Il vaccino e la fraternità civile

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posizioni chiesa

La discussione nell’ambito ecclesiale sui vaccini (compreso quello per il Covid-19) nella cui preparazione, anche se in forma ridottissima, ci si avvale dell’uso di linee cellulari ottenute da feti abortiti, mostra da un lato l’acuta sensibilità in ordine alla difesa della vita nascente e dall’altro l’insufficienza nel percepire la responsabilità collettiva e la particolare chiamata al bene comune che l’attuale pandemia chiede alla Chiesa.

Un doppio segnale arriva dalla Polonia e dagli Stati Uniti. Una lettura più complessiva e pensata è contenuta nel documento promosso dalla Commissione vaticano Covid-19 e dalla Pontificia accademia della vita, uscito il 29 dicembre col titolo «Vaccino per tutti. 20 punti per un mondo più giusto e sano».

Il caso polacco: no alle resistenze

Porta la data del 23 dicembre un ampio documento del gruppo di esperti di bioetica della Conferenza episcopale, presieduto da mons. Józef  Wróbel. L’esito complessivo è assai vicino alla nota della Congregazione per la dottrina della fede di due giorni prima (cf. SettimanaNews: Il vaccino della “perpetua”), ma lo sviluppo della sua argomentazione segnala un contesto ecclesiale particolarmente sensibile e posizioni conservatrici piuttosto diffuse.

Riconosciuta la funzione positiva e provvidenziale dei vaccini, nati a partire dal XIX secolo, per debellare malattie prima mortali (dal tifo alla pesta, dalla rosolia al morbillo ecc.) il testo sottolinea una progressiva resistenza alla vaccinazione, con conseguente riapparire di malattia considerate estinte. Nei confronti del vaccino contro il Covid-19 le obiezioni non sono legate solo agli ambienti che vi riconoscono congiure di poteri occulti o ne temono effetti indesiderati, ma anche a posizioni di carattere morale, in nome dell’assoluto etico nella difesa della vita nascente.

Le obiezioni sulla nocività dei vaccini sono rapidamente risolte con un rimando all’affidabilità degli scienziati che considerano irrilevanti il modestissimo rilievo del tiomersale (forma etilica del mercurio) e i composti di alluminio (fra il resto scarsamente utilizzati oggi). In particolare, relativamente al vaccino anti-Covid si esclude ogni possibilità della tecnologia mRna di modificare il patrimonio genetico del soggetto che lo riceve.

La legittima obiezione all’uso di linee cellulari ottenute da feti abortiti, anche per la disattenzione delle istituzioni sulle aziende farmaceutiche, ha esteso indebitamente la sfiducia a tutti i vaccini. «Gran parte della società non vuole credere agli specialisti che, conoscendo i dettagli della produzione dei vaccini, sottolineano che solo alcuni utilizzano questa tecnologia; il resto utilizza procedure diverse o ricorre solo indirettamente a linee cellulari fetali».

Il vaccino Pfizer, ad esempio, le ha utilizzate solo durante i test iniziali e non nella produzione. L’approccio possibilista non intacca in nulla la ferma posizione del magistero sulla questione abortiva. In merito la Santa Sede è tornata più volte: nel 2005 con la Pontificia accademia per la vita, nel 2008 con l’istruzione Dignitas personae, nel 2017 (Pontificia accademia per la vita), poche settimane fa attraverso la Congregazione per la dottrina della fede nella Nota sulla valutazione morale dell’applicazione di alcuni vaccini contro il Covid-19 (21.12.2020) e ora con il documento già citato della Commissione Covid.

Tutti i documenti affermano la legittimità del ricorso ai vaccini anche nel caso di utilizzo di linee cellulari ottenute da feti abortiti, quando non sia disponibile un altro vaccino. È un insegnamento morale del tutto tradizionale perché si distingue un triplice livello di responsabilità. La più grave è di coloro che procurano l’aborto in ragione delle ricerche. Di minore rilievo, ma pur sempre censurabile, quella di chi in ordine alla produzione del vaccino utilizza il prodotto abortivo come parte integrante del processo. Non esiste invece tale responsabilità nell’utilizzatore finale, a meno che non scelga deliberatamente un vaccino legato a feti abortiti potendone scegliere uno diverso.

Rimane al singolo come alla comunità il compito di fare pressione sulle strutture farmaceutiche ed ospedaliere per prodotti moralmente accettabili.

Il caso USA: gli obiettori non demordono

In ordine alla vaccinazione la responsabilità morale è personale, tenendo conto dell’«obbligo generale di prendersi cura della salute e della vita» del singolo come della comunità. In particolare nei confronti dei più deboli. Va sostenuta la decisione di donare plasma da parte dei guariti. Il dovere di prendersi cura della salute e della vita vale in particolare per i genitori che non dovrebbero farsi guidare «solo dalla propria idea personale, ma in particolare dalla salute dei propri figli».

Se nessuno dovrebbe essere obbligato (a parte decisioni legislative specifiche) è dovere grave per tutti evitare di farsi trasmettitori di agenti infettivi. «La solidarietà, motivata dall’amore evangelico del prossimo, nel contesto della minaccia della pandemia e delle vaccinazione disponibili, ci ricorda il dovere di prenderci cura degli altri».

