
Alla domanda del titolo prova a rispondere un libro di Giovanni Del Missier e di Roberto Massaro: La morale può cambiare? Alla ricerca di nuovi paradigmi per l’etica sessuale (ed. San Paolo, 2025). Nel solco della tradizione alfonsiana – entrambi gli autori sono ex studenti e ora docenti del Pontificio Istituto Superiore di Teologia Morale Accademia Alfonsiana di Roma – il testo propone un percorso che vuole aiutare ad individuare nuovi paradigmi per la morale e lo fa a partire dall’etica sessuale, anche se la proposta che nasce dal testo riguarda tutta la morale.

Cambio di paradigma
Il primo capitolo si sofferma sulla questione del cambio di paradigma e lo fa attingendo alla riflessione del fisico e filosofo statunitense Thomas S. Kuhn (1922-1996). Nel suo testo principale, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Kuhn sostiene che le nuove teorie nascono dalla sostituzione del modello in vigore – che l’autore chiama «paradigma» – con un nuovo modello, mediante un processo complesso e di lunga durata.
Si tratta di un processo «che non è né totalmente razionale, né totalmente irrazionale e, più che essere frutto di una normale evoluzione, le nuove concezioni sono provocate da una vera e propria rivoluzione» (p. 18). Infatti, quando sorgono anomalie, nei fatti o nella teoria, ci si trova di fronte ad una nuova fase, nella quale il vecchio paradigma viene messo in discussione ed emergono nuove teorie in conflitto tra di loro. La conversione ad un nuovo paradigma avviene per questioni storiche, psicologiche e sociologiche e non solo per motivazioni logiche.
Gli autori fanno notare che Kuhn è come se ci facesse comprendere che i dati di uno scienziato non sono mai completamente puri, ma «sono sempre mediati e interpretati da un soggetto in un determinato tempo e in un determinato luogo» (p. 21). Così la ricerca scientifica si apre ad altre dimensioni, tra cui anche la fede, non intesa in senso religioso, ma come affidamento ragionevole e fondato.
Affinché il nuovo paradigma si impianti, occorre che esso dimostri di essere in grado di guidare la ricerca in futuro. Kuhn sottolinea come questo percorso sia necessariamente graduale, perché all’inizio il nuovo paradigma avrà pochi sostenitori, che, se sono competenti, pian piano ne convinceranno altri e, trovando nuove argomentazioni, cresceranno coloro che aderiscono al nuovo paradigma.
Anche la teologia segue questi sviluppi? Anche nella riflessione teologica esiste o può esistere qualcosa di simile?
Gli autori rispondono favorevolmente a questa domanda e presentano l’evoluzione complessa del modello di sessualità nella storia dell’Occidente cristiano individuando tre macro-modelli che ne hanno caratterizzato la storia: procreazionista, romantico, fluido-disinvolto.
L’etica teologica si trova, pertanto, di fronte ad una «fase di scienza straordinaria», che è quella in cui un paradigma entra in crisi e si comincia l’elaborazione di qualcosa di nuovo.
I vissuti morali
Nel secondo capitolo gli autori propongono una «nuova» casistica, che non costituisce il tentativo di incasellare tutto, bensì di rispondere all’istanza emersa nel Vaticano II di «perfezionare la teologia morale, in modo che la sua esposizione scientifica, più nutrita della dottrina della sacra Scrittura, illustri la grandezza della vocazione dei fedeli in Cristo e il loro obbligo di apportare frutto nella carità per la vita del mondo» (Optatam totius 16).
Attraverso un approccio sociologico-empirico – che porti alla luce le strutture profonde che modellano la vita sociale e che guardi il mondo dalle periferie – viene proposto il metodo dei vissuti morali personali.
Attraverso quattro storie morali verosimili, corrispondenti ad altrettante questioni teologico-morali, secondo la tecnica del Responent-Driven-Sampling (RDS), vengono individuati inizialmente cinque operatori/operatrici pastorali per ciascuna area della penisola italiana (Nord-est, Nord-ovest, Centro, Sud e Isole), a cui viene chiesto di reclutare a loro volta unità campionarie, che a loro volta ne coinvolgono altre a successive ondate. La ricerca, iniziata a settembre 2024, si conclude il 31 dicembre 2024 coinvolgendo 190 persone (51,1% donne e 48,9% uomini).
Lo scopo della ricerca è triplice: rendere protagoniste le coscienze credenti, servirsi della «nuova casistica» e assumere i frutti del discernimento per elaborare nuovi paradigmi.
Erotismo, gender, legge naturale
Nel terzo capitolo, gli autori propongono una rilettura di tre questioni nel tentativo di individuare categorie ermeneutiche per un’etica sessuale rinnovata: erotismo, gender, legge naturale.
La prima questione riguarda l’erotismo non più vizio, ma virtù. Amoris laetitia parla della dimensione erotica dell’amore dando finalmente una lettura positiva della sessualità, intesa come linguaggio corporeo interpersonale.
