Diario di guerra /29. La propaganda

di:

diario di guerra

Se mai non l’avessimo ancora capito, ora, è chiaro: la guerra porta con sé la propaganda. Come si dice: «la prima vittima è la verità». È sempre così.

Tra le tante opere delle opposte propagande, ce n’è almeno una che ha attirato la mia particolare attenzione: questa voglio fissare sul diario e condividere.

Non mi riferisco al filmato, pur molto importante, diffuso in queste ore dall’esercito israeliano, che mostra un gruppo di palestinesi in uscita da Khan Younis gridare «abbasso Hamas!». Vero o falso? Le immagini sembrano dire che i civili palestinesi non amano Hamas, mentre molti – specie alcuni ministri israeliani – presentano Hamas come la loro più autentica e sola espressione. Propaganda? Vero è che, se si bandisse un concorso tra spot per pubblicizzare la Pace, questo filmato potrebbe vincerlo!

***

Ma ciò che mi ha molto colpito è la dichiarazione dell’ex speaker della Camera dei rappresentanti USA, Nancy Pelosi, del Partito democratico, secondo la quale i cortei pro-Palestina che contestano Biden negli USA sono istigati da Mosca: «qualcuno in buona fede, tra i manifestanti, ci sarà», ma ha aggiunto, chiarendo il suo pensiero, «è importante investigare se dietro non ci sia, e in che modo, la mano di Putin».

Un paio di giorni prima Biden era stato effettivamente interrotto e contestato ad un comizio di partito, mentre stava parlando di aborto, ma per i fatti di Gaza. Diversi militanti democratici – cioè, del partito stesso di Pelosi e Biden – in più occasioni, hanno espresso il loro dissenso con l’amministrazione, su Gaza.

Così alcuni funzionari del Dipartimento di Stato – a cui si sono poi uniti funzionari della Casa Bianca – hanno persino scritto al loro capo, cioè al Segretario di Stato, Blinken, per manifestare che la strada scelta dalla amministrazione americana, a loro avviso, non era quella giusta. Le loro ragioni sono presto dette: la situazione complessiva è drammatica e coinvolge una enormità di persone; questo pesa e peserà nelle sensibilità di tutti, nel mondo.

Il dissenso nel campo democratico sembra, dunque, reale: ed è dettato da ragioni umanitarie e politiche molto serie. Poi, è ovvio che si possa dare, come sempre, anche molto altro.

Da autorevole “pensionata”, Nancy Pelosi ha tentato di mettere un freno alle contestazioni e alle critiche. Ma non ha argomentato a favore di Biden e delle sue scelte, bensì ha parlato per delegittimare il dissenso, ridotto, a me sembra, al mito del cavallo di Troia del nemico numero uno: Putin, l’“amico” di Trump.

***

Ora, che Putin preferisca la vittoria di Trump a quella di Biden è indiscutibile. È pure certo che Biden sia in svantaggio in tutti i sondaggi rispetto a Trump, almeno ad oggi. Gli eredi di Kennedy e di Obama, democratici di nome e di fatto, farebbero però bene ad interrogarsi sulle bontà delle loro strategie, piuttosto di cadere nella tentazione di fare come fa lo “Zar”, ossia delegittimare il dissenso. D’accordo: Putin, il dissenso, lo criminalizza, che è un’altra cosa ancora e ovviamente infinitamente più grave.

Infatti, Blinken – politico e diplomatico di livello – ha accettato il confronto con i critici del Dipartimento di Stato su Gaza. Mentre i liberal – forse i radical – come Nancy Pelosi, preferiscono il metodo più facile, dicendo: chi contesta è, a dir poco usato, strumentalizzato, dai nostri nemici!

Il ragionamento che avrebbe ispirato la signora Pelosi – e cioè che a Putin il conflitto in Medio Oriente giovi e quindi faccia in modo di prolungarlo – appare talmente fondato da non richiedere particolari dimostrazioni per avvalorarlo. È chiarissimo, lo vediamo: l’Ucraina è scomparsa dalle prime pagine di tutti i giornali; è rimasto, a parlarne, quasi solo papa Francesco, definito da molti, tempo addietro, sbrigativamente, il filorusso: ora è lui a ricordarci di Kiev.

Ebbene, già si sapeva che a Putin sarebbe convenuto un conflitto come quello di Gaza, almeno da quando si faceva in modo che israeliani e sauditi trattassero di pace, con enormi implicazioni – militari e strategiche – per tutti i soggetti dell’area, compreso ovviamente l’Iran. Gli annunci di patti tra Washington e Riad non facevano, certamente, gioire Tehran, facilmente ritenuta l’ispiratrice dell’azione di Hamas, proprio per far saltare le possibilità di quell’accordo.

***

Forse – penso io – procedere con più cautela e più contezza della complessità mediorientale, da parte della amministrazione americana, avrebbe davvero incoraggiato la pace e indebolito Putin, più di tante interviste squadernate sui giornali di mezzo mondo.

