Focolari: dopo l’Assemblea generale

di:
assemblea generale

Maria Voce con Margaret Karram e Jesús Morán Cepedano

Al termine dell’Assemblea generale del Movimento dei Focolari, abbiamo chiesto al co-presidente Jesús Morán Cepedano di delineare alcuni dei temi maggiori e delle novità che impegneranno il Movimento e il nuovo governo nei prossimi anni.

  • Qual è la sua impressione rispetto all’intervento del papa al termine dell’Assemblea dei Focolari – alla sua parola e alla sua presenza?

Siamo molto grati di come è andata l’udienza con papa Francesco. Prima di tutto perché ci era stato detto che non sarebbe durata più di mezzora, invece si è prolungata per un’ora intera. Il papa ha voluto salutare uno a uno tutti i presenti.

Questa sollecitudine del papa ci ha colpiti molto, è stato un gesto d’amore davvero particolare. Già all’entrata è stato molto delicato verso Maria Voce, è andato subito da lei salutandola con molto calore. Così ha fatto anche con Margaret Karram, la nuova presidente.

Il messaggio di Francesco al movimento è un messaggio formidabile. Personalmente, sono rimasto molto impressionato dal modo in cui il papa ha saputo cogliere il momento che stiamo vivendo. Le tre suggestioni che ci ha dato sul “dopo Chiara”, su “come gestire la crisi” e il richiamo “alla coerenza” sono fondamentali per noi in questa fase della nostra vita. La recezione che ha avuto nei membri del movimento è stata molto positiva. Dai messaggi che ci arrivano, tutti dicono che si è trattato proprio di quello di cui avevamo bisogno in questo momento.

È stato un momento fondamentale. Quando il papa ci ha ricevuto stavamo ancora scrivendo il documento conclusivo dell’Assemblea – mancava l’ultima stesura per presentarlo e votarlo. Molti, dopo l’incontro con Francesco, hanno detto che non avevamo più bisogno di un documento finale perché il papa era riuscito a dirci quelle cose che noi dovevamo dire a noi stessi.

Ovviamente, abbiamo portato a termine il nostro documento finale, che è stato votato in Assemblea; devo dire che questo nostro testo e il discorso del papa si completano molto bene l’uno con l’altro.

La nuova presidente e il lavoro sul carisma di Chiara Lubich
  • Se l’elezione di Maria Voce nel 2008 rappresentava la figura più vicina alla fondatrice Chiara Lubich, l’elezione di Margaret Karram sembra essere quella più lontana – non dal carisma, ben s’intende, ma dal ceppo originario. Cosa pensa di questa nostra impressione?

In un certo qual modo mi sembra molto giusta l’osservazione che voi fate: Maria Voce appartiene alla generazione seguente alle prime compagne e ai primi compagni di Chiara – per questo, oltre ad altre ragioni, penso che fosse la persona adatta per traghettare l’Opera di Maria e il movimento dei Focolari in questi primi dodici anni dopo Chiara e lo ha fatto egregiamente. Margaret invece viene da una vera periferia: una periferia geografica, certo, ma anche esistenziale.

È una donna di origine palestinese, cattolica, nata ad Haifa e quindi con passaporto israeliano – si tratta di una combinazione davvero originale. Quindi, è una persona abituata a convivere col conflitto: conflitto etnico, socio-politico, religioso. Abituata dunque al dialogo, che costituisce la sua vita; dialogo che non è stato sempre facile.

Questo, a mio avviso, è un grande dono per il movimento. In questa epoca di pluralismo, tante volte frammentato o alla ricerca di una qualche organicità, Margaret è una donna che, oltre a essere preparata perché ha studiato ebraismo negli Stati Uniti, ha un’umanità fatta per un tempo come quello che viviamo oggi e per quello che viviamo noi nel movimento.

  • Il confronto nell’Assemblea generale sul carisma può essere espresso nei seguenti termini: dall’abbagliante intuizione dell’inizio alla verifica delle generazioni dopo la fondatrice?

Penso sia una buona descrizione, infatti questa verifica riguarda la fase della fondazione storica che stiamo vivendo. Quindi il confronto con la storia nei suoi intrecci prettamente umani, senza perdere di vista beninteso il carisma delle origini. Mi piace parlare di incarnazione e attualizzazione del carisma in fedeltà al nucleo fondante.

Questa attualizzazione richiede ovviamente delle risorse diverse da quelle della prima ora, che erano fondamentalmente carismatiche; ora,  senza perdere la forza e la luce del carisma, dobbiamo però andare a scavare nel profondo di esso attenti alle domande dell’oggi, con competenze diverse, plurali.

Cultura e questione giovanile
  • Quando parlate di azione culturale a che cosa pensate? All’economia? Alla politica? Al progetto culturale di Sophia? A qualche elemento nuovo non ancora sperimentato? Cosa vuol dire per voi cultura?