Scrive papa Francesco: «L’erotismo appare come manifestazione specificamente umana della sessualità… L’erotismo più sano, sebbene sia unito a una ricerca di piacere, presuppone lo stupore, e perciò può umanizzare gli impulsi. Pertanto, in nessun modo possiamo intendere la dimensione erotica dell’amore come un male permesso o come un peso da sopportare per il bene della famiglia, bensì come dono di Dio che abbellisce l’incontro tra gli sposi» (AL 151-152).
Gli autori evidenziano che, in questo modo, si porta a compimento la svolta decisiva del Vaticano II che in Gaudium et spes 47-52, riconosce esplicitamente (e forse per la prima volta!) la bontà intrinseca dell’esercizio della sessualità tra gli sposi.
Fino ad Amoris laetitia, l’erotismo rimaneva segnato da un’ombra che ha sempre accompagnato la paura nei confronti della sessualità, una paura che non ha mai integrato eros, philia e agape, restando dentro letture che mantenevano giustapposizioni e separazioni.
Amoris laetitia non presenta una lettura superficiale o ingenua della sessualità, dal momento che invita all’esercizio del discernimento per sviluppare un’educazione progressiva della sessualità, presentata come linguaggio interpersonale (cf. AL 150-152).
Gli autori affermano, pertanto, che «l’erotismo non è più inteso come soddisfazione egoista di un bisogno istintuale, ma come istanza umanizzatrice della gestualità sessuale, inserita stabilmente in una dinamica relazionale profonda, piena e matura, che manifesta il significato sponsale della corporeità ed è il veicolo espressivo della donazione interpersonale più autentica» (p. 77).
Si percepisce il riconoscimento affettuoso a questo punto del testo per alcuni teologi che vengono citati e ai quali si deve la nascita di un nuovo paradigma: Berhnard Haering, Eric Fuchs e Xavier Lacroix.
Vengono in questo modo proposti tre criteri capaci di orientare l’erotismo affinché corrisponda alla forma della sessualità umana senza degenerare.
La sessualità deve essere umana, coniugale (che non è sinonimo di matrimoniale) e responsabile. Ne consegue che la sessualità sarà moralmente buona se sarà espressione di una relazione
«1) di vero amore interpersonale paritario e simmetrico, rispettoso della dignità di entrambi i partner;
2) di impegno reciproco ed esclusivo orientato a un progetto di vita comune stabile;
3) aperta alla possibilità di essere feconda secondo le particolari capacità di ogni coppia, proiettata oltre sé stessa e impegnata a portare frutto per la vita del mondo» (pp.80-81).
La seconda questione è il gender: chi ne ha paura? Partendo dal titolo provocatorio dell’opera della filosofa Judith Butler – Chi ha paura del gender? –, gli autori giungono ad evidenziare come la questione gender rappresenta una risposta (alle volte sbagliata) a legittime aspirazioni che riguardano situazioni di fragilità e di complessità esistenziale e che «sesso biologico (sex) e ruolo sociale-culturale del sesso (gender) si possono distinguere, ma non separare» (AL 56) del tutto.
Ancora più positiva è la prospettiva educativa con la questione gender contenuta nel documento Maschio e femmina li creò, della Congregazione per l’Educazione Cattolica (2019). In questo documento la prospettiva è quella del dialogo. Si distingue tra ideologia gender e ricerche sul gender, che permettono di inquadrare e comprendere gli aspetti culturali della differenza sessuale. Si tratta, pertanto, di instaurare un confronto critico e costruttivo, consapevoli delle criticità, ma soprattutto di alcuni punti positivi di convergenza, in particolare la lotta contro ogni forma di discriminazione e di violenza.
Sul piano pastorale, si evidenzia come ci sia stata una serie di risposte positive all’ammissione e alla partecipazione attiva nella celebrazione dei sacramenti (battezzandi, padrini e madrine, testimoni) e l’apertura alla possibilità di benedizioni alla luce di Fiducia supplicans.
Si conclude evidenziando come il gender ricordi che l’identità non è mai solo un dato (sex), ma è sempre anche un da farsi (gender), un progetto da realizzare, un compito educativo ed etico.
La terza questione è la reinterpretazione della legge naturale. Infatti, i contenuti teorici della legge naturale, le sue forme espressive e la connessione con la Rivelazione cristiana appaiono problematici, se non il più delle volte incomprensibili. Lo stesso termine naturale è soggetto a differenti interpretazioni nei diversi contesti geografici-culturali.
Gli autori si richiamano al documento della Commissione Teologica Internazionale, Alla ricerca di una un’etica universale: nuovo sguardo sulla legge naturale (2009), nel quale viene riletto il senso di questa espressione e, citando il n. 59, si afferma: «La legge naturale non può dunque essere presentata come un insieme già costituito di regole che si impongono a priori al soggetto morale, ma è una fonte di ispirazione oggettiva per il suo processo, eminentemente personale, di presa di decisione».
