Laudate Deum: verso Cop28

di:

laudate deum

All’inizio di un ottobre ancora caldissimo, che mi ricorda le estati di 50 anni fa quand’ero un ragazzo, il papa ha deciso di diffondere una lettera – o meglio una “esortazione apostolica” – sulla crisi climatica, intitolata Laudate Deum e destinata a tutte le persone di buona volontà.

Siccome a torto o a ragione io mi ritengo persona di non cattiva volontà, ho letto con grande interesse e ho molto apprezzato il messaggio di Francesco, che considero senz’altro un personaggio eccezionale, sia come papa che come intellettuale.

Il mondo che si sgretola

E veramente eccezionale fu, ormai otto anni fa, la produzione e la diffusione dell’enciclica Laudato si’, dedicata ai temi dell’ambiente naturale e dei suoi difficili rapporti con l’umanità. La stesura del testo di allora, come di quello odierno, ha richiesto non tanto o non solo il supporto dei teologi, ma anche, credo, per la prima volta nella storia, una stretta cooperazione tra il papa e gli scienziati del clima.

Il papa appare del tutto convinto che l’umanità e, più in generale, «tutto il creato» stia rischiando grosso, a causa delle sconcertanti dimensioni assunte dalle emissioni umane di gas climalteranti in atmosfera: scrive infatti «il mondo che ci accoglie si sta sgretolando e forse si sta avvicinando a un punto di rottura».

Dopo aver riassunto l’aggravarsi della situazione climatica, il papa scaglia un’invettiva contro chi si ostina a negare pubblicamente i fenomeni estremi sempre più gravi, o a contestarne l’origine umana, o anche ad attribuirli ai «poveri che hanno troppi figli», dedicando al tema della «resistenza e confusione» ben nove paragrafi della lettera [6-14] con cui smantella i principali argomenti negazionisti e ribadisce quanto è ormai ben chiaro alla scienza climatica, ovvero che «l’evoluzione delle temperature medie della superficie (terrestre) non può essere spiegata senza l’effetto dell’aumento dei gas serra».

Sono contento di leggere queste parole molto nette, anche perché coincidono con quanto da anni sostiene, sull’omonimo sito, il gruppo scientifico dei Climalteranti a cui appartengo. Purtroppo, da qualche tempo, e, va detto chiaramente, in coincidenza con l’arrivo di questo governo di destra, il negazionismo climatico, che per qualche anno era sopravvissuto per così dire “sotto traccia”, ha ripreso vigore e si continuano a leggere o a sentir dire corbellerie sul cambiamento climatico, perfino dai ministri “competenti”.

Tecnocrazia e natura

Laudate Deum prosegue con un’ampia disamina del potere tecnocratico che, se slegato da una chiara presa di coscienza dei limiti naturali, non può che condurre alla devastazione dell’ambiente, ossia delle basi stesse della nostra esistenza. Concordo pienamente sul concetto: «il nostro potere e il progresso che generiamo si stanno rivoltando contro noi stessi» [28].

Qualche problema per me nasce quando il papa, dopo aver passato in rassegna le debolezze del potere internazionale, propone una sua ricetta per affrontare la questione sostanziale del “che fare”.

Nel capitolo 4, dopo un esame critico ma forse un tantino ingeneroso nei riguardi del processo internazionale delle conferenze sul clima – il Protocollo di Kyoto del 1997 non è stato infatti un fallimento perché precedente all’esplosione economica cinese, con una portata quindi limitata alle nazioni industriali di allora – Francesco invoca [59] per il futuro prossimo, a partire dalla Cop28 di Dubai del prossimo mese, forme di transizione energetica che abbiano tre caratteristiche: «che siano efficienti, che siano vincolanti e facilmente monitorabili.Questo al fine di avviare un nuovo processo che sia drastico, intenso e possa contare sull’impegno di tutti. Ciò non è accaduto nel cammino percorso finora, ma solo con un tale processo si potrebbe ripristinare la credibilità della politica internazionale, perché solo in questo modo concreto sarà possibile ridurre notevolmente l’anidride carbonica ed evitare in tempo i mali peggiori».

In realtà a mio parere la novità e l’efficacia dell’accordo di Parigi sta proprio nell’evitare traguardi vincolanti specifici per ogni paese, contrariamente a quanto faceva il Protocollo del ‘97, sostituiti da continue verifiche su quanto i paesi stanno effettivamente mettendo in pratica in termini di abbattimento delle emissioni e di proiezioni termiche correlate.

