So long, Gregg

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Domenica scorsa guardo distratto i titoli che scorrono durante il telegiornale dell’una e leggo solo la fine: «Era l’icona del southern rock». Era? Il pensiero corre immediatamente a Gregg Allman … pochi anni orsono aveva subito il trapianto del fegato e da qualche mese aveva annunciato che la cavalcata dei midnight riders, la Allman Brothers Band, si era fermata per sempre.

Duane chitarra, Gregg voce e tastiere, Berry Oakley basso, Dickey Betts chitarra, Jamoe e Bucht Trucks alla batterie. Questi i membri fondatori. Pochi secondi e leggo la conferma. Gregg Allman, con il fratello Duane, leader indiscusso e chitarrista slide stellare (suoi gli assoli incendiari nel brano Layla dei Derek and The Dominos di Eric Clapton), aveva dato inizio nel 1969 alla Allman Brothers band e fin da subito si impone per la sua voce rugginosa con la quale reinterpreta classici della tradizione nera a cui aggiungerà brani di sua composizione (dalla delicata Melissa alla blackie Soulshine fino alla più robusta Whipping Post, occasione per furibonde scorribande tra blues lisergico e jazz psichedelico che, negli oltre venti minuti, sarà per anni la chiusura nei concerti).

Con la morte di Gregg, classe 1947, si conclude definitivamente una lunga storia fatta di tanta grande musica e di qualche scivolata imbarazzante. La Allman Bros è la band seminale che, con i Lynard Skynard e la Marshall Tucker Band, diede il via al movimento che, sotto le bandiere della Capricorn records, fu chiamato Southern rock.

Ma la band di Macon, Georgia, ha sempre rimarcare con forza la propria radice nella musica nera del Delta del Mississippi, non disdegnando incursioni nel genere country, specialmente dopo la morte di Duane nel ’71 e del bassista Berry nel ’72, quando la direzione del gruppo venne presa per un lungo periodo da Dickey Betts che, con il brano Blue Sky e lo strumentale Jessica, firmerà la sua stagione migliore.

Con la scomparsa di Gregg una storia finisce, quella che si è incrociata con i più grandi del periodo, dai Grateful Dead alla Band, di quella miscela musicale capace di pescare nelle molteplici fonti della musica americana e di ridarle nuova luce.

Restano i dischi. Da avere assolutamente: Live At Fillmore East, considerato tra i più riusciti live di tutti i tempi; Eat A Peach, ultima presenza della scintillante chitarra di “Skydog” Duane e Brothers And Sisters, il nuovo corso.

So long … midnight rider …

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