Risulta particolarmente interessante il discorso che viene fatto relativamente all’omosessualità, recuperando una lettura di san Tommaso d’Aquino, il quale mostra che, benché contraria all’inclinazione generale della specie, essa è connaturale alla persona concreta presa nella sua singolarità e non deve essere confusa con il vizio puramente venereo o il peccato sessuale. La persona, infatti, è chiamata a realizzare la propria sessualità secondo la specificità umana che le è propria.
In ascolto delle storie
A questo punto del percorso si apre la seconda parte del libro con i racconti delle storie di Davide e Matteo (coppie omoaffettive), di Francesca e della sua nuova unione (nuove convivenze), di Mario e Maddalena (genere e partecipazione ecclesiale) e di Martin (identità di genere e ricerca di fede).
In questa seconda parte è molto prezioso l’ascolto delle storie e la griglia che viene proposta per ogni racconto: storia, quadro etico-normativo di riferimento, risposte degli intervistati, chiavi di discernimento pastorale, epilogo possibile.
È molto interessante mettere la morale alla prova della vita e vedere che i principi di riferimento, le verità che si concretizzano in norme, hanno senso soltanto se sanno dialogare con le storie delle persone, le loro vite, i loro percorsi. Questo non impoverisce la morale, ma la arricchisce e, «in questo modo, riapre la comprensione della dottrina cristiana. Restituisce vita a Dio e «carne tenera» alla dottrina della Chiesa. E pone così le premesse per una Chiesa che non separi più ciò che Dio ha unito: dogma e storia, dottrina e vita, vangelo ed esperienza umana. Con una espressione cara alla catechesi: fedeltà a Dio e all’uomo» (E. Biemmi, “Lo stile dell’accompagnatore familiare secondo «Amoris laetitia»”, Tredimensioni 14 (2017), 299).
Ciò che papa Francesco diceva della dottrina cristiana vale anche per la morale: «La dottrina cristiana non è un sistema chiuso incapace di generare domande, dubbi, interrogativi, ma è viva, sa inquietare, sa animare. Ha volto non rigido, ha corpo che si muove e si sviluppa, ha carne tenera: la dottrina cristiana si chiama Gesù Cristo» (Discorso di papa Francesco al Convegno ecclesiale nazionale di Firenze, 10 novembre 2015).
La comprensione sempre più piena del Vangelo è quello che ritroviamo in questo testo di Del Missier e Massaro, che mostrano come la morale possa cambiare, anzi abbia l’esigenza di cambiare per potere esser salvifica per l’uomo di oggi.
Come ci ricorda il Vangelo, il vino nuovo va messo in otri nuovi, altrimenti il vino nuovo rompe gli otri vecchi e si perde sia il vino che gli otri. Non solo, occorre anche superare la tentazione di dire «il vecchio è gradevole» (Lc 5,39). Il testo La morale può cambiare? da una parte ha il sapore del vino nuovo e, dall’altra, supera la tentazione di dire che «il vecchio» è gradevole, accettando la sfida che la cultura di oggi lancia alla morale e, in modo particolare, alla sessualità.






x Lucio. io noto solo che il paradigma attuale è dato dalla fluidità, esattamente come il paradigma del Gattopardo era dato dalla stabilità. Il Principe tra parentesi aveva amante con tanto di sacerdote al seguito. La moglie di Lampedusa era psicoanalista. Il libro parla proprio della frantumazione di un mondo, che produce a sua volta un nuovo conformismo (bisogna che tutto cambi perchè tutto rimanga uguale).
Il “Gattopardo” non descrive un cambio di paradigma , ma un “finto” cambio , In realtà non c’è nessun cambiamento sostanziale ma solo formale . Un vero cambio di paradigma invece si impone quando si scopre qualcosa di nuovo e rivoluzionario che mette fuori gioco una vecchia teoria (vedi Thomas S. Kuhn ).
La domanda che dobbiamo farci , e che ci propone Cavani, è se esiste una morale assoluta, metaspaziale e metatemporale che possa rimanere sempre uguale a se stessa. O se la morale possa /debba confrontarsi con la realtà e, in ultima analisi, con la vita. E cambiare non per finta, ma per davvero.
Ok, questa però è una questione che è già alla base del dibattito filosofico, perchè da una parte abbiamo il panta rei e i sofisti dall’altra Platone. O esiste una qualche idea di bene che faccia da bussola al cambiamento, oppure il bene è relativo e non c’è modo di intendersi, tanto più che Gorgia da Lentini ritiene non sia nemmeno possibile comunicarlo. Non è nuovo contro vecchio ma una tensione originale, Antigone contro Creonte, Socrate contro Sofisti e via via nel corso dei secoli.
Il Gattopardo è segnato da un fortissimo impulso di morte, morte personale (il principe di Salina sa che la sua vita volge alla fine) morte di un sistema sociale ecc. L’eros vitate di Tancredi e Angelica infatti è quasi una finzione che il principi guarda con simpatia ma anche con assoluto disincanto. L’eros si porta dietro l’incombere della fine perchè non è agapico o generativo e’ tentativo di coprire il vuoto.
