«A modo mio»: il programma del Prefetto latinoamericano

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curia

Il biglietto da visita di mons. Víctor Manuel Fernández, nuovo Prefetto del Dicastero per la dottrina della fede, è riassunto in un passaggio dell’intervista pubblicata da Infovaticana il 5 luglio. Risposta interessante, da segnalare.

«Non le sembra giusto che, a un certo punto della storia, un latinoamericano che è stato parroco nelle periferie, che è cresciuto in una piccola città dell’interno, con una sensibilità al dolore degli emarginati della società, con una storia di vita molto diversa da quella di un europeo o di un americano, ma che, allo stesso tempo, ha un dottorato in teologia, debba occupare questo posto? Ancora una volta, dico che imparerò dalla storia, rispetterò i processi, dialogherò, ma lo farò “a modo mio”».

Da notare che Infovaticana è un giornale online che si caratterizza per posizione molto decise ispirate al conservatorismo cattolico e alla fustigazione dei costumi.

Il desiderio di titoli ad effetto ha portato l’8 luglio (giorno del rapporto dei vescovi spagnoli sugli abusi sessuali del clero, tradotto di sana pianta da Crisis Magazine, altro giornale on line della medesima tendenza), al titolo: «La infestación homosexual de la Iglesia católica» ovvero «The Homosexual Infestation of the Catholic Church»), pedissequa traduzione spagnola dall’originale articolo in inglese, di un rapporto che in realtà parla degli abusi.

Il libro sul bacio

Ma, tornando al nuovo Prefetto, dalla nomina del 1° luglio, si contano ora alcuni post di sua mano su Facebook in risposta alle critiche, in particolare per il libro del 1995 sull’arte di baciare Sáname con tu boca. El arte de besar, che – senza venire neppure letto o sfogliato, in quanto è esaurito – ha fatto ribattezzare il suo autore, in Italia e non solo, come «L’arcivescovo esperto di baci».

Nonostante due post di chiarimento, Infovaticana torna sul tema e il nuovo Prefetto risponde. «Qualsiasi teologo, biblista o studioso di letteratura sa che, per interpretare un testo, è fondamentale porsi chiaramente di fronte al suo genere e non chiedergli ciò che non può dare. Questo è un libro che ho scritto con un gruppo di giovani quando ero un giovanissimo parroco.

E il tema di quel libro è profondamente conservatore. Sapete perché? Perché rispondeva alla preoccupazione di quei giovani – da me molto ben formati – di imparare a spiegare ad altri giovani perché il sesso prematrimoniale va evitato. Ebbene, mentre parlavamo e parlavamo, ci è venuto in mente di sottolineare che il sesso non è tutto, che, se lo si rimanda, si possono sviluppare molte altre forme di espressione dell’amore e crescere in quell’amore. Così, come esempio di una di quelle espressioni di affetto che possono avvenire senza bisogno del sesso, c’era il bacio.

Così, insieme a loro, abbiamo fatto un’indagine su altri giovani, abbiamo cercato delle poesie e abbiamo messo insieme questa catechesi. Non era un manuale di teologia, era un tentativo pastorale di cui non mi pentirò mai. (…) Infatti, poco dopo, ho chiesto all’editore di non ristamparlo. Non crede che sia una cattiva forma prendere quel piccolo libro, usare singole frasi di quel libretto pastorale giovanile per giudicarmi come teologo?».

La teologia

La domanda con cui si chiude la risposta, ovviamente non ha seguito da parte di chi ha confezionato l’intervista. Però pone sul tappeto una questione riguardante la «teologia» del nuovo Prefetto. Su questo tema lo stesso arcivescovo ha svolto qualche considerazione, stavolta in un’intervista concessa a Crux Now, il periodico online fondato e diretto da John Allen, vaticanista statunitense molto conosciuto e stimato e da molti anni a Roma.

«Durante la mia laurea a Roma – scrive l’arcivescovo – mi sono specializzato in sacra Scrittura. Questo mi ha orientato anche agli studi ermeneutici e mi sono avvicinato in particolare al filosofo [Hans-Georg] Gadamer, che mi ha influenzato profondamente. Poi ho fatto un dottorato in teologia sul pensiero di san Bonaventura, in particolare sul rapporto tra conoscenza e vita, tema che ha segnato profondamente anche il mio modo di intendere la teologia e il servizio dei teologi, orientato a nutrire la vita spirituale.

