
L’importanza della visita della Primate anglicana, l’arcivescova Sarah Mullally, è raccolta in un commento postato sui social media dal commentatore conservatore (EWTN e altri siti) John-Henry Westen:
«È difficile esprimere a parole quanto tutto ciò sia sbagliato. Questa donna — l’“arcivescova” Sarah — è una beffa agli ordini sacri e una menzogna ambulante. Eppure viene ufficialmente accompagnata nella sacra Cappella Clementina della Basilica di San Pietro per impartire una benedizione… e domani incontrerà Papa Leone XIV. Si tratta dello stesso Papa che rifiuta di incontrare i vescovi e i sacerdoti legittimi della Fraternità San Pio X. Signore, abbi pietà della Tua Chiesa».
Lo sconcerto non è tanto per un’udienza concessa dal Pontefice alle autorità anglicane – ogni Papa ha ricevuto l’Arcivescovo di Canterbury in carica – quanto per il fatto che questa volta si tratta di una donna. E dunque l’intero mondo cattolico non può ignorare che il Papa riceve una donna con questa carica. Un vero shock per molti.
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Nel suo discorso, Leone XIV ha ribadito due aspetti: lavorare per l’unità dei cristiani e per la pace nel mondo. E ha inserito il dialogo di oggi nell’ambito dei rapporti decennali tra Chiesa cattolica e Comunione anglicana.
«Quando l’arcivescovo Michael Ramsey e San Paolo VI annunciarono il primo dialogo teologico tra anglicani e cattolici, parlarono di ricercare il “ristabilimento della piena comunione nella fede e nella vita sacramentale” (Dichiarazione comune, 24 marzo 1966). Certamente questo cammino ecumenico è stato complesso. Se da un lato sono stati compiuti molti progressi su alcune questioni storicamente divisive, dall’altro negli ultimi decenni sono emersi nuovi problemi, rendendo più difficile discernere la via verso la piena comunione.
So che anche la Comunione anglicana si trova ad affrontare molte di queste stesse questioni. Tuttavia, non dobbiamo permettere che queste continue sfide ci impediscano di sfruttare ogni possibile opportunità per annunciare insieme Cristo al mondo. Come disse il mio amato predecessore, Papa Francesco, ai Primati della Comunione anglicana nel 2024, “sarebbe uno scandalo se, a causa delle nostre divisioni, non adempissimo alla nostra comune vocazione di far conoscere Cristo” (Ai Primati della Comunione anglicana, 2 maggio 2024).
Da parte mia, aggiungo che sarebbe altrettanto scandaloso se non continuassimo a impegnarci per superare le nostre divergenze, per quanto insanabili possano apparire».
E tra le «divergenze» si colloca certamente l’ordinazione per le donne che la Comunione anglicana ammette. Ma la tonalità positiva nei rapporti è stata chiara fin dal messaggio con cui Leone XIV ha salutato positivamente l’insediamento il 25 marzo nella Cattedrale di Canterbury.
A papa Leone XIV, l’Arcivescova Mullally ha ribadito che:
«Nel mondo di oggi, siamo chiamati a vivere e predicare il Vangelo con rinnovata chiarezza. Di fronte a una violenza disumana, a profonde divisioni e a rapidi cambiamenti sociali, dobbiamo continuare a raccontare una storia di speranza: che ogni vita umana ha un valore infinito perché siamo figli preziosi di Dio; che la famiglia umana è chiamata a vivere come fratelli e sorelle; che dobbiamo quindi lavorare insieme per il bene comune, costruendo sempre ponti, mai muri; che i più poveri tra noi sono i più vicini al cuore di Dio; e che le forze della morte sono vinte dalla vita risorta di Cristo. Questa è la visione di Gesù Cristo: è su questa che dobbiamo fissare lo sguardo negli anni a venire».
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Il pellegrinaggio di quattro giorni dell’arcivescova Mullally a Roma è iniziato sabato 25 aprile, con la preghiera presso la Tomba di San Pietro nella Basilica Pontificia di San Pietro in Vaticano, prima di recarsi in preghiera presso la Tomba di San Paolo nella Basilica Pontificia di San Paolo fuori le Mura. Fu proprio qui, 60 anni fa, che il 24 marzo 1966 venne firmata la Dichiarazione Congiunta tra l’Arcivescovo Michael Ramsey e Papa Paolo VI, il primo accordo ecumenico formale tra la Chiesa anglicana e la Chiesa cattolica romana.
Lo scopo della visita è rafforzare le relazioni anglicane e cattoliche attraverso la preghiera, l’incontro personale e il dialogo teologico formale. Si propone di approfondire i legami di comunione, affermare una testimonianza condivisa e incoraggiare una collaborazione continua sia a livello globale che locale.
Domenica mattina, Mullally ha presieduto l’Eucaristia cantata presso la Chiesa anglicana di Ognissanti a Roma, la congregazione della Chiesa d’Inghilterra in città, prima di predicare i Vespri nella Chiesa di San Paolo entro le Mura. Lunedì sera, l’Arcivescova ha presieduto la funzione serale con canti corali presso la Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, con l’insediamento del vescovo Anthony Ball, Direttore del Centro Anglicano di Roma, come Rappresentante dell’Arcivescovo di Canterbury presso la Santa Sede. L’omelia è stata tenuta dal cardinale Luis Antonio Tagle, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione.
Il pellegrinaggio si conclude martedì 28 aprile con le visite al Centro per rifugiati Joel Nafuma (JNRC) presso la basilica di San Paolo entro le Mura e ai progetti gestiti dalla Comunità di Sant’Egidio.
«Il nostro mondo – ha detto Mullally prima di partire per Roma – ha bisogno della pace, della giustizia e della speranza che Gesù Cristo porta, e ringrazio che le nostre chiese possano camminare insieme nel condividere questa buona novella con il mondo».