E in ogni caso quel discorso (e cioè che la moglie gli ha dato 7 figli senza mai fargli vedere l’ombelico) è pronunciato mentre sta per andare a trovare Mariannina (che è un prostituta) , come dire, si racconta di essere ancora giovane e vitale e di aver bisogno di una donna giovane per soddisfare i propri impulsi, la principessa si è avvizzita con i 7 figli e non va più bene. (anche se lei ancora lo ama e infatti al ritorno la sveglia..) Il sacerdote di famiglia è lì per dargli l’assoluzione che desidera, per tacitare qualche residuo senso di colpa.
In questo si può dire che il mondo rimane sempre quello, ieri il sacerdote di casa compiacente oggi la Chiesa intera, se lo leggiamo in termini farisaici (cioè di volersi sentire giusti anche non tenendo in considerazione i sentimenti altrui). In uno dei suoi primi testi Bergoglio parlò del peccatore non come di chi commette un peccato, ma come di chi è corrotto nel non volersi sentire peccatore.
Il bene è assoluto ma il modo di viverlo, al cambio di paradigma, deve cambiare. Altrimenti saremmo ancora fermi alla clava… propongo un detto di Confucio “quando soffia il vento del cambiamento c’è chi costruisce muri e chi costruisce mulini a vento”.
Concordo sullo spirito di morte nel Gattopardo: la vita è cambiamento e dove nulla cambia c’è morte . Vogliamo questo per la nostra chiesa ? La strada che perseguiamo tenacemente da alcuni secoli ci porta dritti a quello .
Ok, ma come direbbe Horkheimer il progresso è pure il passaggio dalla fionda alla magabomba!
Il problema è avere un criterio per giudicare il progresso (sociale, tecnologico, scientifico). Poi io di mio mica lo so se esiste questo criterio, anzi direi che filosoficamente non esiste affatto, esistono diverse proposte che possono rimanere in tensione tra loro.
A mio modesto avviso, credo che lei abbia centrato il problema; sarebbe auspicabile arrivare al superamento del manualismo legalista e casistico (quasi che la morale dovesse consistere in una serie di norme analoghe a quelle che possono essere, ad esempio, utilizzate nella compravendita di cose) che ha imperversato per secoli. Gesù non è venuto a dettarci un elenco di peccati ma a proporci un esigente cammino di conversione
Quando ero giovane, le mie frequenti confessioni col mio parroco vertevano quasi esclusivamente sul VI Comandamento, il cui raggio d’azione era enorme: ad es. , anche un casto bacio dato alla fidanzata (“bisognava baciarla come si baciano i parenti…”) poteva arrivare ad essere considerato peccato. E questo accadeva a tutti , non certo solo a me. L’etica, sostanzialmente, iniziava e finiva col VI comandamento, quasi mai un richiamo alla capacità corruttiva del potere, del possesso, dei soldi, quando poi il Vangelo condanna con veemenza proprio questi aspetti e ben poco dice sul sesso; che, invece, dalla Chiesa era considerato l ‘anticamera dell’inferno: tutti conosciamo il detto: “non lo fo per piacer mio ma per dare un figlio a Dio”, frase a volte ricamata addirittura sulla camicia che la sposa indossava la prima notte. L’amore? Non contava nulla; ed infatti, non a caso, fino al Vaticano II la Chiesa ha considerato il matrimonio solo un “remedium concupiscentiae”. Duemila anni di condanna del sesso sono difficili da superare, come dimostra anche il tenore dei commenti inviati. Quante volte Gesù si è espresso contro questo aspetto costitutivo della persona? E quante volte ha condannato con forza Mammona, il possesso, il potere? E invece gli uomini di Chiesa hanno scritto biblioteche sterminate sul sesso, arrivando addirittura a disquisire sul sesso degli angeli…
Ma che età avete per essere cresciuti così? GPII scrisse una teologia del corpo, io ho scelto il Cantico dei cantici per il mio matrimonio.
Poi dimmi che dar valore al corpo significa anche rispettarlo, non buttarlo via distrattamente. Oggi nella cultura mediatica più che il corpo si ama una certa immagine del corpo..
E lo dico da ex anoressica, credo che ci siano poche realtà che insegnano ad apprezzare la propria realtà concreta del cristianesimo. Forse per via dell’Incarnazione..
La difesa della sessualita’ reale oggi si impone anche per l’avanzare di quella virtuale o per il ripiegamento di molti ragazzi. Basterebbe ascoltare Zoja o Recalcati.
È il ritorno del sentimento gnostico di spaesamento verso il proprio vissuto, atteggiamento sempre contrastato dai padri della Chiesa. Più che di evoluzione lineare si può parlare di riemergere nel tempo di diversi approcci, in questo senso mi pare corretto utilizzare il concetto di paradigma, non perché un paradigma cancelli l’altro, ma lo allarghi. Avviene anche nella fisica, Einstein non cancella Newton, gli da tridimensionalità.
