Parlamento europeo e ONU sul Nicaragua

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diritti umani

L’aggravarsi della crisi dei diritti umani fondamentali in Nicaragua, la ripresa di una veemente oppressione della Chiesa cattolica locale, una continua serie di arresti di persone critiche verso il regime Ortega senza formulazione di capi di accusa sostenibili, la repressione contro organi di informazione e giornalisti, così come la chiusura in serie di ONG presenti sul territorio del paese – queste le cause fondamentali che hanno spinto il Parlamento europeo a votare, il 15 settembre, una articolata risoluzione sulla situazione in Nicaragua.

La detenzione di mons. Alvarez

L’arresto, il 19 agosto, di mons. Alvarez, vescovo di Matagalpa, si pone come fatto esemplare di una connivenza inaccettabile, dal punto di vista democratico e dello stato di diritto, fra il potere esecutivo e quello giudiziario.

Constatando un crescendo della violenta oppressione da parte del regime Ortega nei confronti della Chiesa cattolica, delle sue istituzioni, del clero e dei fedeli dopo la fine del Dialogo Nazionale del 2018, in cui mons. Alvarez aveva giocato un ruolo chiave di mediazione.

Il 2022 ha segnato un preoccupante incremento dell’attività repressiva da parte delle autorità nicaraguensi nei confronti del personale della Chiesa cattolica: dall’espulsione del nunzio nel mese di marzo a quella delle suore di Madre Teresa in quello di luglio (entrambe illegali e ingiustificate secondo il Parlamento europeo); dal divieto di celebrazione di processioni liturgiche (l’ultimo è di domenica scorsa) alla recente condanna a trent’anni di prigione di mons. L.J. Urbina Rodriguez.

A questo si affianca una persecuzione sistemica a partire dal 2018 degli organi di informazione e dei giornalisti critici nei confronti del regime Ortega, come di arresti e detenzioni illegali di personaggi politici dell’opposizione.

Per tutte le persone arrestate e detenute per motivi politici, si chiede l’immediata scarcerazione – invocando una indagine approfondita da parte della Corte internazionale sul Nicaragua e su Daniel Ortega per ciò che concerne crimini contro l’umanità compiuti in questi anni.

Connivenza dei poteri e immunità

Oltre alla connivenza tra potere esecutivo e giudiziario, è eclatante l’impunità di cui godono membri della polizia e dell’esercito colpevoli di violazioni sistemiche dei diritti umani nei confronti della popolazione.

Oltre a emittenti radio della Chiesa cattolica, sono state ben 1700 le organizzazioni della società civile (tra cui anche le università) attaccate e chiuse dal regime nicaraguense. A queste si aggiungono 1850 ONG smantellate in questo 2022. Indicativa, poi, è la presenza di militari russi in Nicaragua autorizzata dal governo, vista come “chiara evidenza della forte relazione e del reciproco sostegno fra il regime di Ortega e quello di Putin”.

Il Parlamento europeo “condanna la detenzione abusiva, la mancanza di garanzie nei processi, le sentenze illegali di prigionieri politici; sottolinea la mancanza di indipendenza del sistema giudiziario dal governo; esprime preoccupazione per le manipolazioni del diritto penale e l’uso del sistema giudiziario come mezzo per criminalizzare l’esercizio dei diritti civili e politici.

Si condanna, inoltre, la chiusura dei partiti politici di opposizione e la mancanza di libertà di organizzare e partecipare attivamente alle elezioni comunali del 6 novembre”.

Il Rapporto ONU

Il Rapporto presentato il 13 settembre all’Alto Commissionario per i diritti umani dell’ONU si muove sulla medesima lunghezza d’onda, indicando un preoccupante deterioramento della salvaguardia dei diritti umani in Nicaragua e una serie continua di violazioni per ciò che concerne i diritti civili e politici.

“È documentabile una continua repressione, in particolare contro difensori dei diritti umani, giornalisti, preti, e coloro che sono o vengono percepiti come opponenti politici. Nei mesi recenti sono stati documentati tutta una serie di attacchi, in forme diverse, contro la Chiesa cattolica”.

Preoccupazione viene espressa per la legge adottata nell’aprile del 2022 dal governo Ortega, che sottomette le attività di organizzazioni non-profit a una previa autorizzazione da parte degli organi di governo.

Inaccettabile è “la chiusura di 12 università e l’attuale regolamento che sottomette l’approvazione dei programmi accademici di tutte le università al potere di un ente centrale. Misure che toccano e limitano l’autonomia delle università e l’esercizio della libertà accademica – elementi, questi, essenziali del diritto all’educazione”.

Rispetto alle elezioni comunali del prossimo novembre, il Rapporto avanza seri dubbi sulla loro regolarità a motivo “della assenza di significative riforme elettorali e giuridiche e di altri meccanismi come era stato precedentemente raccomandato dall’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani”. Si tratterà, comunque, di elezioni che non garantiranno standard in linea con il diritto internazionale.

Inoltre, si fa notare la mancanza di ogni volontà di collaborazione con la comunità internazionale e con l’ONU stessa. Sono tuttora in vigore delle “leggi che restringono severamente la libertà personale e altre libertà fondamentali, la presunzione di innocenza e il diritto di partecipazione”.

Allo stesso modo, non sono state ottemperate tutte le raccomandazioni fatte dall’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani dell’ONU riguardanti la “proibizione di trattamento violento e di tortura di persone detenute dallo stato”.

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