Turismo all’insegna della Laudato si’

di: Maria Teresa Pontara Pederiva

Turismo sostenibile

A quasi un anno dalla sua costituzione a firma di papa Francesco (17 agosto 2016) il nuovo Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale ha pubblicato un Messaggio – prima volta a livello vaticano – per la Giornata mondiale del turismo. Un tema quanto mai d’attualità in concomitanza con la stagione estiva nell’emisfero Nord che sposta i grossi flussi turistici, ma, se guardiamo al titolo «Turismo sostenibile: uno strumento per lo sviluppo», l’argomento si fa globale e soprattutto rivela la sua valenza di responsabilità morale.

Un testo (e un titolo) che non nascono per caso, ma si collocano nel contesto dell’Anno Internazionale del turismo sostenibile per lo sviluppo, un tema fatto proprio dall’Organizzazione mondiale del turismo (OMT) che l’ha scelto per la Giornata 2017 che si celebra il prossimo 27 settembre. Come dire, e ciò è estremamente positivo, che la questione della responsabilità e sostenibilità è sentita già a livello laico dalle Nazioni Unite e quindi dai governi degli Stati per allargarsi, almeno è la speranza, fino a tutti gli operatori del settore. Come già nell’enciclica sociale di papa Francesco le citazioni (in questo caso 12) spaziano dal Concilio (GS), la PP, CV e LS a discorsi del pontefice fino al Rapporto Brundtland e dichiarazioni di organismi laici come OMT e ONU.

Fonte di crescita economica e umana

Un comparto, quello turistico, che nel documento viene definito fin dalle prime battute «un settore di grande importanza, sia per il numero di persone che in esso sono coinvolte (viaggiatori e lavoratori), sia per i numerosi benefici che può offrire (tanto economici quanto culturali e sociali), ma anche per i rischi e i pericoli che in tanti ambiti esso può rappresentare».

Si citano alcuni dati tratti dall’ultimo Barometro dell’Organizzazione mondiale del turismo, riferito al 2016. Ammonta a circa 1.235 milioni il numero di arrivi turistici internazionali, tanto che a livello mondiale, il settore rappresenta il 10% del PIL e il 7% del totale delle esportazioni, tenuto conto che 1 su 11 posti di lavoro si trova nel turismo». Dati che potremo ampiamente verificare a livello italiano dal momento che la nostra penisola risulta ancora oggi essere una delle mete più frequentate in particolare per l’immenso patrimonio storico-artistico cui si aggiungono le bellezze naturali di mare, monti e campagna, il che fa del turismo una delle nostre maggiori risorse economiche.

Ma se il turismo occupa «un posto rilevante nelle economie dei singoli Stati e nelle politiche che puntano allo sviluppo inclusivo» per il dicastero guidato dal cardinale ghanese Peter Kodwo Appiah Turkson, esso può anche diventare «uno strumento importante per la crescita e per la lotta alla povertà». In breve se ne tracciano le coordinate con un po’ di memoria storica: «Secondo la dottrina sociale della Chiesa il vero sviluppo “non si riduce alla semplice crescita economica”. Esso, infatti, per essere autentico “deve essere integrale”, cioè “volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo”, come rileva la lettera enciclica Populorum progressio.In questa linea, Paolo VI sottolineava perciò la necessità di promuovere un “umanesimo plenario”, comprensivo delle esigenze materiali e spirituali per la maturazione di ogni persona nella propria dignità. Venti anni dopo, nel 1987, l’ONU introduceva il concetto di sviluppo sostenibile come “uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”. Per la Chiesa, il concetto di integralità, connesso all’espressione “sviluppo umano”, consente di includere anche quella sostenibilità di cui parlano le Nazioni Unite, abbracciando tutti gli aspetti della vita: sociale, economico, politico, culturale, spirituale, e rendendoli parte di un’unica sintesi, la persona umana».

