Cina: un anno dopo. L’accordo profetico

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Un anno dopo la firma dell’accordo tra Cina e Vaticano cosa resta? Tante sono le voci nella Chiesa e nel mondo che il papa è stato tratto in inganno. Le tensioni che si moltiplicano, sul commercio e su Hong Kong, per esempio, sembrano lo specchio dei nuovi controlli sulla comunità cattolica cinese.

Ci sono gli “alza bandiera” nel piazzale davanti alle chiese, le sessioni di educazione politica ai preti, gli episodi in cui ai bambini viene proibito l’accesso al catechismo eccetera. Tutte cose che sembrano provare come la scelta della Santa Sede di normalizzare i rapporti con Pechino forse non sia stata troppo felice. Ma tutto ciò alla fine è importante per la vita della Chiesa.

L’impagabile unità cattolica

La testimonianza del vescovo di Qiqihar, in Manciuria, We Jingyi, nell’intervista di Gianni Valente (Vatican Insider), guarda le cose in maniera completamente diversa.

Il problema è religioso, non politico, è di unità della Chiesa cinese con la Chiesa di Roma, un punto essenziale per i cattolici, punto che era stato impossibile da raggiungere per quasi 70 anni in Cina. Secondo Wei: «Il frutto e l’effetto più importante è il fatto che è venuto meno il pericolo della divisione tra la Chiesa di Cina e la Chiesa universale. Ora tutti i vescovi cinesi sono in comunione piena e pubblica con il papa».

Wei è un vescovo “clandestino”, riconosciuto dal papa ma non riconosciuto ufficialmente in quanto vescovo da Pechino. Per questo la sua testimonianza è così forte. Il suo problema non è quello che il governo chiede ai cattolici cinesi di fare fuori dall’adesione cattolica, ma un elemento religioso profondo dei cattolici, l’unità con il vescovo di Roma, che è l’unità in Gesù Cristo.

«Nel periodo in cui venivano celebrate delle ordinazioni episcopali illegittime, la continuità di questa comunione è stata messa alla prova. Le ordinazioni illegittime la minacciavano. La Chiesa di Gesù Cristo non vuole vederle, e nemmeno la Chiesa che è in Cina vuole più vederle! Si è giunti all’accordo grazie allo Spirito Santo. È stato lui a convincere la Santa Sede e la Cina a firmare l’Accordo, che è utile per proteggere e custodire questo tesoro. La Chiesa fondata da Gesù Cristo, che oggi cammina insieme a papa Francesco, non ha nessun obiettivo politico e diplomatico».

Wei capisce i timori del governo cinese, che vengono da lontano, da decenni di sospetti, comprende le difficoltà del clero e dei fedeli di adattarsi alla nuova situazione, capisce i decenni di rancori più o meno sopiti che arrivano oggi alla luce.

Wei ammette la profonda estraneità di tanti funzionari locali verso le pratiche cattoliche: molti non sanno che i preti non possono sposarsi, per esempio.

Potere vero, non assoluto

Ma sottolinea che oggi Pechino chiaramente ammette di non volere intervenire nella vita intima della Chiesa, cosa che è una rivoluzione rispetto ai decenni passati.

Il vescovo di Qiqihar racconta di una conferenza di un funzionario del partito: «Ha ripetuto che i sacerdoti, le religiose e tutti i cattolici cinesi “devono essere indipendenti da enti stranieri nel portare avanti la gestione degli affari religiosi interni alla Cina. E nessuno può usare la Chiesa cattolica per interferire negli affari interni della Cina”. Ma ha rimarcato che tutto questo non si riferisce alla dottrina, alle pratiche pastorali e alla grande disciplina ecclesiale. Il funzionario ha ripetuto che i preti cinesi pregano ogni giorno per il papa durante la messa. E che la nostra indipendenza e autonomia non significa che noi dobbiamo essere indipendenti dalla Chiesa universale. Lui stesso ha detto che “la Chiesa cattolica in Cina fa parte del corpo della Chiesa universale, ed è una sola cosa con essa”. Ha insistito che, nella fede, noi siamo “una cosa sola con la Chiesa universale. E non ci deve essere nessuna differenza!”. E ha chiarito che questo è riconosciuto anche dal governo e dal Partito».

