
Si è tenuto a Bari il 12-13 giugno scorsi l’Incontro per un dialogo fraterno 2026 promosso dalla Consultazione Carismatica Italiana. Al centro della riflessione di quest’anno la teologia narrativa, il primato del riconoscimento e la necessità di una «rivoluzione ecumenica».
Si è svolto a Bari, presso la Casa di Spiritualità «San Francesco D’Assisi», l’Incontro per un dialogo fraterno 2026 (12-13 giugno), l’annuale appuntamento ecumenico di confronto e preghiera promosso dalla Consultazione Carismatica Italiana (CCI). L’edizione di quest’anno, intitolata «Annuncio e Testimonianza», ha inteso approfondire le prospettive dell’evangelizzazione in dimensione profetica e ministeriale, ponendosi come una tappa concreta nel cammino verso il bimillenario della Redenzione del 2033.
I lavori, aperti venerdì 12 giugno, sono stati introdotti dal pastore Giovanni Traettino (Chiesa evangelica della Riconciliazione di Caserta) e dal prof. Matteo Calisi (Comunità di Gesù di Bari). Accanto alla sessione del vescovo pentecostale statunitense Dale M. Coulter, il simposio ha offerto due contributi teologici di straordinario spessore: le relazioni di padre Marcial Maçaneiro SCJ e del professor Riccardo Burigana, le cui chiavi di lettura hanno tracciato le linee programmatiche dell’intero convegno.
Ci sono stati poi i saluti dell’arcivescovo metropolita di Bari-Bitonto, mons. Giuseppe Satriano, e dei rappresentanti di varie realtà ecclesiali cristiane.
Oltre il poliedro
Nel panorama degli studi ecumenici in Italia, la presenza del professor Riccardo Burigana ha rappresentato uno dei vertici culturali dell’appuntamento. Direttore del Centro Studi per l’Ecumenismo in Italia e docente alla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, Burigana ha tenuto una lezione esemplare intitolata Oltre il poliedro… Evangelizzazione, testimonianza comune: convergenze cattolico-pentecostali e prospettive future. Partendo dalla storica visita del 2014 di papa Francesco al pastore Traettino a Caserta, che ha aperto una nuova stagione nei rapporti teologici, lo storico ha tracciato il bilancio di oltre cinquant’anni di dialogo bilaterale ufficiale.
Burigana ha denunciato con forza la «nebbia» e la profonda ignoranza che ancora circondano la natura dell’ecumenismo, alimentando una «dis-cultura della lamentela» che rallenta la missione. Analizzando lo scenario contemporaneo, segnato dall’avvento del nuovo vescovo di Roma, papa Leone XIV, Burigana ha evidenziato la continuità irreversibile del magistero papale nell’assumere l’unità visibile come priorità assoluta per la Chiesa. Richiamando i recenti discorsi del pontefice al rinnovamento carismatico, il professore ha sottolineato come la koinonia debba tradursi nella riconciliazione delle memorie storiche.
In ambito locale, ha lamentato l’assenza in Italia di pubblici gesti di riconciliazione per ferite storiche vistose, come il 90° anniversario della Circolare persecutoria Buffarini-Guidi del periodo fascista. Burigana ha infine lanciato un appello per una vera e propria «rivoluzione ecumenica»: uno stile di vita fondato sul dialogo concreto nella propria realtà, per disarmare le violenze globali e camminare uniti verso il Giubileo del 2033.
Una teologia narrativa che parte dalla realtà
Speculare alla lettura storica di Burigana è stata la fitta relazione inaugurale di padre Marcial Maçaneiro SCJ, membro della Commissione Internazionale per il Dialogo Cattolico-Pentecostale.
L’intervento del teologo dehoniano si è mosso entro le coordinate di una «teologia narrativa». Lontano dalle secche di un’astrazione dogmatica, questo approccio assume la realtà storica e il vissuto concreto delle diverse confessioni come il luogo teologico primario.
Calandosi nella memoria delle divisioni tra i cristiani – riconosciute come uno scandalo e una ferita aperta nel Corpo di Cristo p. Maçaneiro ha evidenziato come l’ecumenismo non sia un semplice accordo diplomatico. L’edificazione dell’unità richiede il primato della preghiera concorde, poiché l’essere umano, abbandonato alle proprie sole forze, non è il costruttore della comunione: essa rimane anzitutto un dono dall’alto da accogliere.
È in questo alveo che si inserisce il passaggio cruciale emerso durante il dibattito: la necessità di transitare verso un autentico «ecumenismo del cuore e dei passi». Il primo, fondamentale passo verso l’unità visibile non coincide con la risoluzione immediata delle controversie dottrinali, bensì con il riconoscimento dell’altro.
Prima ancora dei nodi teologici, l’urgenza risiede nella capacità di aprirsi sinceramente all’opera che Dio sta già compiendo nel fratello di un’altra tradizione ecclesiastica. Solo a partire da questo preventivo riconoscimento si rende possibile un cammino di santificazione nella quotidianità della testimonianza comune.
Il nucleo ecclesiologico della relazione ha toccato il dinamismo profondo della Chiesa. P. Maçaneiro ha proposto una netta distinzione terminologica: l’azione dello Spirito Santo non è finalizzata a «pneumatizzare» la Chiesa – cioè a una vaga e disincarnata spiritualizzazione delle strutture – bensì a «cristificarla».
La koinonia e l’evangelizzazione non nascono da un vago misticismo emotivo, ma dall’azione dello Spirito che conforma e assimila la Chiesa alla vita, alla forma e alla missione di Cristo stesso. Essere guidati dallo Spirito significa essere progressivamente inseriti nella logica incarnata del Figlio.
Il paradosso del Sacro Cuore
Coincidendo la prima giornata con la solennità del Sacro Cuore, il relatore dehoniano ha tessuto un nesso profondo tra l’orizzonte ecumenico e la propria spiritualità. P. Maçaneiro ha posto un interrogativo radicale: «cosa accade quando l’umanità, attraverso le divisioni ecclesiali, ferma il Cuore di Cristo?».
La risposta è visibile sulla croce, nel momento in cui quel Cuore cessa fisicamente di battere sotto il peso del peccato umano. Eppure, proprio lì si compie il paradosso pasquale: lo Spirito Santo interviene e trasforma drammaticamente quelle ferite in sorgenti. Dal costato trafitto scaturiscono l’acqua e il sangue, fonti perenni di grazia e di riconciliazione.
In una simile prospettiva, le lacerazioni storiche che rigano il volto della cristianità non rappresentano l’ultima parola. Se consegnate allo Spirito, l’intreccio tra la rigorosa analisi storica evidenziata da Burigana e l’afflato spirituale può far sì che le ferite della divisione cessino di essere barriere, mutandosi in sorgenti feconde per una rinnovata testimonianza dinanzi al mondo.