Per quanto riguarda i pensatori moderni, mi sono concentrato soprattutto sui grandi: Rahner e von Balthasar. Ho ricevuto molto da entrambi. Alla Facoltà di Teologia, ho tenuto corsi di Teologia (Pneumatologia, trattato sulla Grazia, Antropologia) e anche di Bibbia (Sinottici, ermeneutica e predicazione ecc.). Oltre a molti scritti divulgativi, ho certamente scritto testi più elaborati e speculativi: numerosi articoli di esegesi biblica, un manuale sulla Grazia, un manuale di Teologia Spirituale, articoli sullo stato intermedio e sulla persona del Padre (nella rivista Angelicum), articoli sul pensiero paolino, sui rapporti con l’ebraismo e sull’inculturazione (nella Nouvelle Revue Théologique), solo per fare degli esempi».

Importante, nell’intervista di Crux Now, la domanda successiva su come intenda il dialogo teologico. Domanda che contiene un sottinteso, relativo alla Pontificia Accademia per la Vita.

Il periodico conservatore online La Nuova Bussola Quotidiana, in pochi giorni ha già dedicato diversi articoli al fatto che, con il nuovo Prefetto, si allinea l’asse astrale che congiunge mons. Paglia (e papa Francesco, ovviamente) per smantellare la teologia morale cattolica. Due le prove: il volume Etica Teologica della Vita (qui), pubblicato nel giugno 2022 e promosso dalla Pontificia Accademia per la Vita, e ora la nomina stessa del nuovo Prefetto.

Spazio al dialogo

Date tali premesse, è importante leggere la risposta integrale alla domanda: come intende il dialogo teologico?

«Se si guarda a chi compone la Commissione Teologica Internazionale, si vedrà che si tratta di persone di linee diverse, eppure hanno il compito di produrre un documento comune. L’esperienza di Aparecida, e l’obiettivo di Bergoglio in quel momento, consisteva nel raggiungere un documento finale che riflettesse la ricchezza e la varietà della discussione di quelle settimane. Da un lato, il dialogo teologico implica la ricerca di un certo consenso, ma non tutto si riduce al consenso.

Un testo può anche raccogliere e indicare che, oltre a questi consensi, esiste una diversità di opinioni che può arricchire quel tema, sul quale sarà necessario continuare ad approfondire. Non tutto deve essere “chiuso”. Ricordiamo, ad esempio, la famosa controversia de auxiliis in cui due scuole teologiche [i domenicani e i gesuiti] litigarono e si condannarono a vicenda. Il papa di allora [Clemente VIII] non volle chiudere la questione e disse che era ancora un argomento di libera discussione che doveva essere approfondito.

D’altra parte, oggi è inevitabile incorporare elementi che provengono dal dialogo ecumenico e interreligioso, ma bisogna accettare che questo non implica che tutti usiamo le stesse categorie teologiche o lo stesso linguaggio. È necessario accettare una volta per tutte che esistono diversi linguaggi teologici. Già sant’Agostino e san Tommaso dicevano che la teologia si fa anche con le metafore. Nel dialogo interreligioso, ad esempio, lo spazio più ricco e fraterno si crea tra i monaci, che parlano a partire da un’esperienza spirituale in cui si trovano preziosi punti di contatto».

E già che ci siamo, al periodico spagnolo (online e cartaceo) Vida Nueva, il nuovo Prefetto risponde a una domanda in cui si chiede di parlare della teologia del popolo e se sia, come dicono i detrattori del papa, una nuova forma di marxismo.

«Direi due cose. Da un lato, mi sembra che ci sia stata una grande crescita in questo senso. Oggi questa sensibilità al dolore dei poveri e questa attenzione alla cultura dei disagiati è compresa meglio che in altri decenni. Anche i politici di destra parlano dei poveri, anche se differiscono nei metodi proposti per sconfiggere la povertà. D’altro canto, però, negli ultimi anni la polarizzazione della società è aumentata di nuovo e tutto ciò che ha a che fare con questo messaggio viene considerato “populista”. Ed è l’accusa più diffusa, piuttosto che “comunista”».

Ultima, per i momento, è arrivata un’intervista con Vaticannews, il canale ufficiale della Santa Sede, del Dicastero per la Comunicazione (qui), che non aggiunge molto a quanto già detto.

Da queste premesse – post, interviste, attenzione costante della stampa cattolica internazionale – quando ancora non è neanche partito per Roma, sarà interessante verificare cosa accadrà in termini di dichiarazioni, una volta che il nuovo Prefetto sarà in sede.

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