Consiglio pastorale: zavorra o risorsa?

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«Questa settimana ritrovo del Consiglio Pastorale»: è l’annuncio che spesso si sente negli avvisi parrocchiali a fine Messa, accompagnato da giorno e luogo, oppure si trova affisso nelle bacheche delle chiese, come una rassicurante routine, segno di una parrocchia (o, sempre più, di un’unità pastorale o di un insieme di parrocchie) che ancora sa ritrovarsi assieme al suo parroco per confrontarsi sull’andamento e l’organizzazione della comunità cristiana. Ma siamo sicuri che dietro una struttura che da molte parti ancora regge c’è davvero una consapevolezza di cosa sia, come debba agire, cosa significhi per la Chiesa di oggi un Consiglio pastorale o qualunque altro Organismo di partecipazione?

Il Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia dell’ottobre 2025, al paragrafo 65, recita: «Dal momento che evangelizzazione e servizio al corpo ecclesiale non sono appannaggio del solo clero, è essenziale riconoscere i carismi e le competenze di laici e laiche, consacrati e consacrate, accogliendo il contributo specifico di parola e testimonianza che tutti i battezzati offrono per la missione e l’edificazione della Chiesa».

La negazione con cui la frase si apre è davvero indicativa: c’è dunque bisogno di dirci, ancora, che l’evangelizzazione e il servizio alla Chiesa non sono appannaggio del solo clero. C’è bisogno di richiamare la necessità di riconoscere i carismi e le competenze di laici e laiche, consacrati e consacrate; c’è bisogno di ripetere che c’è un contributo specifico di parole e testimonianza che tutti i battezzati offrono per l’edificazione della Chiesa. C’è bisogno, insomma, di riflettere e di formarsi ancora molto sull’identità e i ruoli di tutti coloro che sono parte della comunità cristiana.

Se passiamo dai documenti all’esperienza, comprendiamo inoltre che sono ancora molti i passi da fare. Accanto a Parrocchie e Diocesi che certamente hanno esperienze positive di tali organismi, è innegabile che si riscontrino anche fatiche, insoddisfazioni, inadeguatezze che fanno sorgere in molti la domanda se essi siano davvero una «risorsa» per la comunità cristiana o piuttosto una «zavorra», una pesantezza in più, un «male necessario» per conservare almeno in apparenza un volto sinodale a ciò che invece si configura come una gestione troppo improvvisata e «pasticciata» della vita della comunità cristiana.

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La Redazione della Rivista Presbyteri, che da sempre, nei suoi ormai 60 anni di vita, si occupa della formazione permanente del Clero, ha deciso di raccogliere questo stimolo proponendo come tema di riflessione, proprio a partire dal ruolo e dall’identità dei presbiteri, il tema degli organismi di partecipazione.

Essi infatti hanno bisogno di essere in primo luogo conosciuti nella loro natura e fine specifico, che coinvolge non solo le dinamiche organizzative, ma dipende dalla visione ecclesiologica di riferimento e interpella la teologia come fonte della prassi e come luogo di riflessione che si prende a cuore le situazioni concrete dell’oggi. Essi hanno a che fare con il sensus fidei, con la corresponsabilità, con la partecipazione per un discernimento sinodale, che per sua natura ha una forte e distintiva dimensione spirituale.

E ancora gli Organismi di partecipazione sono oggi la grande occasione per ripensare l’idea e la gestione del potere all’interno della Chiesa, chiedendosi quali percorsi sono attuabili e quali spazi sono possibili per attuare un cammino comune di corresponsabilità e di scelte maturate insieme e quale dovrebbe essere il ruolo dei diversi gradi del ministero ordinato in questa struttura sinodale.

A tutto questo è dedicato il VII Convegno promosso dalla Rivista Presbyteri, un appuntamento ormai abituale e atteso che si ripresenta ogni anno nel mese di maggio. I relatori, in due mattinate, aiuteranno a riflettere su cosa significa «consigliare» nella Chiesa, cosa è possibile e cosa è migliorabile nell’esercizio di questo diritto/dovere di ogni battezzato e su quali strade camminare verso una vera formazione, sia dei presbiteri che dei laici, per acquisire modalità e stili per un corretto e fruttuoso dialogo, ciascuno secondo il suo ambito di responsabilità.

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Il Convegno porta il titolo: Stasera Consiglio Pastorale… Gli Organismi di partecipazione: zavorra o risorsa? Si terrà nelle mattine di lunedì 18 e martedì 19 maggio, dalle ore 10.00 alle ore 12.00; si potrà seguire esclusivamente online, senza iscrizione, attraverso il canale YouTube della Rivista, facilmente accessibile dalla homepage del sito www.presbyteri.it.

Lunedì 18 maggio interverranno mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara, e Luigi Mariano Guzzo, docente di Diritto Canonico all’Università di Pisa.

Martedì 19 maggio interverranno don Rocco D’Ambrosio, docente di Filosofia politica alla Pontificia Università Gregoriana e Elisa Cavandoli del Centro Studi Emmaus.

La moderazione è affidata a don Gianni Caliandro, della Redazione di Presbyteri.

Il tema interessa non solo Vescovi, Presbiteri e Diaconi, ma anche i molti laici e laiche che hanno a cuore la loro comunità e desiderano formarsi per una sempre migliore partecipazione corresponsabile. La riflessione può essere utile anche a religiosi e religiose, che, pur con la loro specificità, già vivono modalità di governo in forme collegiali, e in generale a tutti coloro che desiderano riflettere sui temi, sempre più urgenti nella società di oggi, dei processi decisionali, delle responsabilità condivise, della gestione dei gruppi chiamati a consigliare sentendosi parte attiva di un organismo.

Sul sito della Rivista Presbyteri, oltre ai temi delle 6 monografie annue e a rubriche liberamente scaricabili, si possono seguire i video dei precedenti Convegni, dal 2021 al 2025 (si possono richiedere informazioni via email alla segreteria della rivista).

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