Un libro sull’America di Trump

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All’indomani delle elezioni di metà mandato americane che hanno azzoppato gli ultimi due anni di presidenza di Donald Trump ci sono conti da fare. I primi due anni di presidenza hanno posto al centro del dibattito questioni nuovissime e fondamentali per la democrazia americana. La religione, per due secoli e mezzo tenuta accuratamente fuori dal perimetro politico Usa, è stata trascinata violentemente al suo centro.

Ciò anche per accreditare un cambio di sistema dell’amministrazione: spingere decisioni politiche attraverso la complicità di intenti di alcuni giudici della Corte costituzionale. Lo scopo era, apparentemente, spingere un cambiamento strutturale profondo dell’America.

Questo il fuoco dell’attento esame del libro di Marcello Neri Late Sow. Religion, Law, and Politics in Trump’s Age che fornisce una visione unica sulla crisi americana. È unica perché è esterna, da parte di un italiano. Ma lo è anche perché unisce in maniera sistematica tre aspetti che spesso vengono pensati in maniera slegata e che invece con Trump si sono coagulati, la questione religiosa, quella legale e la politica.

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Il punto centrale che Neri sottolinea è lo sforzo nuovo di dare una base religiosa a scelte politiche e legali. La religione uscita dalla porta della politica americana era rientrata poi dalla finestra con spifferi religiosi che hanno influenzato e marcato anche il percorso della Chiesa cattolica americana. I cattolici, un tempo paria degli Stati uniti, negli ultimi decenni sono diventati la singola fede religiosa più influente dell’America. Questo ha corrisposto con un cambiamento profondo dei cattolici americani. Essi una volta erano profondamente democratici, invece con gli anni ’90 in poi si sono spostati in senso repubblicano.

Il motivo dello spostamento è stata la politicizzazione della questione dell’aborto. Essa per anni è apparsa dirimente per la Chiesa cattolica. I repubblicani poi erano anche apparsi più ‘comprensivi’ in generale quando esplose lo scandolo delle molestie sessuali nella chiesa.

Ciò però ha prestato il fianco cattolico a distorsioni profonde del sistema liberale americano, come approfondisce Neri. Il sistema di libertà americano è invece profondamente importante per l’America, il mondo e la stessa Chiesa, sottolinea l’autore.

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Questo lo scarto significativo che porta avanti Neri, il quale da teologo cattolico è certamente contro l’aborto. Ma, lascia capire l’autore, non si può barattare l’appoggio sul tema dell’aborto con l’appoggio alla distorsione delle istituzioni democratiche e liberali.

La Chiesa da cui parla Neri è infatti diversa da quella che 250 anni fa, alla fondazione degli Stati uniti, era contro la libertà dell’illuminismo.

Nei due secoli e mezzo passati la Chiesa non solo ha digerito profondamente molte lezioni dell’illuminismo ma si è anche sviluppata sull’idea che la libertà di fede per sé e per gli altri sia fondamentale. Quindi niente più conversioni forzate, niente più crociate, niente più guerre di religione… e niente più cambiali in bianco a ideologie e partiti autoritaristici.

Ma la sterzata che Trump sembrava volere imporre nei suoi primi due anni di presidenza era proprio in senso autoritaristico. Ciò però, al di là della contingenza di queto o quel ‘favore’ alla Chiesa, va contro un percorso secolare della Chiesa stessa.

Proprio un secolo fa Leone XIII, di cui l’attuale papa è due volte successore (come pontefice e come nome scelto), con un gesto di coraggio straordinario apriva la Chiesa a trovare una terza via tra il capitalismo selvaggio e il socialismo assolutista e autoritario.

I dehoniani, di cui Neri fa parte, nascono da questo spirito papale, anche sui doppiamente. Uno perché i tempi in generale erano quelli, ma poi perché Dehon (fondatore dell’ordine) lavora nella difficilissima Francia, patria della rivoluzione illuminista e della Comune di Parigi del 1871, antesignana della rivoluzione bolscevica del 1917. La lunga onda di Leone XIII ha portato al Concilio Vaticano II.

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La Chiesa non può barattare un secolo di sedimentazione profonda per quattro doni. Le forzature di Trump con le istituzioni americane e con la Chiesa appaiono quindi doppiamente deboli. Si tratta in entrambi i casi di strutture complesse, difficili da girare contro la loro natura. L’America in particolare è stata creata con un sistema di ‘checks and balances’. Alterare questi equilibri manda in tilt il sistema, non è che lo fa girare in maniera diversa.

Ciò è evidentemente accaduto con Trump, punito malamente dai risultati delle elezioni di midterm e oggi davanti a una ripida strada in salita per capire come andare avanti per i prossimi due anni.

Oltre ai temi cruciali c’è anche una questione di metodo, implicitamente sollevata da Neri. Per secoli la teologia è stata la somma entità del sapere umano, ciò nel mondo cristiano ma anche in quello islamico.

Poi a partire dal XVII secolo si è avuto un fenomeno singolare forse poco studiato. L’islam, fino ad allora considerato una fede cristiana eretica, come potevano essere i luterani o i calvinisti (infatti c’erano state alleanze tra nazioni protestanti e islamiche contro i cattolici), è diventato un’altra religione. Contemporaneamente anche la teologia in Europa perse il suo status a favore di una scienza che si legava a una religione, anche se non era necessariamente ateista. La scienza prendeva il posto culminante nella piramide del sapere. La teologia cattolica combatteva una battaglia di retroguardia, difensiva, sostanzialmente fino alla fine dello stato pontificio nel 1871 (l’anno della Comune di Parigi) e poi il primo scatto di reni dei Leone XIII.

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Con Neri abbiamo qualcosa di diverso: un teologo che si occupa della realtà concreta, politica. Questo sembra corrispondere a una nuova tendenza del nostro mondo, in cerca di risposte teologali. Non si tratta di rispolverare la Summa Teologica di San Tommaso, ma invece di cercare uno spazio di comprensione libera del mondo in cui dio non sia né messo tra parentesi o scartato (come nella fede scientista) né sia la cima di una piramide in cui tutto è al suo posto gerarchico stabilito da grandi sacerdoti che possiedono ‘dio’, come nel mondo medievale.

La teologia di Neri sembra essere quella di una ricerca di verità autentica in uno spazio di libertà autentica, questo riporta sia a dio che a ciò che è bene per gli uomini. Ma lo inserisce in una visione complessa, in cui non solo la politica, la legge e la religione siano considerate insieme, ma anche una vera riflessione su ciò che è profondamente giusto e vero per gli uomini. Neri va su questo cammino facendo comunque i conti con il principio di realtà e pragmaticità, perché, come diceva papa Francesco, la realtà è più forte delle idee.

In questo senso, forse Neri offre una prima idea su quello a cui serve o potrebbe servire la teologia oggi. Ed è poi la risposta che diede 16 secoli fa al mondo Sant’Agostino. Egli osservando l’apocalisse del sacco di Roma del 410, prodromo della fine dell’impero romano di occidente, cercò di dare a sé stesso e ai suoi un nuovo modo di pensare al mondo che si apriva. Oggi forse alcune cose sono simili, e di certo c’è un papa agostiniano.

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