Prendersela con quella parte degli americani che contestano e che starebbero facendo il gioco di Putin appare una scorciatoia che non prende sul serio, anche negli USA, quel Medio Oriente che non è un dettaglio – o una seccatura – da cui un giorno si invoca il ritiro e il giorno successivo si torna, di corsa.

Clinton, secondo alcuni, quando tentò di portare israeliani e palestinesi all’accordo definitivo, fallì per troppa fretta: avrebbe voluto un accordo prima del voto, sussurrano alcuni maligni, per far dimenticare le sue pericolose scappatelle. È una tesi, forse troppo malevola. E Biden? Io non esprimo certezze, ma mi permetto di fare una critica di metodo, non di merito.

Dopo aver detto peste e corna del giovane principe bin Salman, ha confidato in una relazione clamorosa col saudita, così da arrivare alla ribalta della storia prima del voto presidenziale!? Difficile rispondere con certezza, ma quel che è certo è che troppa ufficialità e troppi annunci pubblici possano aver allertato chi avversava l’accordo tra sauditi e israeliani, per un eccesso di confidenza americana; non credo per bravura di Putin.

La posta in gioco era altissima. Ma comunque, da anziano, Joe Biden avrebbe dovuto sapere che la fretta è cattiva consigliera e che la tremenda complessità mediorientale – coi suoi molteplici nodi irrisolti – andava affrontata con una visione del futuro di lunga durata, per l’intera la regione; soprattutto lontano dai riflettori, come si fece ad Oslo ai tempi dei negoziati segreti tra israeliani e palestinesi.  Ritengo quindi che servisse inclusività e riservatezza: contenuti veri perché la pace ha a che fare con la vita concreta della gente, messa alla prova da troppi interessi e metodi atroci.

***

I tempi toccati a Biden sono difficilissimi: di questo va dato atto. Le sue “oscillazioni”, anche sull’Iran, sono, quindi, per certi versi, comprensibili, ma anche evidenti. Ora prendersela con i suoi critici giova? Serve leadership, e il Medio Oriente è un terreno molto infido per chiunque voglia provarci. Putin, purtroppo, ha saputo come fare per tornare in Medio Oriente, e lo ha fatto con estrema spregiudicatezza. L’America, anche con Biden, ha pericolosamente ondeggiato tra ritiro e ritorno. Chi legittimamente critica, con questo non c’entra.

Le difficoltà tornano più gravi, ora, con l’uccisione dei marines americani. Come rispondere? Non può essere Putin a motivare una decisione così importante: se si colpisce in Siria o in Iraq non si ristabilisce la deterrenza americana, ma, se si colpisce Tehran, può significare quell’estensione del conflitto che Biden – giustamente – non vuole.

In questo quadro pensare al pugno di ferro – nel campo del Presidente – potrà funzionare?

  • Tutte le puntate del Diario di Riccardo Cristiano possono essere lette qui.
Print Friendly, PDF & Email

Un commento

  1. Mario 31 gennaio 2024

Lascia un commento

Questo sito fa uso di cookies tecnici ed analitici, non di profilazione. Clicca per leggere l'informativa completa.

Questo sito utilizza esclusivamente cookie tecnici ed analitici con mascheratura dell'indirizzo IP del navigatore. L'utilizzo dei cookie è funzionale al fine di permettere i funzionamenti e fonire migliore esperienza di navigazione all'utente, garantendone la privacy. Non sono predisposti sul presente sito cookies di profilazione, nè di prima, né di terza parte. In ottemperanza del Regolamento Europeo 679/2016, altrimenti General Data Protection Regulation (GDPR), nonché delle disposizioni previste dal d. lgs. 196/2003 novellato dal d.lgs 101/2018, altrimenti "Codice privacy", con specifico riferimento all'articolo 122 del medesimo, citando poi il provvedimento dell'authority di garanzia, altrimenti autorità "Garante per la protezione dei dati personali", la quale con il pronunciamento "Linee guida cookie e altri strumenti di tracciamento del 10 giugno 2021 [9677876]" , specifica ulteriormente le modalità, i diritti degli interessati, i doveri dei titolari del trattamento e le best practice in materia, cliccando su "Accetto", in modo del tutto libero e consapevole, si perviene a conoscenza del fatto che su questo sito web è fatto utilizzo di cookie tecnici, strettamente necessari al funzionamento tecnico del sito, e di i cookie analytics, con mascharatura dell'indirizzo IP. Vedasi il succitato provvedimento al 7.2. I cookies hanno, come previsto per legge, una durata di permanenza sui dispositivi dei navigatori di 6 mesi, terminati i quali verrà reiterata segnalazione di utilizzo e richiesta di accettazione. Non sono previsti cookie wall, accettazioni con scrolling o altre modalità considerabili non corrette e non trasparenti.

Ho preso visione ed accetto