Dignità umana e sostenibilità ambientale

Sostieni SettimanaNews.itNel testo si riconosce quindi la sensibilità dell’OMT «che ha applicato queste idee per promuovere il concetto stesso di turismo sostenibile», un comparto che «deve essere responsabile, non distruttivo né dannoso per l’ambiente e per il contesto socio-culturale su cui incide, in particolare rispettoso verso le popolazioni e il loro patrimonio, teso alla salvaguardia della dignità personale e dei diritti lavorativi, e, non ultimo, attento alle persone più svantaggiate e vulnerabili».

Perché «il tempo di vacanza non può essere, infatti, pretesto né per l’irresponsabilità né per lo sfruttamento – ammonisce il cardinale Turkson – anzi, esso è un tempo nobile, nel quale ciascuno può aggiungere valore alla propria vita e a quella degli altri». In altre parole: «Il turismo sostenibile è strumento di sviluppo anche per le economie in difficoltà se diventa veicolo di nuove opportunità, e non fonte di problemi».

Spazio anche alla Risoluzione del 2017 delle Nazione Unite dove si riconosce che il turismo sostenibile è «strumento positivo per combattere la povertà, proteggere l’ambiente, migliorare la qualità della vita e rendere donne e giovani economicamente autonomi e protagonisti, così come il contributo del turismo stesso alle tre dimensioni dello sviluppo sostenibile, in particolar modo nei paesi in via di sviluppo».

In questo senso vengono promosse «la sostenibilità “ecologica”, che procura di non modificare gli ecosistemi; quella “sociale”, che si sviluppa in armonia con la comunità che accoglie; quella “economica”, che dà impulso a una crescita inclusiva». E si aggiunge quasi una benedizione nei confronti dell’Agenda 2030 dell’ONU nel contesto della quale il presente Anno internazionale si presenta «come una opportunità per favorire politiche adeguate da parte dei governi e buone pratiche da parte delle imprese del settore, e per sensibilizzare i consumatori e le popolazioni locali, evidenziando come una concezione integrale del turismo contribuisca a un vero sviluppo sostenibile».

Il contributo di Chiesa e cristiani

Dopo gli apprezzamenti alle organizzazioni laiche e l’auspicio perché governi e operatori del settore agiscano nella direzione della sostenibilità e dello sviluppo della dignità delle persone, da parte di un dicastero vaticano arriva l’offerta del contributo della Chiesa e di ogni cristiano, proprio come affermato nella Laudato si’. «Consapevoli che “in tutto il suo essere e il suo agire, la Chiesa è chiamata a promuovere lo sviluppo integrale dell’uomo alla luce del Vangelo”, noi cristiani vogliamo offrire il nostro contributo affinché il turismo possa aiutare lo sviluppo dei popoli, in particolare quelli più svantaggiati. Proponiamo, perciò, la nostra riflessione. Riconosciamo Dio come creatore dell’universo e padre di tutti gli uomini, che ci rende fratelli gli uni gli altri. Mettiamo al centro la persona umana; riconosciamo la dignità di ciascuno e la relazionalità tra gli uomini; condividiamo il principio del comune destino della famiglia umana e la destinazione universale dei beni della terra. L’essere umano non agisce, così, come padrone, ma come “amministratore responsabile”. Nel riconoscerci fratelli, comprenderemo “il principio di gratuità e la logica del dono, e i nostri doveri di solidarietà, giustizia e carità universale».

E poi la novità, forse poco sottolineata anche a livello di media: il documento, a ben guardare, non fornisce indicazioni precise, ma soltanto linee guida e principi ispiratori fondamentali. Il fatto sembra essere intenzionale quando verso il fondo si legge: «Ora ci domandiamo: in quale modo questi principi possono dare concretezza allo sviluppo del turismo? Quali conseguenze derivano per i turisti, gli imprenditori, i lavoratori, i governanti e le comunità locali?». La riflessione viene quindi lasciata, e definita, «aperta» proprio perché accompagnata da un appello esplicito: «Invitiamo tutte le persone coinvolte a impegnarsi in un serio discernimento e a promuovere pratiche in questa linea, accompagnando comportamenti e cambiamenti negli stili di vita a un modo nuovo di porsi in relazione con l’altro».

