La preghiera e il volto di Dio

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Il libro di cui parliamo qui non è l’ultima fatica di Paolo Cattorini. A Pregare Dio per Dio, uscito per PM edizioni (2025), è seguito Il Dio disabile. Una teologia della vulnerabilità, edito da Ancora (2026) e Dio viene. Lo scandalo del male e il futuro di Dio, per Effatà editrice (2026).

Pregare Dio per Dio è un piccolo libro per formato e per numero di pagine, ma apre molti orizzonti.

Iniziamo dalla frase di Etty Hillesum posta in esergo. È una citazione ormai nota, è quella in cui promette a Dio di aiutarlo e come tutte le frasi note corre anche il rischio di essere un poco appiattita. La si legge come un’affermazione poetica e, invece, ha in sé un portato teologico profondo e capace di ribaltare convinzioni e atteggiamenti spirituali. Ed è quello che fa il testo di Cattorini conducendoci attraverso la Scrittura, il cinema, la poesia, la filosofia e concludendo con una riflessione teologica a partire dallo scandalo del male, cui l’autore ha dedicato diverse opere.

L’indice fa intravvedere la struttura del percorso: Dio desidera; Un detective vero; Comprendere Caino; Salmi folli; Dio patisce; Pregare per Dio. E leggendo poi le pagine si coglie che il movimento non è rapsodico, ma ci conduce a due tesi che direi insperabili. La brevità del testo non toglie chiarezza, ma pone in imbarazzo chi deve scriverne, perché è anche un testo avvincente, come lo sono i testi che affrontano questioni fondamentali nelle quali teoria e esperienza non si possono separare con troppa facilità.

Il desiderio di Hillesum di aiutare Dio, è affermazione che ha senso all’interno della affermazione per cui «Dio si “nutre” (corsivo nel testo, come per gli altri) delle nostre preghiere, ha piacere di stare con noi, soffre se gli rifiutiamo il posto al banchetto e se non onoriamo il suo simulacro cultuale nel tempio» (12).

Il testo aiuterà a comprendere il percorso teoretico e il ruolo di questa affermazione per cui l’incarnazione in Gesù Cristo non è un episodio in sé concluso, ma ha posto le caratteristiche dell’uomo Gesù in Dio. «Quando si considera la storia concreta della persona di Gesù, non si può far astrazione da alcuna delle sue due nature. Tale storia è storia è propria di Dio» (42).

Si toglierebbe la forza del testo se facessimo un riassunto dello svolgersi del ragionamento. Il primo capitolo si intitola «Dio desidera» e ma man mano che il testo si dipana si è condotti a scoprire che il male che ci affligge, di cui spesso chiediamo conto a Dio, è un male che mette «a disagio» lui stesso, come Cattorini riprende da Davide Caldirola (La fede oltre le tenebre, Susil, Carbonaia 2023, 103).

Da qui la debolezza delle teodicee filosofiche e teologiche, di cui Cattorini ha già dato ampiamente conto nel suo precedente volume, Aver cura di Dio. Un’etica per resistere al male (San Paolo, Cinisello Balsamo 2022). Questo volume concludeva con un capitolo sulla preghiera, unico luogo per stare nel male di fronte a Dio.

Il volume che qui presentiamo parte proprio da quella conclusione, per liberarci da una preghiera che chieda la conferma della retribuzione e che offra spazio al nostro desiderio di giustizia, senza concludere dell’ingiustizia di Dio. Una preghiera che rispetti il nostro bisogno, e lo trasformi in desiderio che comprenda quello della salvezza. Una preghiera, dunque che ci liberi dal male, anche quando il male continua. e, infine, una preghiera che non lasci spazio al sospetto verso Dio. Il testo ci conduce alla bella affermazione di una preghiera che «scatta solo se l’evento di rivelazione viene onorato da una decisione di rinsaldare l’alleanza (corsivo del testo)» (36).

Un’alleanza di cui ci fidiamo perché la storia di Dio con gli uomini è lì per dirci quanto egli desideri la nostra felicità, desidera stare con l’essere umano, amico difficile. Però, perché non è il tappabuchi. Ed è qui che torna la citazione di di Etty Hillesum: preghiamo Dio per il male che ci affligge, ma siamo anche la preghiera di Dio che cerca di contenere la rabbia di Caino. Noi siamo con Dio, ci poniamo accanto a lui nell’attesa che il suo regno venga, accolto e vissuto da ciascuno uomo e donna.

Non riusciamo a comprenderne perché il male c’è e perché Dio lo tolleri, ma egli fa appello a noi, che in Gesù Cristo lo conosciamo come fondamentale alleato, «principio della nostra speranza e assieme come colui che vuole la nostra emancipazione consapevole e libera» (47).

Nell’approfondire il senso del mistero del male e di Dio, Cattorini rimanda a Luigi Pareyson per illuminare il silenzio di Giobbe tra l’attestazione del male e dall’aver visto Dio. Il testo biblico si è incaricato di segnalarci questa coesistenza paradossale e nel silenzio di Giobbe nasce lo spazio di vari percorsi per dire con la ragione, lasciando però che sia la Scrittura a offrici l’esito nella Pasqua di Gesù.

E il senso di tutto sta nel carattere personale di Dio. Nella storia la sua negazione non è nuova, oggi ne troviamo espressione nella corrente del post-teismo di cui SettimanaNews ha dato conto, tanto del suo sviluppo quanto del dibattito suscitato.

L’autore lo alimenta con posizioni piuttosto severe. Se ne riconosce la critica alla tradizione religiosa ne segnala però la povertà simbolica «da offrire a condividere» (53). La posizione di Cattorini prende atto della «potenza irriducibile e inaggirabile del negativo», che riconduce alla dinamica interna a Dio (54), Una dinamica che viene riplasmata, riconfigurata e rivelata da Dio in Gesù Cristo, che rivela Dio come affidabile.

I due poli del testo, la preghiera e l’ontologia, cioè la relazione tra Dio e il negativo, sono legati insieme ma in modo articolato. Così si potranno apprezzare le pagine che illustrano il primo polo, la preghiera. E in questo tempo, nel quale la preghiera affinché siamo liberati dal male ha una terribile attualità e concretezza, il ribaltamento illustrato ci aiuta a non dover assumere atteggiamenti magici, o viceversa a non doverci limitare ad analisi geopolitiche, che non sanno contenere la nostra angoscia.

Per quanto riguarda il secondo polo, i riferimenti agli scritti di Pareyson attestano una consonanza tra Cattorini e il filosofo piemontese. E in un testo così breve ha senso che essa sia semplicemente attiva. «Il male va preso nel significato più intenso della ribellione e della distruzione», diceva Pareyson (Ontologia della libertà. Il male e la sofferenza, Einaudi, Torino 1995, 168). Cattorini, dal canto suo, mostra come la forza dell’affermazione non blocca, ma anzi sostiene un dialogo serio con il Dio di Gesù Cristo.

Un pensiero filosofico chiede critica e discussione. Qui dobbiamo riconoscere che dà forza nel prospettare un atteggiamento spirituale che non rimuova la serietà della vita e possa sempre chiedere salvezza, senza cadere in immagini di Dio quale terapeuta e guaritore che non fanno onore a Dio, ma neppure ai credenti.

Paolo Marino Cattorini, Pregare Dio per Dio, PM edizioni, Varazze (SV) 2025, 64 pp., 12,00 euro

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