Che cosa sarà il Vangelo per loro?

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Mons. José Ignacio Munilla, vescovo di Orihuela-Alicante

Lo scorso 4 febbraio ho letto una notizia sulla stampa digitale tedesca che mi ha lasciato sbalordito: il Vaticano confermava l’espulsione di un parlamentare di Alternative für Deutschland (AfD, i fratelli politici di Vox) da un consiglio amministrativo della Chiesa cattolica nella diocesi di Treviri, perché «i partiti di estrema destra non possono essere un luogo di attività politica per noi cristiani».

La decisione era stata adottata, prima dell’estate 2025, dal vicario generale della diocesi contro la presenza di Christoph Schaufert in un consiglio parrocchiale per gli affari economici, in applicazione dell’accordo approvato dalla Conferenza Episcopale Tedesca contro il nazionalismo razzista e xenofobo. Il vicepresidente di AfD nel parlamento del Land ha presentato ricorso contro la sua espulsione al vescovo della diocesi sostenendo che, personalmente, non gli si poteva imputare nulla.

Il vescovo, Stephan Ackermann, ha confermato tuttavia l’esclusione, ritenendo che egli avrebbe dovuto «prendere le distanze» da posizioni e da una militanza nell’ultradestra «incompatibili con l’esercizio di incarichi» all’interno della Chiesa.

Il parlamentare di AfD non si è dato però per vinto e, consapevole che nella risoluzione del suo caso era in gioco un consistente bacino di voti cattolici, ha fatto ricorso al Dicastero vaticano competente per le impugnazioni. Tale organismo, alla fine di gennaio, ha annunciato che l’esclusione e la destituzione del membro di AfD restavano confermate in quanto legittime.

È vero che Christoph Schaufert dispone di 60 giorni per appellarsi alla Segnatura Apostolica, il massimo tribunale amministrativo della Chiesa. Ma è anche vero che, considerata la sua intenzione di abbandonare il cattolicesimo, appare improbabile che ricorra a quest’ultima istanza.

Al di là di questi cavilli giuridici, è chiaro che il criterio e la procedura seguiti dalla diocesi di Treviri sono un vero successo per altre diocesi che stanno allontanando dalle loro istituzioni gli estremisti affiliati a gruppi razzisti, misantropi, xenofobi o contrari alla concezione cristiana dell’umanità.

Tuttavia, non credo sia superfluo ricordare che il modo abituale di procedere dei dicasteri vaticani, così come della gerarchia ecclesiastica, è quello che accetta come valida la concezione assolutistica e monarchica di intendere ed esercitare il potere. Non si può nemmeno ignorare che tale concezione ed esercizio del potere continuano a prestarsi − come ancora oggi accade − ad arbitrarietà incontrollate che a più di un vescovo − che io sappia, almeno a uno dei Paesi Baschi − sono costate qualche monitum o richiamo da parte delle competenti autorità vaticane, ma per un problema di ingerenza di competenze…

Lasciando da parte per un altro momento questo argomento, è indiscutibile che noi cattolici e le persone di buona volontà abbiamo ricevuto, lo scorso 4 febbraio, un’ottima notizia: non tanto per la procedura che viene solitamente seguita, quanto per il criterio applicato e indubbiamente difeso dalla diocesi di Treviri e da tutte le diocesi tedesche: «Ero straniero e mi avete accolto».

Tale criterio, proposto da Gesù di Nazareth sul Monte delle Beatitudini e nella parabola del Giudizio finale, attraversa − dall’inizio alla fine − tutta la storia della Chiesa; non così quella della gerarchia ecclesiastica, purtroppo più occupata, salvo qualche eccezione, a salvaguardare il proprio «potere» che a occuparsi di questo punto fondamentale nel programma dei seguaci del Nazareno e a sostenerne l’attuazione.

In questo contesto, alcuni mesi fa ho proposto ai vescovi spagnoli di procedere con Vox in modo analogo a quanto avevano fatto – e stavano facendo – i loro colleghi tedeschi: ossia di concordare l’allontanamento dei militanti di Vox, per pura coerenza evangelica, dalle diverse istituzioni ecclesiali in cui potevano trovarsi. E che non avessero paura di aprire i dibattiti opportuni e di fornire i necessari chiarimenti nei rispettivi organi di governo e decisione.

Ora, a distanza di alcuni mesi da quella proposta e visti i commenti sgradevoli sulla regolarizzazione dei migranti, sia da parte di mons. Jesús Sanz, arcivescovo di Oviedo (è una decisione «populista e demagogica»), sia di mons. J. I. Munilla, vescovo di Orihuela-Alicante (è «una strategia per raggiungere altri fini»), aggiungo una nuova domanda: rimarranno in silenzio come collettivo? Spero che, come Conferenza Episcopale, sostengano le posizioni difese, tra gli altri, dagli arcivescovi di Pamplona, Toledo, Tarragona, Siviglia e Valladolid, e che rimettano al loro posto le invettive di questi due monsignori.

Vediamo se questa volta la fortuna ci assisterà e potremo ascoltare – in modo corale e storicamente incarnato – il programma del Nazareno sui paria e gli ultimi del mondo. Mi piacerebbe che non ci mettessero troppo tempo, ma temo che dovrò continuare ad attendere…

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3 Commenti

  1. Elio 18 febbraio 2026
  2. Enrico 18 febbraio 2026
  3. Pietro 18 febbraio 2026

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