Questa è una rivoluzione per la Cina popolare, fino a ieri gelosissima custode delle sue prerogative di autorità sul suo territorio. C’è qui il riconoscimento che l’autorità dello stato non è assoluta, ma deve calibrarsi su problemi specifici, per esempio, in questo caso, con la fede cattolica.

D’altro canto, anche per Pechino è un percorso. La Cina, per esempio, se non ha riconosciuto ufficialmente Wei non ha compreso che un’anima vera, libera e onesta come il vescovo di Qiqihar fa più bene al governo e al paese di tanti che invece si piegano supinamente agli ordini del funzionario di turno.

Inoltre Pechino ha stentato per anni a capire che l’unità della Cina con il mondo, in questo caso la Chiesa ma anche in altre sfere, non è un danno ma un vantaggio per il paese e la sua dirigenza.

In questo l’opera di tanti uomini dentro e fuori dalla Cina come il vescovo Wei può essere indispensabile.


China: One Year After. A Prophetic Agreement

One year after the signing of the agreement between China and the Vatican, what is there to be seen? There are people in the Church and in the world who say that the Pope has been tricked. Tensions are mounting, for example on trade and on Hong Kong, and they seem to be the mirror that reflects on the new controls on the Chinese Catholic community.

There are the “flag raisings” in the square in front of the churches, political education sessions for priests, episodes of children forbidden access to catechism and so on. All these things seem to prove that the choice of the Holy See to normalize relations with Beijing may not have been too happy. However all these are important for the life of the Church.

The priceless Catholic unity

The testimony of the bishop of Qiqihar, in the Northeast, Wei Jingyi, in an interview with Gianni Valente (Vatican Insider), looks at things in a completely different way.

The problem is religious, not political, it is the unity of the Chinese Church with the Church of Rome, an essential point for Catholics, a point that had been impossible to achieve for almost 70 years in China. According to Bishop Wei: «The fruit and the most important effect is the fact that the danger of division between the Church of China and the universal Church has disappeared. Now all the Chinese bishops are in full and public communion with the Pope».

Wei is an “underground” bishop, recognized by the Pope but not officially recognized as a bishop by Beijing. This is why his witness is so powerful. His problem is not what the government is asking Chinese Catholics to do outside of the Catholic belief, but a profound religious element of the Catholics, the unity with the bishop of Rome, which is unity in Jesus Christ.

«In the period in which illegitimate bishop ordinations took place, the continuity of this communion was put to the test. The illegitimate ordinations threatened it. The Church of Jesus Christ does not want to see them, nor does the Church in China want to see them anymore! Agreement was reached thanks to the Holy Spirit. It was He who convinced the Holy See and China to sign the Agreement, which is very useful for protecting and guarding this treasure. The Church founded by Jesus Christ, who today walks together with Pope Francis, has no political or diplomatic goal».

Wei understands the fears of the Chinese government, which come from afar, from decades of suspicion, and he understands the difficulties of the clergy and the faithful in adapting to the new situation. He also understands the decades of more or less dormant rancor that come to light today.

Wei admits also the great ignorance of many local officials towards Catholic practices: many do not know that priests cannot marry, for example.

True but not absolute power

But he emphasizes that today Beijing clearly admits that it does not want to intervene in the intimate life of the Church, which is a revolution compared to past decades.

The bishop of Qiqihar tells of a conference conducted by a party official: «He repeated that priests, religious and Chinese Catholics “must be independent of foreign bodies in carrying out the management of religious affairs within China. And nobody can use the Catholic Church to interfere in China’s internal affairs”. But he stressed that all this does not refer to catholic doctrine, pastoral practices and ecclesial discipline. The official said that Chinese priests pray for the Pope every day during mass. And that our independence and autonomy does not mean that we are to be independent of the universal Church. He himself said that “the Catholic Church in China is part of the body of the universal Church, and it is one with it”. He insisted that, in faith, we are “one with the universal Church. And there should be no difference!”. He also clearly stated that this is also recognized by the government and the Party».

This is a revolution for Mainland China. Until yesterday she strickly guards her prerogatives of authority on its territory. There is here however the recognition that the authority of the state is not absolute, but must be calibrated on specific questions, for example, in this case, with the Catholic faith.

