
Lo scorso 19 gennaio sul sito della Associazione dipendenti laici vaticani (ADLV) – formalmente riconosciuta dalle autorità della Santa Sede nel 1993, come organismo di rappresentanza dei dipendenti laici – è stato pubblicato un breve comunicato che riporta l’esito di una indagine (effettuata tra il 15 dicembre 2025 e il 7 gennaio 2026) sulle condizioni del lavoro prendendo come riferimento un campione di dipendenti «il più possibile eterogeneo dei vari dicasteri e di diversi enti del Vaticano». Riprendiamo di seguito il comunicato dal sito della ADLV
Insoddisfatti della crescita professionale, sfiduciati nei confronti della dirigenza, desiderosi di essere maggiormente rappresentati: è il quadro di un’indagine effettuata dall’Associazione dipendenti laici vaticani (ADLV) tra i lavoratori della Santa Sede nel periodo compreso tra il 15 dicembre e il 7 gennaio. È stato individuato un campione il più possibile eterogeneo dei vari dicasteri e di diversi enti del Vaticano, e al questionario sulle condizioni di lavoro hanno risposto 250 persone, per l’80% associati all’ ADLV.
- Scollamento tra lavoratori e dirigenza
In particolare, il 75,9% dei partecipanti ritiene che le risorse umane non siano adeguatamente collocate, valorizzate e motivate. Il 73,9% percepisce uno scollamento tra dirigenza e lavoratori, contro una minoranza del 12,8%, che si dimostra invece soddisfatta. Significativo il fatto che per il 71,6% degli interpellati i Superiori non siano stati selezionati secondo criteri di trasparenza e tramite un percorso curriculare. Il 26% dei lavoratori sostiene che non sia possibile dialogare in modo libero e sincero con i propri responsabili.
- Due terzi dei lavoratori vaticani non si sentono valorizzati
In generale, i dipendenti del Vaticano lamentano una scarsa valorizzazione delle risorse umane. Il 75,8% pensa che l’ambiente di lavoro in cui opera non premi lo spirito d’iniziativa, il merito e l’esperienza acquisita con l’anzianità. Un dato che fa il paio con un’altra informazione particolarmente preoccupante: più del 56% dei colleghi denuncia di aver subito ingiustizie e vessazioni dal proprio responsabile, fattore che andrebbe seriamente approfondito e arginato, benché in Vaticano il reato di mobbing non sia ancora configurato.
Insomma, i dipendenti vaticani vorrebbero essere valutati maggiormente per le loro competenze, e infatti il 73,4% percepisce favoritismi, disparità di trattamento, mancanza di attenzione verso i dipendenti, insicurezza sulla tutela dei propri diritti, anche pensionistici. Per l’ADLV è poi allarmante che il 73% lamenti un blocco dell’avanzamento di carriera in riferimento ai livelli funzionali, ricordando spesso anche l’operazione imposta dall’alto e sentita come ingiusta di sospensione del biennio, per la quale si attende ancora una riparazione.
- Poco efficaci le riforme del lavoro in Vaticano
È chiaro che i dipendenti vaticani si aspettino una nuova stagione di riesame delle tematiche più critiche evidenziate nel questionario e, più in generale, dei rapporti con i responsabili delle amministrazioni. Il 68% degli intervistati pensa che le riforme dell’ultimo decennio non abbiano portato concreti vantaggi ai dipendenti, anzi maggiori chiusure e restrizioni, e più del 79% è convinto che non si investa sufficientemente nella formazione del personale.
- Più margini di manovra alla ADLV, utile per controversie
Dal questionario emerge una forte necessità di avere organi di rappresentanza dei dipendenti che siano ufficialmente riconosciuti e abbiano più potere, riponendo grande fiducia nell’ ADLV. Non a caso, più del 71% di loro sostiene che, in caso di controversia, si rivolgerebbe, in prima istanza, all’ ADLV e per il 10% all’ULSA. Inoltre, circa il 75% ritiene che il dialogo ADLV – Capi Dicastero sia la via efficace per risolvere i problemi dei dipendenti. Generalmente positivo il giudizio sul Fas, il Fondo assistenza sanitaria – al di là di qualche nota critica sporadica – che, soprattutto dai pensionati, viene giudicato di qualità nel 48,1% dei casi.
- In Vaticano necessario dialogo continuo con lavoratori
Una sezione del questionario è stata dedicata a possibili suggerimenti da sottoporre al Papa, qualora se ne presentasse l’occasione. Dalla maggioranza dei rispondenti emerge la necessita di ridare dignità, voce e tutela reale ai lavoratori, attraverso rappresentanza, trasparenza, dialogo e rispetto della persona e dei suoi diritti. I più esprimono la richiesta di un dialogo continuo, e le espressioni più usate sono: “non essere dei numeri, “tutelare con dignità”, “amare il personale come il prossimo”.