Si aggiunge solo quale suggerimento su quanto la Chiesa fa in questo ambito dove si «pongono realmente le basi per un turismo al servizio dello sviluppo integrale della persona». Si parla di «turismo dal volto umano», che si sostanzia in progetti di «turismo di comunità», «di cooperazione», «di solidarietà», e nella valorizzazione anche del grande patrimonio artistico che è una vera e propria «via di bellezza».

Il Messaggio si conclude con le parole tratte dal discorso alle Nazione Unite di papa Francesco che il 25 settembre 2015 affermava: «La casa comune di tutti gli uomini deve continuare a sorgere su una retta comprensione della fraternità universale e sul rispetto della sacralità di ciascuna vita umana, di ciascun uomo e di ciascuna donna […]. La casa comune di tutti gli uomini deve edificarsi anche sulla comprensione di una certa sacralità della natura creata».

L’urgenza di nuovi comportamenti

Se la questione resta aperta e siamo tutti invitati a discernere come tradurre le indicazioni in buone pratiche di turismo sostenibile, proviamo, a caldo, a riflettere su alcuni fatti che andrebbero conosciuti meglio e alcuni comportamenti da modificare, senza aspettare troppo.

Ma una premessa è d’obbligo: che un dicastero vaticano scriva sul turismo – «come parte della propria missione» – ha suscitato immediatamente reazioni entusiaste da parte degli operatori di viaggi che sul web sognano aumenti di partenze (e relativi introiti) contro i rischi evocati dagli ambientalisti che tenderebbero invece a limitarle. Il dicastero vaticano non ha prestato il fianco a polemiche di sorta, lasciando appunto a ciascuno di regolarsi secondo la propria cultura, condizione sociale – di turista, operatore, lavoratore … – conoscenza e sensibilità (e qui vale ancora una volta il principio della gradualità).

