Il 1931 di Giovanni Battista Montini

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Un anno decisivo per la storia del cattolicesimo italiano, per i rapporti tra Chiesa e fascismo e per la formazione di una generazione destinata a segnare la vita pubblica del Paese. È il 1931 raccontato dal quinto tomo del Carteggio di Giovanni Battista Montini (1924-1933), presentato a Roma il 4 giugno 2026 nella Sala “Giacomo Matteotti” della Camera dei Deputati nel corso di un incontro promosso dall’Istituto Paolo VI di Brescia, dall’Opera per l’Educazione Cristiana e dall’Associazione delle Istituzioni di Cultura Italiane.

Il volume, pubblicato dall’Istituto Paolo VI e da Edizioni Studium e curato da Xenio Toscani, Simona Negruzzo, Cesare Repossi e Maria Pia Sacchi, raccoglie circa ottocento corrispondenze relative al solo anno 1931 e si inserisce nel più ampio progetto editoriale del Carteggio, recentemente riconosciuto dal Ministero della Cultura come Edizione Nazionale degli scritti di Giovanni Battista Montini-Paolo VI. Un riconoscimento che conferma il valore storico, letterario e civile di una documentazione straordinaria, composta da circa settemila scritti, attraverso la quale è possibile seguire la formazione umana, spirituale e intellettuale del futuro Paolo VI.

Il valore del “Carteggio”

La mattinata romana ha rappresentato molto più di una semplice presentazione editoriale. Le lettere pubblicate nel nuovo tomo offrono infatti uno straordinario osservatorio sulla società italiana degli anni Trenta, sulle tensioni che attraversavano il mondo cattolico e sulle sfide poste dall’affermazione dei totalitarismi europei.

Attraverso la corrispondenza, emerge un Montini ancora giovane, ma già pienamente coinvolto nelle grandi questioni del suo tempo, inserito in una fitta rete di rapporti che comprende familiari, amici, studenti, sacerdoti, vescovi, professori universitari e intellettuali italiani e stranieri.

Dopo il saluto istituzionale della vicepresidente della Camera dei Deputati Anna Ascani, che ha richiamato il significato civile dell’impegno educativo e della formazione delle giovani generazioni, i lavori sono stati introdotti da don Angelo Maffeis, presidente dell’Istituto Paolo VI.

Questi ha sottolineato il valore del Carteggio come strumento privilegiato per accostarsi alla figura di Montini. Le lettere permettono, infatti, di cogliere il futuro pontefice non nella prospettiva retrospettiva della santità o del pontificato, ma nel concreto della sua quotidianità, delle sue relazioni e delle sue responsabilità. Attraverso la corrispondenza si osservano il metodo di lavoro, la sensibilità culturale, l’attenzione alle persone e la capacità di costruire relazioni che caratterizzarono l’intera esistenza di Montini e che avrebbero trovato piena espressione durante il pontificato.

Il cuore dell’incontro è stato costituito dalle relazioni di Marialuisa Lucia Sergio, docente di Storia contemporanea all’Università Roma Tre, e di Jean-Dominique Durand, già professore all’Università Jean Moulin-Lyon 3 e tra i maggiori studiosi della figura di Paolo VI.

Il dibattito, coordinato da Simona Negruzzo, segretario generale dell’Istituto Paolo VI e fra i curatori dell’opera, ha posto al centro alcune delle principali questioni che emergono dalla documentazione: il ruolo della FUCI, il conflitto tra Chiesa e fascismo, la formazione delle élites cattoliche e la dimensione europea dell’esperienza montiniana.

Montini e la FUCI

Marialuisa Lucia Sergio ha evidenziato come il 1931 rappresenti un momento cruciale nella storia della Federazione Universitaria Cattolica Italiana.

In quegli anni, Montini era assistente ecclesiastico nazionale della FUCI, incarico che svolgeva dal 1925 accanto al servizio presso la Segreteria di Stato vaticana e all’insegnamento di Storia della diplomazia pontificia presso il Pontificio Istituto Utriusque Iuris all’Apollinare.