Qui sembra emergere un’esigenza di carattere etico, prima ancora che contrattuale, fondamentale per contrastare una forma di disillusione e sfiducia che sembra scaturire da tutte le risposte. Ma poi, più in generale, in molti mettono in luce la necessità di rivedere gli stipendi, di ampliare le tutele per la famiglia, premi di produzione equi.
- ADLV sia utile a responsabili e dipendenti
Il dialogo è visto come strumento di prevenzione del conflitto e di migliore gestione delle criticità. In sintesi, in relazione ai dati emersi, l’ADLV si sente moralmente supportata nella domanda di ampliare le sue funzioni e i suoi poteri al fine di rendere un servizio utile sia ai responsabili che ai dipendenti. L’ obiettivo dovrebbe coincidere. E allora, perché non lavorare insieme, procedendo nella stessa direzione?






Tutto il mondo è paese: si descrivono qui le medesime dinamiche di ogni gruppo umano e nell’ambito ecclesiastico di ogni parrocchia, di ogni diocesi, di ogni curia. Per dare motivazione ai dipendenti bisogna puntare sulla formazione spirituale, riproponendo lo stile della vita nascosta di Gesù a Nazareth, nella bottega di S. Giuseppe, alla scuola della Madonna (è lo scomparire di Leone XIV). Per le altre questioni lavorative e sindacali dovrebbe trovare applicazione pratica la dottrina sociale della Chiesa e non le lotte di classe di matrice marxista.
Ma se i dipendenti laici piangono che fanno i dipendenti consacrati? Abbiamo sondaggi al riguardo?
E’ quello che intendeva papa Bergoglio con chiacchiericcio e carrierismo, messo terra terra. Però evidentemente non c’è Papa che tenga, le dinamiche sono sempre le stesse.
Proprio qualche giorno fa mi è capitato di leggere sul blog di Andrea Riccardi:
“Ma la domanda può essere posta nella Chiesa, nell’ambiente cristiano: è possibile essere amici? Ci sono difficoltà e delusioni. Spesso ci si rassegna a essere soli o almeno guardinghi. ”
https://www.riccardiandrea.it/2026/01/lamicizia-sconfigge-la-solitudine-e.html
Ringraziando il cielo negli anni ho trovato amicizie sincere, che mi hanno dato tanto, forse per questo, nonostante tutto, sono rimasta cristiana. Però si, è difficile, a quanto si vede in giro, non tutti sono fortunati..
Purtroppo nella Chiesa il nepotismo è un fatto assodato.
Bisognerebbe anche chiedersi come sono reclutati i dipendenti della Santa Sede.
Non mi pare che ci siano concorsi pubblici (almeno a me sembra di no).
Troppo facile parlare di rancori, gelosie, personalismi. Invece c’è una oggettiva situazione lavorativa molto difficile. A fronte di dichiarazioni eclatanti: “comunità di lavoro” (che cosa è?), “collaboratori” del Papa (ma che vuol dire?), abbiamo alcuni fatti molto semplici e chiari: nessun rinnovo di contratto (non esiste contratto), no avanzamenti (bloccati o pochissimi), in teoria valutazione del personale ma in pratica non viene comunicata, livelli orizzontali applicati in qualche caso e in tanti altri no, procedure opache per cui un livello funzionale inferiore sopravanza quello superiore se a portarlo è un sacerdote rispetto a un laico. Situazione difficile e complessa, che induce le persone a ritirarsi e lavorare in sordina e nascosti, perché non c’è valutazione dei meriti e dei risultati. Le modalità sono costruite per fare in modo che i dipendenti laici non solidarizzino tra loro: divisi è sempre meglio. In questo clima rancori, gelosie, personalismi proliferano ma sono funzionali al sistema. Il sondaggio è la scoperta dell’acqua calda – e un mio commento in tal senso, non viene pubblicato dal sito Adlv (ovviamente…). Un sondaggio serio prevede: esplicitare i criteri di scelta del campione, far vedere i risultati disaggregati, tanto per indicare due parametri. Ma soprattutto spiegare e specificare quali cambiamenti occorrono. Ma l’Adlv in questo non ha potere. Da un po’ è entrato in vigore il nuovo Regolamento generale della Curia che applica Praedicate Evangelium e che è la fotocopia di quello di prima e l’ Adlv non ha mai la possibilità di esprimersi. E tanto il Regolamento non dice niente su criteri di gestione, valutazione, difesa e tutela da soprusi e intimidazioni lavorative. Per non parlare dei pensionati, capitolo a parte, che sono ignorati da tutti invece di venire considerati una risorsa. Poi naturalmente c’è sempre chi pensa che il lavoro in Vaticano sia un’oasi di privilegio.
Si capisce anche frequentando le pagine social spesso gestite da docenti, giornalisti, o da persone con impegni nei media Vaticani: rancori, gelosie, personalismi..
Ma come? Dopo dodici anni di riforme avanguardistiche?