L’Armenia rielegge il Primo Ministro in conflitto con il Catholicos

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Lo scorso 7 giugno le elezioni in Armenia hanno confermato al Governo del Paese il Primo Ministro Nikol Pashinyan. La vittoria del partito di Pashinyan, Civil Contract, che ha ottenuto quasi il 50 per cento dei voti, è stata letta come una conferma del progetto di avvicinamento all’Unione Europea e agli Stati Uniti e di progressivo allontanamento dalla tradizionale alleanza con la Russia. La campagna elettorale è stata segnata anche dallo scontro aperto tra Pashinyan e il Catholicos della Chiesa apostolica armena Karekin II (The Tablet, 17 giugno 2026).

Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan è stato rieletto con una netta vittoria alle elezioni parlamentari della scorsa settimana (7 giugno 2026), seguite con grande attenzione sia all’interno sia all’esterno del Paese.

Durante il precedente mandato di Pashinyan, i rapporti tra il Governo e la Chiesa Apostolica Armena si erano notevolmente deteriorati. Il suo partito, Civil Contract, orientato verso una maggiore integrazione europea, è stato accusato di interferire negli affari interni della Chiesa, alla quale appartiene oltre il 90 per cento della popolazione armena (cf. qui su SettimanaNews − ndr).

All’inizio di quest’anno, i procuratori di Erevan hanno aperto un’indagine penale nei confronti del Catholicos Karekin II. Sul primate della Chiesa armena è stato inoltre imposto un divieto di espatrio, che gli ha impedito di partecipare a una riunione dei vescovi armeni in Austria nel mese di febbraio (cf. qui su SettimanaNewsndr) e, lo scorso mese, ai funerali del Patriarca georgiano Ilia.

Prima delle elezioni del 7 giugno, la Chiesa aveva espresso dure critiche nei confronti del programma politico di Pashinyan. Karekin aveva definito l’«azione illegale» del Governo come dannosa per la nazione, sostenendo che essa minacciasse «le fondamenta del suo sistema di valori» e compromettesse la sua «sicurezza spirituale».

Dopo aver espresso il proprio voto, il Catholicos ha dichiarato: «Ho compiuto la mia scelta pregando affinché Dio mantenga saldo lo Stato armeno… Ho votato anche perché l’amore e la misericordia di Dio siano con noi, per edificare un Paese forte, sicuro e prospero». Nei suoi interventi precedenti alle elezioni, Karekin aveva avvertito che il «plurisecolare ordine canonico» della Chiesa veniva alterato attraverso «persecuzioni e repressioni».

La piattaforma elettorale di Pashinyan prevedeva esplicitamente la rimozione del Catholicos e delineava un piano di ristrutturazione della Chiesa Apostolica Armena, comprendente la nomina di una leadership ad interim e l’introduzione di nuovi meccanismi di supervisione in ambiti tradizionalmente affidati alle autorità ecclesiastiche.

In precedenza, il primo ministro aveva accusato i vertici della Chiesa di allontanare i fedeli e di offrire a «potenze esterne» l’opportunità di utilizzarla per «azioni ibride contro l’indipendenza e la sovranità dell’Armenia». Nel 2022 il presidente russo Vladimir Putin aveva conferito al Catholicos l’Ordine d’Onore della Federazione Russa. Inoltre, il fratello di Karekin è vescovo di una diocesi armena in Russia.

Diversi esperti di diritto hanno avvertito che le proposte di Pashinyan violerebbero l’autonomia della Chiesa e il principio della separazione tra Chiesa e Stato.

Commentando l’esito delle elezioni, l’organizzazione International Christian Concern ha osservato:

«Molti elettori armeni si sono trovati a dover bilanciare le preoccupazioni per le interferenze interne negli affari della Chiesa con la prospettiva di una crescente dipendenza politica da una potenza straniera, la quale ha una propria storia di violazioni della libertà religiosa».

Il riferimento è alle misure restrittive adottate nei confronti dei gruppi religiosi non appartenenti alla Chiesa Ortodossa Russa all’interno della Federazione Russa e in altri territori ricadenti nella sua sfera d’influenza.

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