On the other hand even for Beijing it is part of a step forward. China, for example, if she has not officially recognized Wei, she has not understood that a true, free and honest person like the bishop of Qiqihar does more good to the government and the country than many who instead bow to the orders of the official on duty.

Moreover, Beijing has been struggling for years to understand that in China’s unity and integration with the world, in this case the Church but also in other spheres, is not a damage but an advantage for the country and its leadership.

In this the work of so many men inside and outside China as Bishop Wei can be indispensable.


中国:一年后。先知性的协议

中国和梵蒂冈签署协议一年后,有什么可看的呢?教会内和世界上有些人 说教宗被骗了。紧张局势正在加剧,例如贸易和香港,它们似乎是反映对 中国天主教会加强管制的镜子。

教堂前的广场上有”升旗”活动,神父接受政治教育,禁止儿童接触教义的 现象等等。所有这些事情似乎都证明,罗马教廷选择与北京实现关系正常 化可能并不十分乐观。然而,所有这些对教会的生命都很重要。

无价的教会团结

东北齐齐哈尔主教魏景义在接受《梵蒂冈内部通讯》的瓦伦特采访时,以完全不同的方式看待事情。

问题是宗教问题,而不是政治问题,这是中国教会与罗马教会的团结,这 是天主教徒的一个核心价值,这一点在中国近70年来是不可能实现的。魏 主教说:“结果和最重要的影响是,中国教会和普世教会之间分裂的危险 已经消失。现在,所有的中国主教都与教宗有了充分和公开的共融。”

魏是一位”地下”主教,被教宗承认,但北京没有正式承认他为主教。这就 是为什么他的见证如此有力。他的关切不在于政府要求中国天主教徒在天 主 教信仰之外做什么,而是天主教徒深刻的宗教因素,即与罗马主教的团 结,也就是在耶稣基督内的团结。

“在祝圣非法主教的事发生期间,这种共融的连续性受到考验。非法的祝 圣威胁着它。耶稣基督的教会不想看到他们,中国的教会也不想再看到他 们了!感谢天主圣神,我们达成了协议,是她引领着罗马教廷和中国签署 了协定,这对保护和守护这一宝藏非常有用。由耶稣基督创立的教会,今 天与教宗方济各一起行走,没有政治或外交的目的”。

魏理解中国政府的恐惧,这些恐惧来自远方,来自几十年的猜疑,他理解 神职人员和信徒们在适应新形势方面的困难。他也了解今天曝光了的几十 年 来或多或少处于休眠状态的仇恨。

魏也指出说许多地方官员对天主教习俗非常无知:例如,许多人不知道神 父不能结婚。

确实但并非绝对的权力

但他强调,今天北京明确承认,它不想干涉教会的内部生活,与过去几十年相比,这是一次革命。

这位齐齐哈尔的主教在谈到一位党政官员召开的一次会议上说:“他重申 ,神父、会士和中国天主教徒”在管理中国宗教事务时,必须独立于外国 机构。

任何人都不能利用天主教会干涉中国内政。但他强调,这一切并不 是指天 主教教义、牧灵实践和教会纪律。这名官员说,中国神父每天都在 弥撒中为教宗祈祷。我们的独立性和自主性并不意味着我们要独立于普世 教会。

他本人说“中国的天主教会是普世教会的一部分,二者不可分割”。 他坚持认为,在信仰上,我们“与普世教会是一体的,不应该有区别”!他 还明确表示,这一点也得到了政府和党的承认。

这对中国大陆来说是一场革命。直到昨天,她一直捍卫自己在其领土上权 力的优先。然而,在这里却承认国家的权力不是绝对的,而是必须在具体 的问题上,例如,在这种情况下,与天主教信仰,进行调整。

在这方面北京也在慢慢向前迈进。在中国官方还没承认魏这个例子里,可以看到她还没完全理解到,要接受一个像齐齐哈尔的主教这样真实、自由和诚实的人,因为他能比许多只听命于官方命令的人们做更多的有利于政府和国家的事。

此外,北京多年来一直在努力理解,在中国与世界的团结和融合中,包括 教会在内的其他领域,不但不会损害,反而会成为国家及其领导层的优 势。 在这方面,像魏主教这样在国内外的人所做的工作是不可或缺的。

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