Negli Stati Uniti la conferenza episcopale del novembre scorso si è dichiarata favorevole al vaccino: «Data l’urgenza di questa crisi, la mancanza di alternative disponibili, e il fatto che la connessione tra una aborto avvenuto decenni fa e un vaccino prodotto oggi è remota, l’inoculazione con i nuovi vaccini anti-Covid-19 in queste circostanze può essere moralmente giustificata».

Non mancano tuttavia alcuni vescovi come mons. Joseph Strickland di Tyler, che mettono in guardia i propri fedeli nei confronti dei vaccini che in qualsiasi maniera siano legati a feti abortiti e invitano le aziende e gli istituti di ricerca a fare ogni sforzo per prodotti alternativi. Sul fronte opposto il card. Blase Cupich (Chicago) e mons. Thomas Wenski (Miami) si sono vaccinati e hanno invitato a farlo.

La condizione del tutto eccezionale della pandemia attuale spinge a un di più di attenzione alla responsabilità sociale, alla fraternità civile. Le misure e la casuistica del passato servono a capire le nuove responsabilità. La condizione di minoranza e la marginalità della fede nell’attuale contesto enfatizzano l’apporto alla difesa dell’umano comune. L’attenzione all’intero popolo di Dio e all’orizzonte di senso che il Vangelo offre a tutti impegnano alla fraternità civile come momento di autentica testimonianza cristiana per oggi e il prossimo futuro.

Crisi sanitaria, economica ed ecologica-sociale

A questi criteri di maggior respiro si richiama il recente documento della Commissione Covid e della Pontificia accademia della vita. Richiamando la connessione fra crisi sanitaria, economia e ecologica-sociale il testo richiama la necessità di «intraprendere le azioni immediatamente necessarie per rispondere alla pandemia, avendo in mente anche i suoi effetti sul lungo periodo» per propiziare una «guarigione globale e rigenerativa».

I vaccini che sono e saranno in distribuzione devono essere «disponibili e accessibili per tutti» per evitare che una marginalità farmaceutica crei un’ennesima ingiustizia. Il testo segue con attenzione l’intero ciclo del vaccino: produzione, approvazione, distribuzione, somministrazione.

Per quanto riguarda la ricerca e la produzione il testo richiama che la «finalità della salute pubblica non può giustificare l’aborto volontario per ricavarne linee cellulari per la produzione di vaccini», ma nello stesso tempo che il giudizio morale va diversamente calibrato fra chi sperimenta su questi materiali biologici, chi produce, magari a lunga distanza temporale, chi è incaricato della salute pubblica e li distribuisce e, infine, che li utilizza.

Già nel 2017 l’Accademia per la vita «escludeva che vi sia una cooperazione moralmente rilevante tra coloro che oggi utilizzano questi vaccini e la pratica dell’aborto volontario. Quindi riteniamo che si possano applicare tutte le vaccinazioni clinicamente consigliate con coscienza sicura che il ricorso a tali vaccini non significa una cooperazione all’aborto volontario». I vaccini sono condizionati da una diversa possibilità di distribuzione (per es. in ragione della temperatura richiesta per la conservazione) e se servono per proteggere dall’infezione, creando l’immunità di gregge, o per impedire la manifestazione clinica della malattia.

Un tema di grande  rilievo è la brevettazione. Poiché si tratta di una invenzione «prodotta dall’ingegno umano, è possibile sottoporla alla disciplina economica che consente di retribuire le spese della ricerca e il rischio che le imprese si sono assunte. Data la sua funzione è, però, molto opportuno interpretare il vaccino come un bene a cui tutti abbiamo accesso, senza discriminazioni, secondo il principio della destinazione universale dei beni». Il «solo obiettivo della sfruttamento commerciale non è eticamente accettabile». Vanno perseguite trasparenza, collaborazione (fra imprese, stati e organizzazioni sociali) piuttosto che il «nazionalismo vaccinale».

Nei passaggi successivi (approvazione, distribuzione e somministrazione) è opportuno, ma non facile, un coordinamento fra i diversi enti preposti all’approvazione, mentre i criteri per l’amministrazione e l’accesso sembrano convergere: le categorie professionali come il personale sanitario, le attività di contatto col pubblico (come le scuole, la sicurezza), i gruppi più vulnerabili (anziani, immunodepressi ecc.).

È da evitare che l’incetta dei paesi ricchi impedisca l’accesso ai vaccini di quelli più poveri. «Si mostra qui l’esigenza di un ente internazionale che abbia il mandato, l’autorità morale le leve operative che consentano «di coordinare le diverse componenti del processo». Il riferimento è all’Organizzazione mondiale della sanità. Sulla responsabilità morale di sottoporsi alla vaccinazione occorre tenere presente «che il rifiuto del vaccino può costituire anche un rischio per gli altri» e che non è pertinente in questo caso il riferimento all’assoluta difesa della vita.

Linee e obiettivi della Commissione

Il testo si chiude con sei obiettivi che la Commissione si riconosce come linee guida. Anzitutto la valutazione etico-scientifica sulla qualità, metodologia e prezzo del vaccino. Poi il coinvolgimento delle Chiese locali per i protocolli di trattamento per comunità specifiche. E ancora la collaborazione con le varie organizzazioni per la somministrazione dei vaccini a livello mondiale.

Infine, la collaborazione con altri gruppi ecclesiali e lo sforzo di «articolare le ragioni più profonde per affrontare questa sfida come famiglia umana globale». Dare esempi espliciti e leggibili del servizio della Chiesa per «un’equa distribuzione dei vaccini e delle cure».

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