Verso Cop28

Recentemente, e in previsione delle discussioni nella prossima Cop28 di Dubai, è apparso il primo inventario complessivo della situazione (Global stocktake redatto dall’organismo Onu che segue il trattato sul clima – Unfccc, qui). Dalla sua lettura (qui) appare chiaro che buona parte del mondo ha effettivamente avviato una trasformazione, il che è assolutamente essenziale, ma che la transizione procede ancora troppo lentamente rispetto alle necessità, per cui il mondo rischia ancora di “sforare” gli obiettivi termici di Parigi (max +2 gradi rispetto all’Ottocento, con la “calda raccomandazione” di restare sotto +1,5).

Già oggi con soltanto +1,1 gradi di incremento termico globale, assistiamo a continui disastri meteo idrologici (per esempio la Romagna in maggio, e poi ancora la Slovenia in agosto, qui), e ad estremi di siccità e di calore.

Ma quali sono i fattori di mercato e tecnologici che ci stanno avviando alla trasformazione indispensabile da un mondo “fossile” a uno “sostenibile”? Per esempio i costi delle rinnovabili che sono talmente crollati da spingere le installazioni globali di eolico e soprattutto di solare ad una velocità di installazione mai vista prima (la Cina peraltro guida questa corsa, qui); anche la sostituzione degli sporchi ed inefficienti motori termici è in corso ad un ritmo assolutamente inimmaginabile solo 10 anni fa, e di nuovo sono i cinesi a guidare questo processo, nonostante l’enorme successo di Tesla Motors.

E allora cos’altro serve per raggiungere gli obiettivi di Parigi e ottenere una così drastica frenata del riscaldamento globale? Serve naturalmente la politica, che deve agevolare con intelligenza l’accelerazione necessaria, per esempio agendo rapidamente sulla struttura degli incentivi economici, che ancora abbondano per le industrie fossili mentre devono migrare con la massima fretta verso il sostenibile.

Serve perciò un’opinione pubblica cosciente dell’urgenza di cambiare, abbandonando modelli di consumo sfrenato e sbagliato, che si stanno rivelando esiziali per il futuro nostro e dei nostri figli.

In ciò la lettera papale avrebbe un peso notevole, sempre che venisse presentata e discussa davanti all’opinione pubblica. Fatto sta che è purtroppo passata invece quasi sotto silenzio sui media, coperta dai fatti gravissimi che capitano ogni giorno e dal chiasso mediatico che si occupa di altro.

  • Vittorio Marletto è stato responsabile dell’Osservatorio clima dell’Agenzia regionale ambiente ed energia ARPAE. Fisico di formazione, si è occupato nel corso della sua carriera professionale, oltre che di climatologia, di applicazioni scientifiche in agricoltura. In qualità di membro del gruppo Energia per l’Italia, si sta dedicando a temi di educazione ambientale (qui un suo articolo sulla rivista Il Mulino).
Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Questo sito fa uso di cookies tecnici ed analitici, non di profilazione. Clicca per leggere l'informativa completa.

Questo sito utilizza esclusivamente cookie tecnici ed analitici con mascheratura dell'indirizzo IP del navigatore. L'utilizzo dei cookie è funzionale al fine di permettere i funzionamenti e fonire migliore esperienza di navigazione all'utente, garantendone la privacy. Non sono predisposti sul presente sito cookies di profilazione, nè di prima, né di terza parte. In ottemperanza del Regolamento Europeo 679/2016, altrimenti General Data Protection Regulation (GDPR), nonché delle disposizioni previste dal d. lgs. 196/2003 novellato dal d.lgs 101/2018, altrimenti "Codice privacy", con specifico riferimento all'articolo 122 del medesimo, citando poi il provvedimento dell'authority di garanzia, altrimenti autorità "Garante per la protezione dei dati personali", la quale con il pronunciamento "Linee guida cookie e altri strumenti di tracciamento del 10 giugno 2021 [9677876]" , specifica ulteriormente le modalità, i diritti degli interessati, i doveri dei titolari del trattamento e le best practice in materia, cliccando su "Accetto", in modo del tutto libero e consapevole, si perviene a conoscenza del fatto che su questo sito web è fatto utilizzo di cookie tecnici, strettamente necessari al funzionamento tecnico del sito, e di i cookie analytics, con mascharatura dell'indirizzo IP. Vedasi il succitato provvedimento al 7.2. I cookies hanno, come previsto per legge, una durata di permanenza sui dispositivi dei navigatori di 6 mesi, terminati i quali verrà reiterata segnalazione di utilizzo e richiesta di accettazione. Non sono previsti cookie wall, accettazioni con scrolling o altre modalità considerabili non corrette e non trasparenti.

Ho preso visione ed accetto