Condivido quello che lei dice; ma mi pare che stiamo inquadrando il problema da due angolature diverse. Io ho riportato esperienze vissute a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 e che so, per esperienza indiretta, essersi protratte ben oltre. D’altronde, lei che conosce bene il nostro mondo, saprà perfettamente che buona parte della Chiesa (laici e clero) vede ancor oggi con sospetto la sessualità; e il libro da cui è partita la nostra discussione ne è la prova evidente. Quindi, resto un po’ meravigliato per il suo incipit
Ero adolescente negli anni ’80 per cui non l’ho vissuto, ho vissuto un altra realtà, quella dei primi divorzi tra amici e parenti. Forse mi è rimasto impresso più quell’aspetto, tanto più che oggi penso sia meglio non sposarsi che vedere separazioni dolorose.
Non è che Amoris Laetitia abbia aiutato più di tanto da quel punto di vista, se non prendendo atto del fatto che la stagione del matrimonio cristiano, qualsiasi cosa positiva o negativa abbia rappresentato, è finita. Sulle unioni omosessuali penso che più che cambiare la morale si cerchi di partire dal buono presente in quelle unioni, in termini di cura, affetto, sostegno reciproco ecc. Tanto più che le relazioni omosessuali tendono facilmente a diventare aperte. Era un approccio sottolineato da Martini anni fa, di fronte ad una sessualità che può essere molto dispersiva cercare di mettere in risalto valori come la fedeltà reciproca è un passo avanti.
Poi per carità oggi è tutto fluido e instabile, cioè credo che l’instabilità nelle relazioni (genitori, figli, compagni e anche solo semplicemente amici) sia pressoché uguale ovunque. Anche tra cristiani tra parentesi.
Kunh direbbe che ogni paradigma una volta che si è imposto tende al conformismo. Ed è rispetto a quel rischio che il cristianesimo cerca di mantenere la propria alterità, non mera opposizione ma nemmeno adeguamento assoluto. Una diversa apertura di senso.. (Come cantava anni fa Lady Gaga: “ho un milione di motivi per abbandonare lo show, dammene uno solo per restare”..)
Gentile Signora Angela, mi perdoni se insisto ma a me pare che continuiamo ad inquadrare il problema da angolature diverse. Lei , infatti, tra l’altro scrive:””…poi per carità oggi tutto è fluido e instabile…; ogni paradigma, una volta che si è imposto, tende al conformismo; ed è rispetto a quel rischio che il cristianesimo cerca di mantenere la propria alterità””. Io, invece, mi limito ad un discorso molto più terra terra: la considerazione che ancora oggi, nel far west sessuale che ci circonda, parte rilevante della Chiesa è rimasta abbarbicata (magari tirando in ballo un diritto naturale che non c’entra nulla) ad una concezione negativa della sessualità. Lei ricorderà quella pagina del Gattopardo dove il Principe Salina dice: “mia moglie mi ha dato sette figli eppure non l’ho mai vista nuda. Viene a letto con me con un lungo e ruvido camicione bianco dicendo il Rosario”; questo perchè? perchè veniva sistematicamente inculcato in tutte le donne il noto precetto: “non lo fo per piacer mio ma per dare un figlio a Dio”; da allora le cose sono cambiate, ma il sospetto verso il sesso resta pesante. D’altronde, il contenuto del libro mi pare chiaro: abbandonare le vecchie categorie morali che, tra l’altro, trovano scarsi riferimenti nel Vangelo, ed adottarne di nuove, magari lungo la pista aperta da quel grande moralista che fu padre Bernard Haring. Ed avendo sempre ben presente che la sessualità è solo una parte dell’etica, forse la meno importante
Pare che sostanzialmente il sesto comandamento sia stato abrogato.
Abrogato sulla base di una ricerca statistica.
Siccome sono in pochi a rispettarlo allora facciamolo fuori.
È sicuramente una soluzione geniale.
Complimenti.
I valori morali sono innati se un uomo è pieno di Spirito Santo.
Se un uomo è carnale e non spirituale cercherà il peccato della carne come accettazione della tentazione diabolica della porta larga.
La donna moderna è libera ma prigioniera del peccato originale.
Ognuno sceglie se accettare la misericordia o il giudizio di Dio.
Poi non si ritorna indietro perché il giudizio finale è fatto col fuoco.
Il testo si pone l’ambizioso obiettivo di “mettere la morale alla prova della vita”. Tuttavia, proprio partendo da questa istanza di realtà, emergono nodi teologici e antropologici che generano profonde perplessità.
La perplessità maggiore riguarda il ricorso alla distinzione tra natura speciei e natura individui. Citare la Summa Theologiae (I-II, q. 31) per fondare una “connaturalità” dell’orientamento omosessuale appare un’operazione rischiosa.
L’Aquinate inserisce tali inclinazioni nel novero delle “corruzioni” della natura. Egli usa l’esempio dell’acqua riscaldata che “naturalmente scotta” non per validare l’azione di scottare, ma per spiegare un accidente fisico.
