
Alla domanda del titolo prova a rispondere un libro di Giovanni Del Missier e di Roberto Massaro: La morale può cambiare? Alla ricerca di nuovi paradigmi per l’etica sessuale (ed. San Paolo, 2025). Nel solco della tradizione alfonsiana – entrambi gli autori sono ex studenti e ora docenti del Pontificio Istituto Superiore di Teologia Morale Accademia Alfonsiana di Roma – il testo propone un percorso che vuole aiutare ad individuare nuovi paradigmi per la morale e lo fa a partire dall’etica sessuale, anche se la proposta che nasce dal testo riguarda tutta la morale.

Cambio di paradigma
Il primo capitolo si sofferma sulla questione del cambio di paradigma e lo fa attingendo alla riflessione del fisico e filosofo statunitense Thomas S. Kuhn (1922-1996). Nel suo testo principale, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Kuhn sostiene che le nuove teorie nascono dalla sostituzione del modello in vigore – che l’autore chiama «paradigma» – con un nuovo modello, mediante un processo complesso e di lunga durata.
Si tratta di un processo «che non è né totalmente razionale, né totalmente irrazionale e, più che essere frutto di una normale evoluzione, le nuove concezioni sono provocate da una vera e propria rivoluzione» (p. 18). Infatti, quando sorgono anomalie, nei fatti o nella teoria, ci si trova di fronte ad una nuova fase, nella quale il vecchio paradigma viene messo in discussione ed emergono nuove teorie in conflitto tra di loro. La conversione ad un nuovo paradigma avviene per questioni storiche, psicologiche e sociologiche e non solo per motivazioni logiche.
Gli autori fanno notare che Kuhn è come se ci facesse comprendere che i dati di uno scienziato non sono mai completamente puri, ma «sono sempre mediati e interpretati da un soggetto in un determinato tempo e in un determinato luogo» (p. 21). Così la ricerca scientifica si apre ad altre dimensioni, tra cui anche la fede, non intesa in senso religioso, ma come affidamento ragionevole e fondato.
Affinché il nuovo paradigma si impianti, occorre che esso dimostri di essere in grado di guidare la ricerca in futuro. Kuhn sottolinea come questo percorso sia necessariamente graduale, perché all’inizio il nuovo paradigma avrà pochi sostenitori, che, se sono competenti, pian piano ne convinceranno altri e, trovando nuove argomentazioni, cresceranno coloro che aderiscono al nuovo paradigma.
Anche la teologia segue questi sviluppi? Anche nella riflessione teologica esiste o può esistere qualcosa di simile?
Gli autori rispondono favorevolmente a questa domanda e presentano l’evoluzione complessa del modello di sessualità nella storia dell’Occidente cristiano individuando tre macro-modelli che ne hanno caratterizzato la storia: procreazionista, romantico, fluido-disinvolto.
L’etica teologica si trova, pertanto, di fronte ad una «fase di scienza straordinaria», che è quella in cui un paradigma entra in crisi e si comincia l’elaborazione di qualcosa di nuovo.
I vissuti morali
Nel secondo capitolo gli autori propongono una «nuova» casistica, che non costituisce il tentativo di incasellare tutto, bensì di rispondere all’istanza emersa nel Vaticano II di «perfezionare la teologia morale, in modo che la sua esposizione scientifica, più nutrita della dottrina della sacra Scrittura, illustri la grandezza della vocazione dei fedeli in Cristo e il loro obbligo di apportare frutto nella carità per la vita del mondo» (Optatam totius 16).
Attraverso un approccio sociologico-empirico – che porti alla luce le strutture profonde che modellano la vita sociale e che guardi il mondo dalle periferie – viene proposto il metodo dei vissuti morali personali.
Attraverso quattro storie morali verosimili, corrispondenti ad altrettante questioni teologico-morali, secondo la tecnica del Responent-Driven-Sampling (RDS), vengono individuati inizialmente cinque operatori/operatrici pastorali per ciascuna area della penisola italiana (Nord-est, Nord-ovest, Centro, Sud e Isole), a cui viene chiesto di reclutare a loro volta unità campionarie, che a loro volta ne coinvolgono altre a successive ondate. La ricerca, iniziata a settembre 2024, si conclude il 31 dicembre 2024 coinvolgendo 190 persone (51,1% donne e 48,9% uomini).
