
Leone XIV celebra allo stadio di Las Palmas di Gran Canaria, 11 giugno 2026 (AP Photo/Arturo Rodriguez)
Pace e migranti, sono i due principali temi toccati dal Papa tra Barcellona, Montserrat, le Canarie, nella seconda parte del suo viaggio apostolico. Sui migranti ha detto parole chiare ancora venerdì 12 giugno:
«Sorelle e fratelli, l’ultima parola non può averla la paura, né l’indifferenza, né la violenza di chi specula sulla vita umana. L’ultima parola spetta a Cristo, che si identifica con lo straniero, tocca le ferite dell’umanità e ci chiama a riconoscerlo in ogni fratello che ha bisogno di essere accolto, protetto, valorizzato e integrato. Alziamo lo sguardo verso di Lui, senza distoglierlo da chi soffre; guardiamo al Signore per imparare a guardare con i suoi occhi i nostri fratelli».
A Barcellona, per inaugurare l’ultima torre della Sagrada Familia, ha toccato il tema del conflitto.
«Non possiamo credere in Gesù e fare guerra. Non possiamo credere in Gesù e uccidere l’innocente. Non possiamo credere in Gesù e abbandonare chi soffre, chi piange, chi fugge dalla miseria».
Appello forte per noi, meno per la Spagna del quotidiano El Pais. Scrive infatti Estefania Molina, politologa, che per la sensibilità locale, conta di più che il papa abbia inframmezzato il catalano con lo spagnolo, dando spazio e fiato alle mai sopite rivendicazioni locali indipendentiste.
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Poi abbiamo il tema dei migranti, al centro della tappa nelle Canarie, uno dei punti di arrivo di tanti disperati, che la Chiesa accoglie. E la Spagna è come l’Italia, come il resto dell’Occidente, con i morti in mare e quelle specie di centri di raccolta molto simili a ghetti a cielo aperto.
Papa Leone non le ha mandate a dire.
«Il vostro dramma deve diventare un esame di coscienza: per le nazioni di origine, che devono creare condizioni di pace, giustizia e sviluppo; per le nazioni di transito, chiamate a proteggere e a non lasciare i deboli nelle mani di reti criminali; per l’Europa, che non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi; per la comunità internazionale, chiamata a una cooperazione efficace e perseverante».
E poi ha aggiunto qualcosa di più, per scuotere le coscienze di tutti, politici compresi.
«La dignità umana esige vie legali e sicure, soccorso e assistenza, cooperazione reale contro i trafficanti, protezione effettiva delle vittime, processi seri di accoglienza e integrazione, e politiche che permettano a ogni persona di vivere con dignità nella propria terra. Se esiste il diritto di cercare rifugio quando la vita è minacciata, esiste anche il diritto di non dover migrare: il diritto di rimanere nella propria casa senza fame, senza guerra, senza persecuzioni, senza violenza, senza che la terra diventi inabitabile, senza che la corruzione rubi il pane ai poveri, senza che le armi distruggano il futuro dei bambini. Non possiamo abituarci a contare i morti. La dignità umana non ha passaporto, né perde valore quando attraversa una frontiera».
Frasi che suonano come indicazioni concrete e con una conclusione precisa.
«E che la storia non debba accusarci di aver trasformato il dolore di chi soffre in un paesaggio abituale delle nostre coste. Perché oggi, qui, in riva al mare, ogni vita che arriva ci chiede che cosa resta della nostra umanità. Prima o poi, si saprà se questa umanità abbiamo saputo custodirla o se abbiamo lasciato che l’indifferenza parlasse per noi».
E ancora, a Tenerife, il monito ai trafficanti di esseri umani.
«Fermatevi! Convertitevi! Le lacrime e il sangue di questi fratelli gridano a Dio e le loro sofferenze giungono fino a Lui! Il denaro strappato alla vulnerabilità dei poveri non darà pace, né onore, né futuro».
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La nuova etica della Chiesa – espressa dall’immagine della corona di fiori gettata in mare – che ricorda papa Francesco a Lampedusa, va di pari passo con l’etica già sentita del discorso al Parlamento spagnolo:
«Ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza. Quando questa certezza si offusca, i più vulnerabili sono le prime vittime e la legge perde il suo significato più profondo: servire e proteggere ogni persona».
Ma a fare «notizia» è stata anche la foto del papa in cabina di pilotaggio nel volo verso Barcellona. Scatti che attirano l’attenzione per il contrasto visivo che unisce la solennità spirituale alle moderne tecnologie di volo, per il clima disteso, con il papa che interagisce direttamente con l’equipaggio, mostrando vicinanza alle persone, trasformando un normale viaggio apostolico in un momento mediatico memorabile.
E comunque al termine del viaggio in Spagna abbiamo la forza di una Dottrina Sociale che si spende per i più deboli in nome del Vangelo e dell’umanità. E governi e parlamenti che ascoltano, omaggiano, applaudono, e non modificano le politiche e le leggi. Anche stavolta sembra sia andata così. Ma restano le domande, chiare, esplicite, nette, espresse nell’omelia della messa a Tenerife. Domande che possono e devono guidarci nella ricerca dei comportamenti cristiani:
«Che cosa cerca il cuore umano? Come rispondere alla sua sete in modo non ingannevole? Quanto è importante, specialmente per chi si lascia orientare dal Vangelo, non ridurre tutto a commercio e profitto».