Se accettiamo che un’inclinazione soggettiva diventi norma morale per l’individuo solo perché “sentita” come naturale, apriamo una porta che difficilmente potremo chiudere. Su quali basi potremmo allora negare la “connaturalità” a chi manifesta inclinazioni aggressive, violente o, in casi estremi, pedofili? Se la natura individuale non è più misurata su quella della specie (orientata alla ragione e alla vita), il confine tra variante e vizio svanisce.
Inoltre, il ricorso alla tecnica del Respondent-Driven-Sampling e l’ascolto dei “vissuti” sono strumenti preziosi per la pastorale, ma pongono un problema di fondazione etica.
La morale cattolica ha sempre avuto una funzione profetica, spesso in contrasto con il sentire comune. Se i dati empirici mostrano che la stabilità e l’esclusività nelle coppie omoaffettive sono statisticamente fragili o interpretate in modo non monogamico, come può la “stabilità” diventare un criterio di validazione morale?
Definire poi la legge naturale come una mera “fonte di ispirazione oggettiva” per un processo “eminentemente personale” rischia di trasformare l’oggettività in una soggettività assistita. Se ogni individuo possiede una “sua” legge naturale basata sulla propria struttura psichica, l’idea stessa di una famiglia umana universale, chiamata a un fine comune, si indebolisce. La morale non rischierebbe così di diventare una “terapia dell’accompagnamento” piuttosto che una guida verso il Bene oggettivo?
Un’ulteriore riserva, di carattere metodologico, riguarda la pretesa di elaborare nuovi paradigmi dottrinali su una base scientifica ancora in divenire.
Il testo propone di integrare l’etica con le acquisizioni delle scienze sociologiche e psicologiche. Tuttavia, proprio queste scienze – unitamente alla medicina e alla biologia – non hanno ancora raggiunto un consenso unanime e definitivo circa l’eziologia della condizione omosessuale.
Se la genesi dell’orientamento (biologica, ambientale, psicologica o multifattoriale) sfugge ancora a una piena e univoca comprensione, appare azzardato, se non temerario, cristallizzare una “nuova morale” su fondamenta così fluide. Il rischio è quello di costruire una cattedrale teologica su un terreno scientifico che potrebbe subire ulteriori e radicali mutamenti.
Piuttosto che affrettarsi a definire l’omosessuale come “connaturale all’individuo” — con tutte le insidie logiche già discusse — la prudenza suggerirebbe di mantenere un approccio pastorale aperto, senza però pretendere di tradurre in dottrina definitiva ciò che la scienza stessa definisce ancora come un fenomeno complesso e non pienamente svelato.
Non si può ignorare, infine, la parabola storica delle stesse scienze psichiatriche. Il fatto che l’omosessualità sia passata, nel giro di pochi decenni, dall’essere considerata una ‘patologia sociopatica’ (DSM-I/II) a una variante del tutto slegata da criteri clinici, dimostra che la scienza non opera in un vuoto pneumatico, ma è soggetta a mutamenti di paradigma influenzati dal contesto culturale e politico.
Se la Chiesa dovesse ‘aggiornare’ la propria dottrina seguendo pedissequamente queste oscillazioni — come sembrano suggerire i vostri richiami alla sociologia e al DSM — rischierebbe di legare la Verità rivelata a un consenso scientifico che oggi definisce ‘naturale’ ciò che ieri definiva ‘disturbo’ e che domani potrebbe interpretare in modi ancora diversi. È prudente fondare una morale che ambisce a essere ‘salvifica’ su categorie (come quelle di gender o di identità sessuale) che la stessa psichiatria ha faticato a definire in modo stabile e oggettivo?”
Certamente. Questo è il punto di rottura epistemologico definitivo: la critica all’uso stesso dello strumento concettuale scelto dagli autori. Applicare Thomas Kuhn alla teologia non è solo un’operazione audace, ma, secondo la tua analisi, un errore metodologico di fondo.
Infine, appare necessario contestare l’assunto di fondo del primo capitolo: l’applicabilità della struttura delle «rivoluzioni scientifiche» di Thomas Kuhn alla riflessione teologica.
Il concetto di “paradigma” di Kuhn è stato concepito per le scienze naturali (fisica, chimica, astronomia), dove una nuova teoria soppianta la precedente perché quest’ultima è dimostrata falsa o insufficiente a spiegare i dati osservati. La teologia, tuttavia, non è una scienza empirica soggetta a falsificazione sperimentale; essa è l’approfondimento di un Depositum Fidei.
Nelle scienze kuhniane, il nuovo paradigma “uccide” il vecchio (la fisica einsteiniana corregge quella newtoniana). In teologia, la dottrina procede per sviluppo organico (come spiegato da San Giovanni Henry Newman), dove il nuovo non contraddice il passato, ma lo esplicita. Proporre una “rivoluzione” che nega la natura intrinsecamente disordinata di certi atti non è un cambio di paradigma, ma una rottura della continuità dogmatica.
Sebbene sia vero che il soggetto interpreta i dati in un tempo e in un luogo, la Rivelazione non è un “dato grezzo” da laboratorio, ma una Parola vivente che giudica la storia, non che ne viene giudicata fino al punto di essere stravolta.
