 20 agosto è stato approvato il programma per gli anni 2026-2031. Un capitolo è dedicato alla “sicurezza spirituale” e prevede una riforma radicale per la Chiesa apostolica armena, a partire dalla rimozione del catholicos. «Per garantire la sicurezza spirituale, eliminare i tentativi di potenze straniere per trasformare la santa Chiesa apostolica armena in una base per la guerra ibrida e per riformare la Chiesa, saranno intrapresi sforzi per attuare le misure necessarie: sarà garantita la dimissione del responsabile della santa Chiesa apostolica armena. Verrà eletto un vice-gerente secondo la procedura stabilita. La successiva elezione per il catholicossato si terrà in conformità con le nuove procedure».
Sono previsti nuovi statuti per la vita interna della Chiesa, trasparenza finanziaria, finanziamenti pubblici e introduzione del clero nel sistema di assistenza sociale e pensionistico. Il programma verrà presentato, discusso e votato dal parlamento convocato la settimana entrante.
I secoli della Chiesa, i lustri della politica
Già l’anno scorso il politico apostrofava il gerarca per queste parole: «La casa di Gesù Cristo è stata occupata dall’Anticristo, da un gruppo dissoluto e anti-statale. Va liberata».
All’inizio di agosto si è aperto un processo contro Karekin e sei vescovi, accusati di non aver ottemperato a una sentenza civile che rimetteva nel ruolo di vescovo Gevorg Saroyan, censurato dal sinodo e ridotto allo stato laicale per insubordinazione e per le critiche al catholicos.
Dopo la prima udienza del processo, il gerarca ha denunciato la persecuzione: «Oggi le autorità e le strutture governative hanno adottato misure per minare l’autorità della Chiesa, limitarne l’autonomia e subordinarla alla propria volontà, nonché per trasformare la coscienza dell’identità nazionale, dei simboli e delle memorie sacre in nome di una temporanea convenienza politica. In realtà, l’autonomia della Chiesa è stata da sempre una delle principali garanzie del benessere della nazione e del rafforzamento dello stato. Ci dispiace dover constatare che la nostra santa Chiesa e il nostro clero sono perseguitati dalle autorità».
Alle accuse di essere filo-russo, di sponsorizzare l’opposizione politica, di comportamenti morali non coerenti e di opporsi al trattato di pace con l’Azerbaigian, il gerarca risponde denunciando la volontà prevaricatrice del premier, il suo abbandono del Nagorno-Karabak (l’area territoriale ormai perduta), la dipendenza ideologica dall’Occidente.
In occasione dei suoi 75 anni, Karekin II ha ricevuto ampi riconoscimenti dalla sua curia, dai vescovi, dai rappresentanti dell’opposizione, da numerose sigle della diaspora armena (7 milioni di persone, mentre i residenti sono 3 milioni) e da diversi esponenti della Chiesa russa.
La “vera Armenia”
Pashinyan si presenterà al parlamento forte di un risultato politico a lui favorevole, dell’attenzione benevola dell’Unione Europea e del consenso dell’amministrazione americana. Convinto di poter portare a termine la “rivoluzione” del 2018 contro oligarchi, conservatorismo ecclesiastico e dipendenza russa.
Il prossimo quinquennio è all’insegna della visione politica della “vera Armenia”. Parlando al governo, ha detto: «In seguito ai risultati elettorali del 7 giugno scorso l’ideologia della “vera Armenia” ha finalmente trionfato: ciò significa che è diventata la visione politica ufficiale della Repubblica d’Armenia. Il paese entra così in una nuova tappa della sua storia che chiameremo la “quarta repubblica”. La terza (a partire dagli anni ’90, ndr.) è stata fondata fin dall’inizio su una logica di conflitto, la quarta repubblica sulla logica della pace».
Avviata con la rivoluzione pacifica del 2018, è stata costretta entro le grinfie delle varie crisi, dalla pandemia del Covid alla guerra e al dopoguerra con l’Azerbaigian. Questo ha impedito di arrivare a risultati vistosi nonostante la continuità del suo indirizzo.
Un progetto baldanzoso, che dovrà fare i conti con il rispetto giuridico-costituzionale dovuto alla Chiesa, con le esigenze della democrazia liberale dell’Unione Europea, con la politica vendicativa della Russia e l’aleatorietà del sostegno americano e, soprattutto, con la fragilità di un piccolo paese sotto minaccia dai vicini prepotenti (la Georgia filorussa, l’Iran sciita e i “nemici” Turchia e Azerbaigian).