Le lettere restituiscono il profilo di una federazione universitaria estremamente vivace sul piano culturale. Attraverso gruppi di studio, convegni e pubblicazioni, i giovani cattolici erano chiamati a confrontarsi con le grandi questioni filosofiche, scientifiche e religiose della contemporaneità.

La FUCI non si limitava a proporre attività associative, ma si configurava come un laboratorio di formazione intellettuale e civile, nel quale si sviluppava una riflessione critica sulla modernità e sui fondamenti della vita sociale.

Proprio questa funzione educativa contribuì ad alimentare il conflitto con il regime fascista. Nel nuovo quadro aperto dai Patti Lateranensi, il fascismo rivendicava, infatti, il monopolio della formazione giovanile, mentre la Chiesa riaffermava il proprio diritto-dovere educativo.

La documentazione pubblicata mostra con chiarezza il progressivo aggravarsi delle tensioni: aggressioni ai circoli, violenze contro i dirigenti, devastazioni delle sedi associative e, infine, lo scioglimento della FUCI disposto nel maggio del 1931 insieme alla sospensione delle attività e delle principali pubblicazioni della Federazione.

Tali fonti consentono tuttavia di osservare anche un altro aspetto della vicenda. Durante i mesi di sospensione delle attività, Montini mantenne un intenso dialogo epistolare con studenti e dirigenti fucini, offrendo sostegno e orientamento in una fase di particolare incertezza. La corrispondenza documenta la sua costante attenzione educativa e la volontà di trasformare una situazione di crisi in un’occasione di maturazione personale e collettiva.

Dopo l’enciclica Non abbiamo bisogno di Pio XI e le trattative che portarono alla riapertura della Federazione nel settembre successivo, quella esperienza contribuì a rafforzare la consapevolezza culturale e civile di molti giovani cattolici.

Un Montini “europeo”

Jean-Dominique Durand ha collocato queste vicende entro una prospettiva più ampia, sottolineando la dimensione europea del giovane Montini.

Il carteggio del 1931 mostra, infatti, una personalità inserita in reti culturali che oltrepassano i confini italiani. Attraverso le lettere, emergono interessi che spaziano dal dibattito filosofico alla riflessione religiosa, dalla diplomazia alla cultura contemporanea, fino all’attenzione per il rinnovamento dell’arte sacra.

Secondo lo storico francese, proprio questa apertura costituisce una delle chiavi interpretative più feconde del volume. Le corrispondenze mostrano un Montini capace di confrontarsi con la complessità del proprio tempo senza rinunciare alla propria identità religiosa. In esse si possono già intravedere alcuni temi che caratterizzeranno il futuro Paolo VI: il dialogo tra Chiesa e mondo contemporaneo, la centralità della cultura, l’attenzione ai processi internazionali e la convinzione che la formazione delle persone rappresenti la premessa indispensabile di ogni autentico rinnovamento sociale.

I relatori hanno evidenziato come il nuovo tomo permetta di leggere il 1931 non soltanto come un anno di crisi nei rapporti tra Chiesa e fascismo, ma anche come un momento decisivo nella maturazione di una nuova generazione di intellettuali cattolici. Le lettere mostrano, infatti, il progressivo consolidarsi di relazioni, percorsi formativi e responsabilità che avrebbero esercitato un’influenza significativa nella vita culturale e istituzionale dell’Italia del secondo dopoguerra.

La presentazione romana ha così confermato il valore del Carteggio come strumento essenziale non soltanto per la conoscenza di Giovanni Battista Montini, ma anche per la comprensione dell’Italia degli anni Trenta.

Nelle circa ottocento lettere del 1931 si riflettono infatti i grandi temi del Novecento: il rapporto tra educazione e libertà, il confronto con i totalitarismi, la formazione delle élites cattoliche e la ricerca di nuove forme di presenza cristiana nella società contemporanea. Attraverso la voce diretta dei protagonisti, il volume restituisce il ritratto di un giovane sacerdote già proiettato oltre i confini del proprio tempo e destinato a diventare una delle figure più influenti della storia religiosa e civile del secolo.

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