In definitiva, il tentativo di presentare un ‘nuovo paradigma’ per l’etica sessuale sembra poggiare su una base scientifica incerta, una lettura di San Tommaso storicamente discutibile e un modello filosofico (quello di Kuhn) estraneo alla natura della verità teologica. Più che di ‘vino nuovo in otri nuovi’, il rischio è quello di travasare la dottrina in otri presi in prestito da un mondo che cambia troppo velocemente per poter offrire una roccia sicura alla coscienza dei fedeli.
Nonostante le riserve sin qui esposte, non si può non rivolgere un sentito apprezzamento ai professori Del Missier e Massaro per il coraggio intellettuale e la passione pastorale profusi in questo lavoro. Il loro sforzo testimonia un amore sincero per la Chiesa e il desiderio ardente di rendere il messaggio evangelico significativo per l’uomo contemporaneo, evitando che la morale si riduca a un freddo elenco di divieti.
Allo stesso modo, lo sguardo critico sulla proposta teologica non intende in alcun modo sminuire la realtà umana e spirituale di quanti vivono la condizione omosessuale. A loro va il riconoscimento di un cammino spesso segnato da fatiche, sofferenze e dal desiderio sincero di conciliare la propria fede con la propria vita. Ogni persona, nella sua singolarità, merita un’accoglienza che sia specchio della tenerezza di Dio e un accompagnamento che, pur non rinunciando alla verità oggettiva della norma, sappia valorizzare ogni passo verso il bene e ogni sforzo di fedeltà al Vangelo.
In ultima analisi, il dibattito su questo testo ci ricorda che la vera sfida della Chiesa oggi non è scegliere tra dottrina e misericordia, ma camminare in quell’equilibrio fecondo dove la verità libera e la carità salva, sempre in ascolto dell’unica Parola che non muta con il mutare dei paradigmi umani.
L’etica si riferisce ai soggetti che si interpretano come ‘soci’, la morale ai soggetti che si interpretano come ‘prossimi’. La differenza c’è… magari riuscissimo a vedere gli altri sempre come prossimi… oggi c’è più necessità di mettere l’accento sull’affezione che illumina la ragione e non viceversa…
Ma non si studia “filosofia morale” o “teologia morale”? Poi si, nella prasi “morale” diventa andare a frugare nelle case degli altri, etica farsi guidare dalla virtù (sempre che la virtù non duri quanto un gatto in tangenziale o il tempo di un presidenza americana..)
Argomentare a partire da Tommaso per giungere all’affermazione che «la persona, infatti, è chiamata a realizzare la propria sessualità secondo la specificità umana che le è propria» è intellettualmente molto disonesto. Tommaso parla di una “certa connaturalità” a partire dal chiaro presupposto di una evidente corruzione della natura. Proprio su questo tema ho pubblicato alcuni anni fa un contributo proprio su SettimanaNews
questo il mio precedente contributo, del 5.11.2020
https://www.settimananews.it/teologia/omosessualita-non-connaturale/
Divertente citare Bergoglio e i suoi documenti privi di qualsiasi fondamento teologico per supportare le proprie idee ( sbagliate) . Forse sfugge che il fondamento della legge naturale è situato nella Rivelazione portata dal Signore stesso. I deragliamenti attuali sono proprio il frutto velenoso dell abbandono di tale legge per utilizzare il diritto positivo come grimaldello per far saltare la morale ,l etica e la società stessa ordinata dall uomo e donna li creò. Il resto è fuffa. Ma gli autori a che ‘ genere’ appartengono? Chiedo per ‘ discernere ‘ meglio il loro scritto.
Concordo pienamente. Ormai possiamo chiamarla teologia liquida, alla Baumann o fluida qual dir si voglia. Speriamo lo sia solo la teologia, non già gli autori. Il grande s.Alfonso su rivolta nella tomba
Io trovo inaccettabile che la chiesa cattolica pretenda di entrare nella vita privata delle persone, anche considerando che i suoi appartenenti non possono sposarsi né avere relazioni, quindi parlano di un argomento che dovrebbe essere loro sconosciuto. Per quanto mi riguarda, la vita privata di una persona, il suo orientamento sessuale e le sue relazioni sono affari suoi, nessuno ha il diritto di entrarci. Io non lo permetto di sicuro. E ritengo che la morale non soltanto possa cambiare, ma debba cambiare, soprattutto quando si tratta di evitare ingiuste sofferenze e facili giudizi, come capitava in passato alle ragazze madri e ai loro figli, o alle coppie conviventi o sposate civilmente e ai loro figli, tutte persone malviste all’interno di comunità dalla mentalità ristretta, ma perfettamente conforme alla morale e ai dettami di una religione.