Lo scopo della ricerca è triplice: rendere protagoniste le coscienze credenti, servirsi della «nuova casistica» e assumere i frutti del discernimento per elaborare nuovi paradigmi.
Erotismo, gender, legge naturale
Nel terzo capitolo, gli autori propongono una rilettura di tre questioni nel tentativo di individuare categorie ermeneutiche per un’etica sessuale rinnovata: erotismo, gender, legge naturale.
La prima questione riguarda l’erotismo non più vizio, ma virtù. Amoris laetitia parla della dimensione erotica dell’amore dando finalmente una lettura positiva della sessualità, intesa come linguaggio corporeo interpersonale.
Scrive papa Francesco: «L’erotismo appare come manifestazione specificamente umana della sessualità… L’erotismo più sano, sebbene sia unito a una ricerca di piacere, presuppone lo stupore, e perciò può umanizzare gli impulsi. Pertanto, in nessun modo possiamo intendere la dimensione erotica dell’amore come un male permesso o come un peso da sopportare per il bene della famiglia, bensì come dono di Dio che abbellisce l’incontro tra gli sposi» (AL 151-152).
Gli autori evidenziano che, in questo modo, si porta a compimento la svolta decisiva del Vaticano II che in Gaudium et spes 47-52, riconosce esplicitamente (e forse per la prima volta!) la bontà intrinseca dell’esercizio della sessualità tra gli sposi.
Fino ad Amoris laetitia, l’erotismo rimaneva segnato da un’ombra che ha sempre accompagnato la paura nei confronti della sessualità, una paura che non ha mai integrato eros, philia e agape, restando dentro letture che mantenevano giustapposizioni e separazioni.
Amoris laetitia non presenta una lettura superficiale o ingenua della sessualità, dal momento che invita all’esercizio del discernimento per sviluppare un’educazione progressiva della sessualità, presentata come linguaggio interpersonale (cf. AL 150-152).
Gli autori affermano, pertanto, che «l’erotismo non è più inteso come soddisfazione egoista di un bisogno istintuale, ma come istanza umanizzatrice della gestualità sessuale, inserita stabilmente in una dinamica relazionale profonda, piena e matura, che manifesta il significato sponsale della corporeità ed è il veicolo espressivo della donazione interpersonale più autentica» (p. 77).
Si percepisce il riconoscimento affettuoso a questo punto del testo per alcuni teologi che vengono citati e ai quali si deve la nascita di un nuovo paradigma: Berhnard Haering, Eric Fuchs e Xavier Lacroix.
Vengono in questo modo proposti tre criteri capaci di orientare l’erotismo affinché corrisponda alla forma della sessualità umana senza degenerare.
La sessualità deve essere umana, coniugale (che non è sinonimo di matrimoniale) e responsabile. Ne consegue che la sessualità sarà moralmente buona se sarà espressione di una relazione
«1) di vero amore interpersonale paritario e simmetrico, rispettoso della dignità di entrambi i partner;
2) di impegno reciproco ed esclusivo orientato a un progetto di vita comune stabile;
3) aperta alla possibilità di essere feconda secondo le particolari capacità di ogni coppia, proiettata oltre sé stessa e impegnata a portare frutto per la vita del mondo» (pp.80-81).
La seconda questione è il gender: chi ne ha paura? Partendo dal titolo provocatorio dell’opera della filosofa Judith Butler – Chi ha paura del gender? –, gli autori giungono ad evidenziare come la questione gender rappresenta una risposta (alle volte sbagliata) a legittime aspirazioni che riguardano situazioni di fragilità e di complessità esistenziale e che «sesso biologico (sex) e ruolo sociale-culturale del sesso (gender) si possono distinguere, ma non separare» (AL 56) del tutto.
Ancora più positiva è la prospettiva educativa con la questione gender contenuta nel documento Maschio e femmina li creò, della Congregazione per l’Educazione Cattolica (2019). In questo documento la prospettiva è quella del dialogo. Si distingue tra ideologia gender e ricerche sul gender, che permettono di inquadrare e comprendere gli aspetti culturali della differenza sessuale. Si tratta, pertanto, di instaurare un confronto critico e costruttivo, consapevoli delle criticità, ma soprattutto di alcuni punti positivi di convergenza, in particolare la lotta contro ogni forma di discriminazione e di violenza.