Pensiamo a un’azione culturale in senso ampio, che include certamente la dimensione politica, economica e sociale – quindi un’azione culturale nel senso di un’incarnazione di mentalità, di stili di vita e di pensiero. Insisto molto sul tema della mentalità, perché mi sembra un concetto fondamentale. Ovviamente, in questo lavoro le agenzie culturali del movimento sono fondamentali – lo sono, però, in quanto esprimono l’esperienza di un popolo: il popolo dell’unità, Chiara lo ha definito un popolo nato dal Vangelo.

Quindi non si tratta solo di un lavoro concettuale, fatto a tavolino o accademico. Dunque, cultura in questo senso ampio di stili di vita e mentalità che si incarnano e fanno storia. Sophia, ovviamente, ha un ruolo di spicco in quanto rappresenta, a mio avviso, l’incarnazione culturale più universale come dice la parola stessa universitas. Ora, il fatto che Sophia sia un’università molto giovane dice anche che l’incarnazione culturale del carisma dell’unità è a sua volta essa stessa molto giovane. Siamo proprio agli inizi, come ci ha detto il papa a Loppiano.

  • La crisi ambientale, che è uno dei temi che ha attraversato l’Assemblea, denuncia contraddizioni gravi nel sistema finanziario, tecnocratico come spesso lo chiama papa Francesco. È stata resa drammaticamente resa manifesta dal Covid, voi come raccontate questa crisi che la pandemia ha reso evidente a molti?

 Quello ambientale è stato un tema importante, molto sentito, trasversale a tutta l’Assemblea. Abbiamo anche istituito un Comitato Covid già da diversi mesi, che ha presentato le sue conclusioni. Si tratta di un Comitato centrale di cui fanno però parte esperti che venivano dai cinque continenti e da discipline diverse, che ha presentato le sue conclusioni ancora prima dell’Assemblea; conclusioni discusse poi durante gli incontri.

Quanto emerso da questo dibattito ampio è che ci vuole un impegno profondo per arrivare a un cambiamento di paradigma – ma questo passo è ancora problematico. L’impatto del Covid è evidente su tutti noi, ha smascherato un sistema perverso sotto molti punti di vista; ma che ci sia un affettivo cambiamento di paradigma culturale e qualcosa che, al momento presente, mi sembra essere ancora incerto.

Non vediamo questo cambiamento di paradigma, almeno esso è ancora molto sottotraccia, perché si tratta appunto di mentalità. Ricordiamo che la mens latina, nella sua radice che viene dal sanscrito, aveva il significato di ardore, di veemenza, di qualcosa che ti trascina verso il fondamento delle cose.

Quindi la mentalità è qualcosa di molto profondo, è il modo in cui io mi rapporto con la realtà delle cose e mi regolo rispetto a essa. Oggi siamo ancora molto lontani da una mentalità nuova, c’è molto da fare a tutti i livelli per fare in modo che la lezione del Covid sia pienamente accolta dalla nostra contemporaneità.

  • Uno dei temi dell’Assemblea riguardava le nuove generazioni, i giovani. Avete percezione di una difficoltà nell’approccio ai giovani anche all’interno del movimento – visto che questa è una condizione comune nelle Chiese e nelle comunità cristiane più diffuse? Se è così, cosa pensate di fare per intercettare la sensibilità giovanile?

Dobbiamo riconoscere che abbiamo avuto un calo di adesioni di giovani al movimento da un po’ di anni a questa parte. Ci siamo interrogati tante volte su questo fenomeno. Non so quanto siamo riusciti a individuare effettivamente la causa, tra l’altro perché è appunto un problema più ampio di tutta la Chiesa.

Quello che posso dire è che i giovani hanno avuto un protagonismo notevole in questa Assemblea. Per me si tratta della terza Assemblea, e mai prima avevo visto in precedenza una partecipazione così attiva e proattiva dei giovani.

Una cosa che è emersa nel corso dei lavori riguarda il fatto che il prossimo governo del movimento vorrebbe avere uno stile oltre che sinodale anche inter-generazionale. Questo vuol dire ascoltare il grido dei giovani, come dice il Documento conclusivo, ma soprattutto coinvolgerli anche nei processi decisionali.

Non possiamo solo trattare i giovani come oggetto della nostra preoccupazione, ma dobbiamo vedere in essi dei soggetti in vista di quello che vogliamo costruire. Dovremo trovare i modi per cui questo orientamento diventi effettivo e reale: ci devono essere sempre i giovani, dappertutto, tra di noi – raccogliendo il modo in cui Chiara guardava ai giovani, ossia come a un “tu” del movimento e non come un oggetto di paternalismo degli adulti.