  1. Non ci pensiamo mai abbastanza, ma se anche se si parla di boom del turismo, a livello mondiale questo risulta essere ancora un lusso di pochi. Solo per restare in Italia, stando all’ultima indagine Swg-Confesercenti, il 26% dei nostri connazionali non andrà in ferie (lo scorso anno era il 25%) per un totale di 6 milioni di italiani che trascorre i giorni di vacanza – dal lavoro gli adulti, da scuola i più giovani – senza allontanarsi da casa. Se poi guardiamo alla durata delle vacanze si passa da una media di 2,1 settimane nel 2016 a 1,7 quest’anno: un 13% farà solo pochi giorni e un 40% una settimana. La quota di famiglie che non può permettersi il lusso di una vacanza lontano da casa tocca picchi particolarmente elevati nel Mezzogiorno (67,3%) e nelle famiglie con 3 o più figli (61,1%). Un po’ come dire – e lo sanno bene gli insegnanti quando salutano i ragazzi al termine della scuola – che esistono stuoli di bambini e giovani che al massimo andranno ai giardinetti o al lido cittadino e, per chi abita in zone più fortunate, resta la possibilità di una gita giornaliera per poi rientrare a casa a dormire. Per molti padri di famiglia significa l’ansia di non poter portare in vacanza la propria famiglia perché il «diritto alle ferie» non è stato ancora inventato da nessuno. E lo sanno bene, a livello di ferie personali, anche parroci ed educatori impegnati in grest e campeggi … a ciclo continuo.
  2. Quando si parla di turismo non dimentichiamo che il termine va poi declinato in turisti, vale a dire chi si sposta, e operatori, leggi agenzie, albergatori e tutto il comparto degli impiegati nel settore. Una volta – parliamo degli anni ’50 e ’60, l’epoca del turismo di massa in Italia – i turisti erano i “siori”, i ricchi che potevano permetterselo e qualcuno lo faceva effettivamente pesare su chi ospitava. Oggi, pur in un contesto diverso, non si è ancora allontanato del tutto il rischio di considerare un cameriere d’albergo o chi riassetta una stanza o affitta qualche locale quasi uno schiavo che dovrebbe essere disposto a tutto (nelle nostre valli turistiche si potrebbero purtroppo scrivere volumi di deplorevoli esempi …). Per restare su ciò che si dovrebbe ricordare è che, mentre i giorni di ferie per un turista sono opportunità di vacanza, per chi ospita si tratta di lavoro. Non è un caso che nelle zone a forte vocazione turistica asili nido e scuole dell’infanzia siano aperti in agosto, ma questo grosso aumento del carico di lavoro finisce inevitabilmente per stravolgere i ritmi familiari degli operatori, costretti ad acrobazie persino per la messa domenicale e … al netto di impegni parrocchiali che restano in stand by.
  3. Sostenibilità dovrebbe essere tra i criteri ispiratori delle scelte, ma, come sempre, tra il dire e il fare c’è una bella differenza. Nell’arco di un secolo, faceva notare il sociologo Bauman, l’umanità del mondo industrializzato si è trasformata «Da pellegrino a turista» (cf. Rassegna italiana di sociologia 1 gennaio-marzo 1995). Il pellegrinaggio si può considerare probabilmente il primo fenomeno di turismo di massa. Ma se un tempo ci si metteva in strada muniti di bisaccia e bastone affidandosi all’ospitalità spartana di ostelli e conventi, adesso i viaggiatori – sì anche quello che possiamo dire dello spirito, quelli del turismo religioso per intenderci – si spostano in auto, pullman, treno e aereo, dormono in hotel, mangiano in ristoranti e quel che è peggio producono tonnellate di rifiuti e gas serra e consumano ettolitri di acqua.
    Chiedere un minimo di riflessione a quanti partono per un pellegrinaggio sarebbe il minimo, ma questo dovrebbe far parte della responsabilità di ogni turista che si dica cristiano in partenza per un qualsiasi viaggio. Tra i molti esempi pensiamo all’acqua, un problema che abbiamo conosciuto anche in Italia in questa calda estate. Già a casa propria molti non erano abituati a quello che si dice consumo sobrio, ma in vacanza le cose peggiorano. Quanti sanno che l’acqua sprecata negli alberghi di Los Angeles – con le docce o i tuffi in piscina o le ore nelle spa – viene poi a mancare nelle zone più povere della metropoli? Trasferiamo il tutto nei resort in Africa o nei diversi paesi in via di sviluppo …
