Sudan: poco fratelli, molti coltelli

di:

Pur essendo ora rivali, Abdel Fattah al-Burhan e Mohammed Hamdan Dagalo sono entrambi imputabili di crimini come le stragi di civili in Darfur e la repressione di massa contro i manifestanti che, alla caduta del dittatore al-Bashir, chiedevano libertà e democrazia in Sudan.

sudan

Foto di Mohamed Tohami su Unsplash

Anche se si stanno combattendo con sanguinaria caparbietà, Abdel Fattah al-Burhan e Mohammed Hamdan Dagalo (detto Hemedti, «piccolo Mohamed») sono «fratelli sotto la pelle», prendendo in prestito la definizione da Rudyard Kipling. Sono infatti coautori delle stragi di civili in Darfur, così come della repressione di massa contro i manifestanti che chiedevano libertà e democrazia, alla caduta del dittatore al-Bashir. Il primo in veste ufficiale di generale dell’esercito prima e nei fatti capo del Sudan dopo.

Il secondo invece come comandante del gruppo paramilitare dei Diavoli a Cavallo e successivamente nella veste ufficiale di vicepresidente del Consiglio sovrano di Transizione. Ambedue condividono il sostegno indicibile al dittatore al-Bashir, di cui sono stati pilastri fondamentali, prima di concordarne la defenestrazione.

Due volti della stessa violenza

In soldoni, nessuno dei due può spacciarsi come un paladino della democrazia ma sono solo due versioni della stessa violenza usata senza limiti contro civili inermi. Per questo con modalità diverse (e spesso nelle scambievoli vesti di «Gatto» e «Volpe») hanno sempre osteggiato la transizione verso le elezioni e quindi il passaggio dei poteri ai civili per conservare il potere, garantirsi l’immunità e salvaguardare le enormi ricchezze accumulate in questi anni.

Non a caso entrambi non hanno mai mantenuto la promessa di consegnare al-Bashir alla Corte penale internazionale dell’Aja, perché nei loro confronti, nel corso del processo, sarebbero emerse responsabilità nei massacri, oltre ad affari di corruzione, appropriazione indebita, arricchimenti personali.

Il generale al-Burhan, rigida formazione militare con specializzazioni in Egitto e Giordania, sostenuto dalla nomenklatura islamista dell’esercito, sopravvissuta al passato regime, sogna di emulare il collega al-Sisi, il padre-padrone del Cairo, che ricambia con il generoso invio di soldati e aerei da combattimento.

Al-Sisi spera così di tenere il Sudan al proprio fianco nella contesa che contrappone l’Egitto all’Etiopia per il controllo delle acque del Nilo che Addis Abeba sta mettendo in discussione con la costruzione dell’enorme diga della Rinascita con l’obiettivo di riscrivere accordi vecchi di oltre un secolo e oggi inadeguati.

Hemedti, invece, si è autoproclamato generale delle Forze di supporto rapido, un’infernale banda di centomila tagliagole.

Dopo la terza elementare, ha svolto la sua personale accademia militare nel deserto come cammelliere prima di approdare in Darfur nel 2003, all’inizio appoggiando i ribelli per passare dopo 6 mesi sul fronte opposto, con i governativi del dittatore al-Bashir. È diventato ricchissimo grazie ai traffici di oro estratto in Darfur, contrabbandato in Russia (grazie ai paramilitari della Wagner) via Emirati Arabi, dove è depositato il suo tesoro.

Gli interessi geopolitici

Intorno al conflitto in corso, c’è una pluralità di nazioni interessate alla strategica posizione del Sudan, posto tra il Nilo e il Mar Rosso, con enormi ricchezze minerarie e un grande potenziale agricolo, uscito di recente da decenni di sanzioni e isolamento.

La Russia ha trovato un approdo per le sue navi da guerra sulla costa sudanese del Mar Rosso. In cambio, ha offerto veicoli corazzati e addestramento militare. Non a caso Dagalo all’inizio dell’invasione dell’Ucraina è volato a Mosca dove ha stretto accordi con il gruppo Wagner in cambio di concessioni all’estrazione di oro. E il suo gruppo è oggi meglio equipaggiato dell’esercito.

Gli Emirati Arabi mirano al potenziale agricolo sudanese per risolvere le loro necessità alimentari. Pur facendo ufficialmente parte del gruppo diplomatico internazionale impegnato per la transizione democratica, nel 2018 hanno finanziato Dagalo per mandare i suoi Diavoli a combattere in Yemen.

Anche l’Etiopia punta sull’ex cammelliere fattosi generale (che incassa pure il favore dell’Eritrea) per fermare le pretese egiziane sulle acque del Nilo. Mentre il generale libico Khalifa Haftar smentisce ma non convince quanti gli hanno chiesto conto del trasferimento di materiali militari della Wagner dalla Libia (dove i russi sostengono l’uomo forte della Cirenaica) agli uomini di Dagalo.

Anche Israele è interessata all’evoluzione della situazione dopo l’agognato riconoscimento formale ottenuto da Khartoum. La Cina (principale partner petrolifero e commerciale del Sudan) per ora sembra non prendere posizione in questo groviglio. Mentre i Paesi occidentali hanno scelto di appoggiare la transizione democratica con l’obiettivo di contrastare l’espansionismo russo e cinese in Africa.

Ma il Sudan rischia di trasformarsi nel teatro di una guerra per procura dove gli stati stranieri affidano lo scontro a truppe locali.

Enzo Nucci è giornalista. Già corrispondente della RAI per l’Africa subsahariana. Pubblicato sul sito della rivista Confronti (qui), il 5 giugno 2023.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Questo sito fa uso di cookies tecnici ed analitici, non di profilazione. Clicca per leggere l'informativa completa.

Questo sito utilizza esclusivamente cookie tecnici ed analitici con mascheratura dell'indirizzo IP del navigatore. L'utilizzo dei cookie è funzionale al fine di permettere i funzionamenti e fonire migliore esperienza di navigazione all'utente, garantendone la privacy. Non sono predisposti sul presente sito cookies di profilazione, nè di prima, né di terza parte. In ottemperanza del Regolamento Europeo 679/2016, altrimenti General Data Protection Regulation (GDPR), nonché delle disposizioni previste dal d. lgs. 196/2003 novellato dal d.lgs 101/2018, altrimenti "Codice privacy", con specifico riferimento all'articolo 122 del medesimo, citando poi il provvedimento dell'authority di garanzia, altrimenti autorità "Garante per la protezione dei dati personali", la quale con il pronunciamento "Linee guida cookie e altri strumenti di tracciamento del 10 giugno 2021 [9677876]" , specifica ulteriormente le modalità, i diritti degli interessati, i doveri dei titolari del trattamento e le best practice in materia, cliccando su "Accetto", in modo del tutto libero e consapevole, si perviene a conoscenza del fatto che su questo sito web è fatto utilizzo di cookie tecnici, strettamente necessari al funzionamento tecnico del sito, e di i cookie analytics, con mascharatura dell'indirizzo IP. Vedasi il succitato provvedimento al 7.2. I cookies hanno, come previsto per legge, una durata di permanenza sui dispositivi dei navigatori di 6 mesi, terminati i quali verrà reiterata segnalazione di utilizzo e richiesta di accettazione. Non sono previsti cookie wall, accettazioni con scrolling o altre modalità considerabili non corrette e non trasparenti.

Ho preso visione ed accetto