Sul piano pastorale, si evidenzia come ci sia stata una serie di risposte positive all’ammissione e alla partecipazione attiva nella celebrazione dei sacramenti (battezzandi, padrini e madrine, testimoni) e l’apertura alla possibilità di benedizioni alla luce di Fiducia supplicans.
Si conclude evidenziando come il gender ricordi che l’identità non è mai solo un dato (sex), ma è sempre anche un da farsi (gender), un progetto da realizzare, un compito educativo ed etico.
La terza questione è la reinterpretazione della legge naturale. Infatti, i contenuti teorici della legge naturale, le sue forme espressive e la connessione con la Rivelazione cristiana appaiono problematici, se non il più delle volte incomprensibili. Lo stesso termine naturale è soggetto a differenti interpretazioni nei diversi contesti geografici-culturali.
Gli autori si richiamano al documento della Commissione Teologica Internazionale, Alla ricerca di una un’etica universale: nuovo sguardo sulla legge naturale (2009), nel quale viene riletto il senso di questa espressione e, citando il n. 59, si afferma: «La legge naturale non può dunque essere presentata come un insieme già costituito di regole che si impongono a priori al soggetto morale, ma è una fonte di ispirazione oggettiva per il suo processo, eminentemente personale, di presa di decisione».
Risulta particolarmente interessante il discorso che viene fatto relativamente all’omosessualità, recuperando una lettura di san Tommaso d’Aquino, il quale mostra che, benché contraria all’inclinazione generale della specie, essa è connaturale alla persona concreta presa nella sua singolarità e non deve essere confusa con il vizio puramente venereo o il peccato sessuale. La persona, infatti, è chiamata a realizzare la propria sessualità secondo la specificità umana che le è propria.
In ascolto delle storie
A questo punto del percorso si apre la seconda parte del libro con i racconti delle storie di Davide e Matteo (coppie omoaffettive), di Francesca e della sua nuova unione (nuove convivenze), di Mario e Maddalena (genere e partecipazione ecclesiale) e di Martin (identità di genere e ricerca di fede).
In questa seconda parte è molto prezioso l’ascolto delle storie e la griglia che viene proposta per ogni racconto: storia, quadro etico-normativo di riferimento, risposte degli intervistati, chiavi di discernimento pastorale, epilogo possibile.
È molto interessante mettere la morale alla prova della vita e vedere che i principi di riferimento, le verità che si concretizzano in norme, hanno senso soltanto se sanno dialogare con le storie delle persone, le loro vite, i loro percorsi. Questo non impoverisce la morale, ma la arricchisce e, «in questo modo, riapre la comprensione della dottrina cristiana. Restituisce vita a Dio e «carne tenera» alla dottrina della Chiesa. E pone così le premesse per una Chiesa che non separi più ciò che Dio ha unito: dogma e storia, dottrina e vita, vangelo ed esperienza umana. Con una espressione cara alla catechesi: fedeltà a Dio e all’uomo» (E. Biemmi, “Lo stile dell’accompagnatore familiare secondo «Amoris laetitia»”, Tredimensioni 14 (2017), 299).
Ciò che papa Francesco diceva della dottrina cristiana vale anche per la morale: «La dottrina cristiana non è un sistema chiuso incapace di generare domande, dubbi, interrogativi, ma è viva, sa inquietare, sa animare. Ha volto non rigido, ha corpo che si muove e si sviluppa, ha carne tenera: la dottrina cristiana si chiama Gesù Cristo» (Discorso di papa Francesco al Convegno ecclesiale nazionale di Firenze, 10 novembre 2015).
La comprensione sempre più piena del Vangelo è quello che ritroviamo in questo testo di Del Missier e Massaro, che mostrano come la morale possa cambiare, anzi abbia l’esigenza di cambiare per potere esser salvifica per l’uomo di oggi.
Come ci ricorda il Vangelo, il vino nuovo va messo in otri nuovi, altrimenti il vino nuovo rompe gli otri vecchi e si perde sia il vino che gli otri. Non solo, occorre anche superare la tentazione di dire «il vecchio è gradevole» (Lc 5,39). Il testo La morale può cambiare? da una parte ha il sapore del vino nuovo e, dall’altra, supera la tentazione di dire che «il vecchio» è gradevole, accettando la sfida che la cultura di oggi lancia alla morale e, in modo particolare, alla sessualità.





