Il vaccino della «perpetua»

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liceita morale

Sui vaccini separiamo i fatti dalle opinioni. I fatti in questione sono diversi e vediamo di elencarli in ordine. L’opinione, alla fine dell’articolo, è esclusivamente mia.

Il primo fatto: una parola chiara è arrivata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, nel breve documento pubblicato lunedì mattina e intitolato Nota sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-Covid-19. Il passaggio centrale è nel terzo paragrafo, dove si affronta il tema dei vaccini prodotti utilizzando materiale proveniente «da tessuti ottenuti da due aborti avvenuti nel secolo scorso». La distanza temporale remota incide sulla valutazione e sulle caratteristiche del materiale genetico.

Il male remoto

Il paragrafo spiega che «la ragione fondamentale per considerare moralmente lecito l’uso di questi vaccini è che il tipo di cooperazione al male (cooperazione materiale passiva) dell’aborto procurato da cui provengono le medesime linee cellulari, da parte di chi utilizza i vaccini che ne derivano, è remota. Il dovere morale di evitare tale cooperazione materiale passiva non è vincolante se vi è un grave pericolo, come la diffusione, altrimenti incontenibile, di un agente patogeno grave: in questo caso, la diffusione pandemica del virus SARS-CoV-2 che causa il Covid-19.

È perciò da ritenere che in tale caso si possano usare tutte le vaccinazioni riconosciute come clinicamente sicure ed efficaci con coscienza certa che il ricorso a tali vaccini non significhi una cooperazione formale all’aborto dal quale derivano le cellule con cui i vaccini sono stati prodotti. É da sottolineare tuttavia che l’utilizzo moralmente lecito di questi tipi di vaccini, per le particolari condizioni che lo rendono tale, non può costituire in sé una legittimazione, anche indiretta, della pratica dell’aborto, e presuppone la contrarietà a questa pratica da parte di coloro che vi fanno ricorso».

Naturalmente «si chiede, quindi, sia alle aziende farmaceutiche che alle agenzie sanitarie governative, di produrre, approvare, distribuire e offrire vaccini eticamente accettabili che non creino problemi di coscienza, né a gli operatori sanitari, né ai vaccinandi stessi».

Ed inoltre la Congregazione fa presente che «la vaccinazione non è, di norma, un obbligo morale e che, perciò, deve essere volontaria. In ogni caso, dal punto di vista etico, la moralità della vaccinazione dipende non soltanto dal dovere di tutela della propria salute, ma anche da quello del perseguimento del bene comune. 

Cooperare al bene comune

Bene che, in assenza di altri mezzi per arrestare o anche solo per prevenire l’epidemia, può raccomandare la vaccinazione, specialmente a tutela dei più deboli ed esposti. Coloro che, comunque, per motivi di coscienza, rifiutano i vaccini prodotti con linee cellulari procedenti da feti abortiti, devono adoperarsi per evitare, con altri mezzi profilattici e comportamenti idonei, di divenire veicoli di trasmissione dell’agente infettivo. In modo particolare, essi devono evitare ogni rischio per la salute di coloro che non possono essere vaccinati per motivi clinici, o di altra natura, e che sono le persone più vulnerabili».

A dire la verità, su questo punto, forse si poteva dire meglio che la vaccinazione è questione di cooperazione al bene comune se è vero – come è vero – che vaccinandosi una persona protegge se stessa ma anche gli altri e soprattutto si fornisce una copertura utile a proteggere le persone immunodepresse e a rischio perché non possono sottoporsi al trattamento.

Il secondo fatto riguarda il settore che ha sollevato la questione della liceità morale e della cooperazione con l’aborto in relazione al materiale e ai tessuti originari. La Congregazione precisa molto bene che si tratta di «due» feti abortiti.

Nelle argomentazioni dei conservatori e dei fondamentalisti cattolici (che virano al negazionismo…) il numero «due» non è specificato e preferiscono parlare in maniera generica di un numero imprecisato di feti abortiti. Il che produce impressione, raccapriccio e disinformazione, come se fosse una pratica ancora in atto o fatta apposta per sacrificare bambini in fase fetale sull’altare della scienza.

Il terzo fatto riguarda una divisione che si sta producendo nel settore conservatore cattolico. A leggere bene i diversi siti (che non cito per non fare loro pubblicità ma chi vuole può scrivere al Direttore e avrà risposta in privato) alcuni plaudono ora alla spiegazione della Congregazione per la Dottrina della Fede, ritenendo di avere una giusta e illuminante risposta ai loro dubbi.

Come funziona il vaccino

Altri no, tipo un sito molto conservatore (e autodefinito cattolico) nordamericano che invoca contro la Congregazione addirittura l’opinione di un teologo esorcista! È significativo che si dividano sulla valutazione da dare, è un fatto nuovo in un fronte finora compatto.

E qui si produce un’altra saldatura di disinformazione, perché gli oltranzisti scrivono che i vaccini basati sulla tecnologica dell’mRna messaggero sono capaci di modificare il  patrimonio genetico del soggetto che riceve. Una menzogna vera e propria cui risponde molto bene su Avvenire del 23 dicembre il biologo molecolare Ferdinando Di Cunto.

La risposta la cito per intero: «Premesso che per terapia genica intendiamo una terapia capace di modificare stabilmente le informazioni genetiche delle cellule, la risposta ovviamente è no. La paura ventilata da qualcuno, che conosce poco la materia, è che questo Rna possa ritrasformarsi in Dna e andare a modificare il nostro patrimonio genetico. Invece il bello della tecnologia a mRna è proprio che le molecole introdotte nelle cellule vengono distrutte poche ore dopo aver determinato la produzione delle proteine ‘Spike’, cioè quelle punte con cui il coronavirus apre la ‘serratura’ delle nostre cellule. Scopo della vaccinazione è allenare il nostro sistema immunitario a reagire contro la proteina Spike, portando dentro piccole parti del coronavirus.

Come veicolo, Pfizer e Moderna utilizzano non il Dna del virus ma la sua ‘fotocopia’, il famoso mRna ‘impacchettato’ in nanoparticelle di grasso (lipidiche), che non solo non è in grado di modificare il nostro genoma, ma semmai ha il ‘difetto’ opposto di degradarsi presto: in laboratorio la nostra vera ossessione è che si distrugge velocemente. La splendida sorpresa è che questa tecnologia stimola sia la difesa degli anticorpi, sia i linfociti killer, capaci di uccidere le cellule già infettate dal virus».

Parlare a tutti

Basta così? Prima di concludere è necessario esprimere un’opinione, dopo aver esposto i fatti che la sorreggono. Guardando alla risonanza avuta dalla Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede, notiamo che i media cosiddetti «laici» non considerano il tema dei vaccini prodotti da feti abortiti.

Riferiscono della liceità, in collegamento al contrasto con il movimento no-vax. Il quale, peraltro, non è interessato alla provenienza dei tessuti se non, appunto, per parte della riserva marginale dei cattolici conservatori. E dunque l’opinione completa è questa: la Chiesa nelle sue componenti gerarchiche, istituzionali, universitarie, dovrebbe lavorare molto per produrre una cultura scientifica autentica, sana, capace di arrivare fino alla «perpetua» del mio parroco di periferia la quale in buona fede crede che i vaccini siano «cattivi» e lo dice a tutti i malcapitati parrocchiani che le capitano a tiro.

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2 Commenti

  1. Elizabeth 26 dicembre 2020
    • Elizabeth 26 dicembre 2020

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