Ferita e dramma degli abusi nel Movimento
  • Lei è stato confermato nel suo ruolo di co-presidente, fra i suoi compiti vi è questa riflessione sulla governance complessiva del movimento, da un lato, e dall’altro vorremmo farle una domanda in merito all’informativa sul tema degli abusi che lei ha fatto in Assemblea.

Sono i compiti propri del co-presidente secondo gli Statuti generali. Da un lato, un ruolo accanto alla presidente di sostegno nei suoi atti di governo più importanti: la presidente è la guida, il principio di unità, ma non governa da sola – qui ha il sostegno del co-presidente e del consiglio generale. D’altro lato, il co-presidente ha poi dei compiti specifici che riguardano l’assetto teologico, morale e dottrinale – potremmo dire di cura sull’ecclesialità del movimento.

Questo gli chiede di occuparsi del tema degli abusi in prima persona. Abbiamo parlato all’Assemblea su questo tema, che è stato approfondito e preso molto sul serio dai partecipanti. Forse per tanti è stata una sorpresa (negativa), e questo ci ha coinvolto ancora con più profondità.

Le decisioni che abbiamo preso riguardano un nuovo impegno nella cultura della prevenzione; chiedere perdono ancora una volta alle vittime; un impegno per ciò che concerne il benessere della persona attraverso una formazione più adeguata e una comunicazione più trasparente. Sono cose richieste da parte di tutti.

Ci muoviamo, mi sembra, sulla base di ciò che è già stato fatto, verso una fase di impegno ancora più qualificato, con maggiori competenze, professionalizzazioni e anche esternalizzazione dei processi di indagine e verifica – perché ci vuole anche uno sguardo esterno.

Per quanto riguarda il  sistema di governo all’interno del movimento, il papa ha parlato con forza della sinodalità – tema che è stato approfondito anche dai lavori dell’Assemblea. Come prevedono gli Statuti e il carisma stesso, vogliamo andare in direzione di una governance più condivisa tra centro e periferia.

Per esempio, i delegati delle zone li incontriamo una volta all’anno, ci sono delle comunicazioni; ma quello che vorremmo e di arrivare a uno scambio permanente. Quando ci sono questioni importanti, soprattutto con i mezzi che ora abbiamo e siamo stati costretti a usare nella pandemia, è più facile coinvolgere continuamente i delegati di zona nei processi di governo.

Dobbiamo fare in modo che non arrivino a loro i programmi già decisi, sui quali si devono pronunciare, ma che possano anche partecipare nell’interlocuzione e nei processi. Questo è stato richiesto con forza in Assemblea, e vedo che Margaret, la nuova presidente, venendo dalla periferia, è molto sensibile a questo aspetto.

Esperienza mistica e Vangelo
  • Torniamo alla figura di riferimento per voi e per molti nella Chiesa, cioè su Chiara Lubich. Si è chiusa l’indagine conoscitiva in merito al processo di beatificazione d parte della diocesi, nel frattempo sono uscite anche alcune domande critiche rispetto alle esperienze mistiche a cui si fa accenno spesso – soprattutto quelle originarie, della fine degli anni ’40. Questo aspetto ci sembra ora molto più studiato, reso pubblico, come intendete sviluppare questa dimensione mistica originaria di Chiara?

Bisogna dire che Chiara ha sempre pensato, e così ce lo ha trasmesso, e non solo Chiara ma anche alcuni dei primi che l’hanno aiutata in questa incarnazione culturale del carisma, che questa esperienza mistica è costitutiva della mentalità di qualsiasi persona che voglia essere fermento di unità oggi nella Chiesa e nella società – ossia di chi fa proprio il carisma del movimento.

Quindi non è un’esperienza mistica di Chiara privata, particolare, ma è proprio costitutiva – quindi dobbiamo approfondirla; ma approfondirla vuol dire che dobbiamo comprenderla, capirla bene. Fare in modo che non rimanga semplicemente qualcosa di abbagliante, ma sia qualcosa che trasforma la persona – che, tra l’altro, non è altro che Vangelo perché non può essere altro che Vangelo. Si tratta allora di comprenderla, approfondirla e farla vivere.

Ho partecipato per alcuni anni alla Scuola Abba, che è questo cenacolo culturale dedito all’approfondimento del testo delle esperienze mistiche di Chiara, e devo dire che l’esperienza fatta alla fine è un’esperienza prettamente evangelica, ancorata nella tradizione, nella Scrittura, che ha una sua ordinarietà: non c’è niente di straordinario, nel senso di elitistico o iniziatico.

Altro aspetto importante è quello di mediare culturalmente e teologicamente questa dimensione del carisma, ma anche a livello filosofico e interloquendo con le scienze umane e non solo. Questa esperienza va mediata come tutte le esperienze mistiche nella Chiesa. Questo è il compito che tocca a noi, in questo momento: Chiara ha fatto la sua parte fondando la Scuola Abba, poi fondando le altre agenzie culturali e l’Università Sophia, adesso tocca a noi.

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