Le “Agende non scritte” di R. Livatino

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Domenica 9 maggio si terrà ad Agrigento la celebrazione per la beatificazione del magistrato Rosario Livatino, ucciso in un agguato mafioso il 21 settembre 1990. Bruno Scapin, redattore di SettimanaNews, presenta il libro sulle Agende di Livatino scritto dal postulatore della causa mons. Vincenzo Bertolone (vescovo di Catanzaro-Squillace).

«Non so che significato possa avere scrivere queste cose». «Provo a scrivere inutilmente queste inutili pagine». Così si legge nelle Agende nelle quali Rosario Angelo Livatino (1952-1990) annotava, in forma rapida e concisa, gli avvenimenti dei quali era protagonista o spettatore. Se a lui queste note sembravano inutili o superflue, per coloro che hanno seguito la vicenda del “giudice ragazzino” raccontandola attraverso libri e articoli, quegli scritti sono una preziosa testimonianza della sua umanità.

Di questo dobbiamo essere grati all’arcivescovo di Catanzaro-Squillace, Vincenzo Bertolone, postulatore della causa di beatificazione che, sulla falsariga di quelle note, traccia una biografia del giudice assassinato in un agguato mafioso, il 21 settembre 1990.

Proprio perché di Livatino non possediamo che pochissimi scritti (due conferenze e qualche pezzo giornalistico giovanile), quelle Agende sono rivelatrici di quanto passava nel suo animo.

Madre Eleonora Francesca Alongi, superiora generale della congregazione delle Suore Collegine della Sacra Famiglia, nel suo “Invito alla lettura” di queste pagine, sottolinea come in esse manchino «i toni enfatizzanti di certe agiografie» per fare spazio alla narrazione «asciutta, essenziale, diretta» di un’esistenza straordinaria «nella sua normalità».

Ed è davvero così. Non troviamo in quelle Agende racconti di visioni, vicende miracolose e non sono neppure un diario “spirituale”. Sono semplicemente annotati gli accadimenti quotidiani accompagnati talvolta da sentimenti e da emozioni. Eccone alcuni saggi.

Vita di famiglia. «La mia povera mamma ha avuto una ricaduta nella malattia… Soffro nel vedere la mia povera mamma ridotta in questo stato». «Da oggi un altro guaio per la mia povera mamma: se n’è andata anche l’ultima donna che l’aiutava…». «Pomeriggio in casa: senza la mamma. Che brutta cosa!». «Viaggiare con mamma è bello». «… ho trovato mio padre in uno stato confusionale con vuoti di memoria…». «Uscito in mattinata con papà. Comprato vestito».

Innamoramenti. «… è praticamente impossibile che io possa conoscere una fanciulla più bella, più delicata, più pura di questa». «Il mio pensiero però vola ad altro: a dei capelli biondi…». «… l’incertezza del futuro e il rimpianto per questo affetto perduto mi opprimono». «Conosciuta una nuova collega…: è bionda ed ha gli occhi azzurri e sembra avere un carattere dolce. “Strane idee” mi frullano per il capo». «Le ho telefonato verso le 17 per pochi minuti. Aveva una voce dolcissima». «Ho rinunziato alla mia 5ª follia. Una cosa stupida, condotta in modo stupido, terminata in modo stupido».

Religiosità. «Breve visita alla Chiesa Madre per vedere il reliquiario della Madonna delle lacrime». «In mattinata a Messa coi miei alla Madonna della Rocca». «Nel pomeriggio alla Madonna dell’Aiuto coi miei genitori». «A Messa a Delia alla Chiesa della Madonna dell’Itria con mamma e papà». «Nel pomeriggio a San Domenico da Padre Li Calzi per informazioni sulla Cresima». «… Poi mi sono comunicato. Subito dopo ho sentito una grande serenità, un profondo senso di rilassamento».

Vita da magistrato. «Giornata a Palermo per indagini». «La nomina per la Magistratura si sta facendo attendere e ciò mi crea dei problemi». «Ho prestato giuramento; da oggi quindi sono in Magistratura». «Udienza straordinaria. Processo Alabiso. Terribile e demoralizzante». «Un’altra settimana di passione». «Il mio lavoro è sempre a zero. Non riesco a mandarlo avanti».

Come si vede, niente di trascendentale in queste note personali. Il vissuto “normale” del giudice Livatino. Questa normalità pulita, onesta, rafforzata dalla preghiera quotidiana, gli è valsa da parte delle mafie e delle stidde che lui contrastava gli epiteti di “scimunito”, di “santocchio”.

L’autore del libro raccorda le rapide annotazioni delle Agende con alcuni tratti biografici di Livatino, con testimonianze di colleghi magistrati, con allarmanti reportages giornalistici sulla presenza e la struttura della criminalità organizzata in Sicilia. Gli undici capitoli inducono a una lettura continua e attenta.

È vera la costatazione finale di mons. Bertolone che c’è stata «una lunga fase» in cui sia la Chiesa nel denunciare sia la Magistratura nel perseguire hanno avuto «una voce fioca» (se non proprio del tutto silenziosa). C’è voluto il forte grido di san Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi contro i mafiosi (1993), l’assassinio di alcuni coraggiosi servitori dello Stato, il primo prete-martire (don Puglisi) e un laico-martire (Livatino) per dare un salutare scossone alle coscienze.

A questa osservazione si collega la Postfazione di Pasquale Giustiniani, docente di filosofia presso la Facoltà di teologia dell’Italia meridionale (Napoli). La mafia – scrive il docente – «aveva la pretesa di ridurre la vera Chiesa a limitarsi a diffondere santini, fare processioni, a celebrare esequie di tanti cadaveri di gente comune o di gente “eccellente”. Nulla di più…. insomma, soltanto una Chiesa dei funerali». Ma la Chiesa di Livatino «stava minando al cuore l’irreligione delle mafie». Fermare il magistrato Livatino significava «attutire il moto di ribellione morale e religiosa» che si stava risvegliando nelle terre di Sicilia.

Nella sua dotta Prefazione, Francesco Lucrezi, ordinario di Diritto romano e Diritti nell’antico Oriente mediterraneo (Università di Salerno), non esita a vedere nella vita e nella morte del “giudice ragazzino” «una sostanziale coincidenza tra i valori di fede e giustizia», dal momento che possiamo dire con certezza che la morte gli è stata inflitta non solo in odium fidei ma anche in odium iustitiae.

Emblematico il fatto che Livatino avesse scelto come motto della sua vita la sigla StD (Sub tutela Dei). Nelle mani del più forte. Hanno eliminato un magistrato. La Chiesa lo vuole santo.

  • VINCENZO BERTOLONE, Rosario Livatino, Agende non scritte, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli (CZ) 2021, pp. 137, € 13,00, ISBN 978-88-498-6702-2.
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