Ancora una volta ci si esprime in modo confuso e piuttosto ingarbugliato. Come era lo stile di Papa Francesco. Puo’ andar bene un comportamento ma anche il suo contrario. Bisogna calarsi nella storia particolare delle persone. E allora stiamo freschi! Ci saranno tante morali quante sono le persone che si definiscono cattoliche a modo loro. Lo spaesamento aumenta e i disturbi comportamentali pure. Abbiamo bisogno di piu’ chiarezza e di ordine per avere una vita buona, sana, retta. Gesu’ era cosi chiaro quando parlava, che davanti a tanta complessita’ espressa dalla Chiesa attuale che cerca faticosamente di adattarsi al mondo, credo che anche Lui potrebbe mettersi le mani nei capelli. Dio perdoni il mio ardire
Buoni I propositi e buono il libro. Non vi pare però che si confondano etica e morale e che così facendo l’etica rimane sacrificata dal naturale mutamento della morale?
Etica e morale non sono la stessa cosa? Al massimo distinguerei il moralismo, inteso come sentimento borghese, o superficialmente perbenista nelle sue evoluzioni.
Quindi non esisterebbe una morale?
Io direi piuttosto che esistono diverse morali a seconda, non delle mode, ma delle culture. le culture cambiano allo stesso modo cambiano le morali. Ma poiche noi siamo in un contesto cristiano la nostra morale non può che essere quella della misura dell’ amore di Dio, che non è una moda, ma è una dimensione talmente grande che ancora dobbiamo scoprire tutta.
Infatti, ogni filone culturale, filosofico, politico ha una sua morale che si basa su presupposti etici diversi. Il liberalismo ha come cardine la libertà, il socialismo la giustizia. Già far coincidere libertà e giustizia è difficilissimo, nel dopoguerra il cristianesimo ci provò con il personalismo .
In democrazia di base non esiste un’unica morale, è il pluralismo democratico stesso a negarla.
Molto interessante. Aggiungo che l’apertura per un nuovo paradigma si trova, prima di tutto, nei due volumi “Etica Teologica della Vita” (Lev, 2022) e “La Gioia della Vita” (Lev, 2024), promossi da Mons. Vincenzo Paglia all’epoca presidente della PAV. Libri che hanno ricevuto critiche inenarrabili da parte dei conservatori cattolici Usa ed europei, e libri sostenuti e promossi da Papa Francesco stesso. In “Etica Teologica della Vita” per la prima volta Mons. Paglia parla di “nuovo paradigma”. Quindi ben vengano questi altri testi, che sono in qualche modo frutto di una nuova e necessaria consapevolezza ed apertura. Sul tema “legge naturale”, per mostrare in modo compiuto come le Chiesa si è incagliata su un concetto da rivedere, segnalo la seconda parte di “Fede Malata” (Alpes 2025) che a sua volta segue il libro corale “Le Malattie della Fede” (EDB, 2011). Quindi, come si vede, c’è una preparazione remota al tema. Sarebbe utile che i vari autori potessero/volessero coordinarsi, perché è davvero necessaria una riflessione corale e interdisciplinare.
La legge naturale non è rivedibile per definizione.
Considerazione d’effetto ma priva di verità.
Però il giusnaturalismo si basa proprio su questo, altrimenti un governante potrebbe fare senatore il proprio cavallo come Caligola! Il diritto naturale se vogliamo è alla base dell’attuale sistema dei diritti umani, perchè di fatto pone un limite alla volontà del legislatore, un rispetto appunto della naturale umanità di tutti. Al massimo non è sempre condivisa la stessa idea di Natura (per la Chiesa naturale è sovrapponibile all’uomo nel progetto divino, più che nella semplice realtà biologica.)
Quando vince l’ideologia religiosa e non la realtà cioè quando l’idea prevale sulla realtà e cerca di piegarla all’ideologia inesorabilmente la dignità umana viene sacrificata sull’altare di un dio che non è il Nostro, e nascono così l’inquisizione, l’odio per il diverso, l’incomprensione e quel demoniaco desiderio di eliminare tutto ciò che non si adegua alla visione ideologica che è stata creata. Ce lo insegna la storia. Si genera cioè un anti-chiesa che strizza l’occhio al diavolo pensando di strizzarlo a Dio. Se attribuiamo l’opera dello Spirito Santo ai demoni come possiamo realmente distinguere il male dal bene? Ecco perché non c’è perdono per la bestemmia contro lo Spirito Santo. Perché il male diventa bene e quindi non ci si pente. Esattamente quello che faceva l’inquisizione.
Certo da un punto di vista laico, politico e sociale la morale può cambiare e infatti ogni tot anni lo fa. Va un pò a mode, e lo vediamo anche con le riforme costituzionali o l’ordine internazionale.
Ovviamente poi bisogna valutare in che direzione cambi la morale e quali interessi rappresenti cambiando. Può andare bene o male, come il solito ci sono pro e contro.
Se la morale può essere cambiata secondo le pressioni del momento secondo me non ha molto senso appellarsi a morali superiori, perché anche il “bene comune” Diventa un distrutto negoziabile a piacere.
Come disse Arendt è la transvalutazione di tutti i valori e la viviamo in diretta da anni.