In ricordo di padre Umberto Muratore (1942-2022)

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È stato l’ultimo «metafisico» tra i Padri rosminiani. Padre Umberto Muratore (1942-2022), tre anni fa il 28 dicembre 2022, chiudeva il capitolo della sua vita terrena. Fisicamente di piccola statura, ma grande intellettualmente, ha saputo «sbriciolare» e rendere alla portata di tutti, l’immenso pensiero di uno degli ultimi pensatori integrali dell’umanità ovvero il beato Antonio Rosmini (1797-1855).

Cosa potremmo scrivere se dovessimo sintetizzare l’insegnamento lasciatoci da padre Muratore? Ebbene: la preghiera (per orientarci nella vita); il totale affidamento alla Provvidenza (confidare nel Signore e non nelle proprie forze) e tanto studio (per liberarci dai pregiudizi e dai confini ideologici). Nient’altro, il resto è affare di minus habens rancorosi. Negli indimenticabili incontri del mattino – al Centro Internazionale di Studi Rosminiani di Stresa (Verbania) –, prima di iniziare la giornata si sorbiva, insieme alla comunità religiosa e agli ospiti del momento, il caffè preparato con la caffettiera dallo stesso padre Muratore.

E proprio in quei brevi momenti, caratterizzati spesso da citazioni di Rosmini, Hume, Hegel, Kant o Ferrini, che si stabiliva l’opportunità di organizzare qualche evento culturale, pubblicazione di libri o interviste per quotidiani come Avvenire, L’Osservatore Romano o Studi Cattolici. Naturalmente, durante la giornata, il confronto riprendeva e talvolta appunto capitava di ascoltare i suoi preziosi consigli: «Non dimentichiamoci che lo studio è al servizio della verità e della carità, non è uno strumento per fare carriera o “sbracciarsi” per occupare posti nelle Università. In noi, ogni giorno, deve crescere e maturare lo spirito del fondatore Rosmini, cioè, mettersi al servizio, indipendentemente dove ci troviamo, il resto lo farà la Provvidenza».

Il giorno dopo la morte di padre Muratore così sulle pagine culturali del quotidiano Avvenire (giovedì 29 dicembre 2022, pag. 22) si dava la notizia.

«Se n’è andato in silenzio, all’età di 80 anni – ieri alle 13.35 durante il ricovero all’Ospedale Castelli di Verbania in Piemonte – padre Umberto Muratore, l’ultimo di una fervida generazione di padri rosminiani a partire tra gli altri da Clemente Rebora, Remo Bessero Belti, mons. Clemente Riva, mons. Antonio Riboldi e Cirillo Bergamaschi».

Padre Muratore, nato ad Acquaro (Vibo Valentia) il 6 maggio 1942, entra nell’Istituto della Carità nel 1958 a Domodossola. Nel 1970 si laurea in Filosofia all’Università Cattolica di Milano e nel 1972 è ordinato sacerdote in Trentino. Seguono gli anni dell’insegnamento nei vari licei dell’Istituto Rosminiano, da Domodossola a Torino. Nel 1985 gli viene affidato l’incaricato di direzione del prestigioso Centro internazionale di studi rosminiani di Stresa (VB), mandato che svolse con scrupolo e autorevolezza.

Sempre nel suo profilo sul quotidiano della CEI si leggeva: «E proprio a tal proposito in una recentissima intervista per Avvenire (21 agosto 2022) Muratore sintetizzò i 37 anni di direzione con queste parole: “Quando presi il governo di questo Centro intellettuale c’erano in corso tanti progetti iniziati, o da iniziare, e da portare a termine: l’edizione critica di quasi tutte le opere di Rosmini (…), la sua ufficiale riabilitazione filosofica e teologica all’interno della Chiesa e l’iter di beatificazione, più la restituzione presso il mondo della cultura della sua identità di pensatore di rilievo e la conseguente rimozione di tutte le maschere che gli erano state costruite sul suo vero volto. Mi pare che abbiamo fatto un fruttuoso cammino su tutte queste direzioni”».

«Scrittore prolifico, Muratore curò diversi volumi dell’opera omnia del fondatore il beato Antonio Rosmini (1797-1855), dalla Teodicea, ai Principi della Scienza morale, all’Antropologia soprannaturale. E tra le molteplici opere divulgative di Muratore dedicate alla figura di Rosmini, quella di maggiore diffusione rimane un classico il titolo: Conoscere Rosmini (Rosminiane, 2002). Inoltre, si annoverano Cinquant’anni di passione. Vita del Centro Rosminiano di Stresa (Rosminiane, 2016); Rosmini per il Risorgimento. Tra unità e federalismo (2010); Come lievito nella massa».

Riportiamo inoltre uno stralcio dell’intervista rilasciata da padre Muratore a L’Osservatore Romano (martedì 23 agosto 2022, pag. 6) a poche settimane dal congedo, dopo circa quarant’anni di guida del Centro studi di Stresa.

C’è qualche episodio legato a uno o più pensatori che ricorda in particolare? «Ricordo con nostalgia il dialogo privato con Gadamer. Egli nel giardino del Centro mi spiegava come si comportava Heidegger quando era ospite in casa sua: timido e riservato fuori dalla cattedra, ma quando saliva in cattedra, iuppiter tonans. Altro ricordo indelebile, le tante visite dell’allora presidente Francesco Cossiga. Ancora, i colloqui privati che ebbi con Giuseppe De Rita, Giulio Andreotti, il cardinale Tarcisio Bertone, i filosofi Giovanni Reale, Pietro Prini, Vittorio Mathieu, Dario Antiseri e i teologi Giuseppe Lorizio e Nunzio Galantino, lo psicologo Umberto Galimberti ecc. E poi Raimon Panikkar e monsignor Clemente Riva, che partecipava attivamente a tutti i corsi. Conobbi in quegli anni i due esponenti culturali dei cattolici americani Robert Sirico e Michael Nowak. Mentre sul versante della letteratura ricordo Carlo Bo, Gianfranco Contini, Carlo Carena e Luciano Erba. Tra i partecipanti avevamo Sergio Quinzio e l’indimenticabile amico Gaetano Afeltra, del direttivo del Corriere della Sera».

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