  4. La scelta del mezzo di trasporto merita un discorso a parte, perché non è limitato agli spostamenti in vacanza, ma si allarga ai giorni del lavoro e all’economia del consumo. Se siamo abituati a viaggiare in aereo nei finesettimana o appena se ne ha l’occasione, se indossiamo magliette di cotone prodotte in Bangladesh o acquistiamo rose coltivate in Kenya dobbiamo essere consapevoli che il trasporto aereo necessario per i nostri presunti bisogni ha un forte impatto sull’ambiente e sulla salute umana. Ce lo ricordava solo un anno fa l’Agenzia europea per l’ambiente (EEA) aggiungendo un dato che non dovrebbe allarmarci: si stima che tra il 1995 e il 2050 il trasporto di passeggeri UE crescerà del 70% e quello delle merci del 100%. Sebbene questo sia da considerarsi un risvolto positivo per l’economia, è innegabile che si tramuterà in un colossale danno per l’ambiente per via dell’aumento spropositato di gas serra. Secondo uno studio del Parlamento Europeo entro il 2050 il trasporto aereo e quello marittimo produrranno rispettivamente il 22 e il 17% delle emissioni globali di CO Riflettere su quanto scrive papa Bergoglio nella sua enciclica significa anche chiedersi con sincerità: è proprio necessario che io prenda quell’aereo, magari charter appositamente predisposto per me turista? Non esiste un mezzo alternativo, preferibilmente pubblico? E quel viaggio di nozze, quella vacanza a migliaia e migliaia di km è proprio indispensabile? (non dimentichiamo che gli aerei trasportano già milioni di persone che si spostano per necessità di lavoro, di studio, per ricongiungimenti familiari …).
  5. Da ultimo – si tratta solo di alcuni spunti di un elenco che andrebbe allungato e di molto – tutta la questione della dignità umana. Sgombrato il campo dal fenomeno del turismo sessuale, che non si addice alla mentalità e ai comportamenti di un turista civile e men che meno cristiano, anche qui la responsabilità è enorme. Non è riconoscere la dignità umana degli abitanti del luogo se si pretende di pranzare agli orari e con gli alimenti cui si è abituati a casa, se si scattano fotografie imbarazzanti, se non si rispettano gli usi e i costumi di chi ospita, se sotto sotto come occidentale non ci siamo mai sbarazzati della mentalità del colonizzatore (che si presume superiore), se percorro migliaia di chilometri in macchina o pullman osservando città e paesi come in un acquario, se mi fermo in un villaggio di indigeni come farei con gli animali allo zoo … Soprattutto se non mi informo: quanti sanno che tutti i rifiuti che getto inconsapevole alla rinfusa magari nel retro dell’hotel verranno poi differenziati dalle manine di ragazzini assoldati per pochi spiccioli? Il vescovo della diocesi austriaca di Graz-Seckau in un documento di due anni fa era ancora più esplicito e invitava, nell’ottica dell’enciclica sociale, a porsi alcune domande sull’uso del tempo libero e a chiedersi, per fare un esempio, quanto della spesa della mia vacanza finirà poi al sostentamento delle famiglie locali o non resterà invece nelle mani degli operatori di casa nostra.
    Con la scusa della volontà di conoscere ambienti nuovi e incontrare il mondo lontano tanti si mettono in viaggio, ma spesso questo diventa solo un alibi per un incontro che non c’è o non si vuole neppure, perché turismo negli ambienti di lavoro spesso diventa uno status sociale per poter dire “ci sono stato” (magari neppure per 24h), per postare foto sui social …
    Nulla, nell’ottica della gradualità, si può condannare a priori, ma sostenibilità del turismo significa anche sobrietà delle scelte. Esistono organizzazioni, movimenti e parrocchie che propongono pellegrinaggi anche a piedi o soggiorni nei paesi in via di sviluppo in accordo con i missionari o volontari laici, altri che si sono trasformate in agenzie di viaggio … Dobbiamo essere credibili.
Motivazioni evangeliche

«Ciò che il Vangelo ci insegna ha conseguenze sul nostro modo di pensare, di sentire e di vivere – scrive papa Francesco –. Non si tratta tanto di parlare di idee, quanto soprattutto delle motivazioni che derivano dalla spiritualità al fine di alimentare una passione per la cura del mondo. Infatti, non sarà possibile impegnarsi in cose grandi soltanto con delle dottrine, senza una mistica che ci animi, senza «qualche movente interiore che dà impulso, motiva, incoraggia e dà senso all’azione personale e comunitaria»” (LS 216).

E qui la conclusione del vescovo Krautwaschl: «Papa Francesco ci sta indicando la strada per la pianificazione del tempo libero. Lui trascorre le sue vacanze in Vaticano, forse non è necessario che noi, a ogni grappolo di giorni liberi, si viaggi tanto lontano. Una scelta potrebbe anche essere quella di restare a casa e non perdere l’occasione per conoscere un po’ meglio la nostra regione, il nostro paese, le sue bellezze naturali e artistiche».

A ciascuno la sua riflessione.

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