In casa, le cose /5: scatole

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catt0Le paginette che seguono parlano di piccole cose che si trovano in casa perché ancora meglio possiamo abitarla. Una finalità centrale e un tema con echi profondissimi che soprattutto le artiste e gli artisti sanno evocare. Nei loro confronti il mio debito è altissimo.
Ho avvertito la presenza di questi oggetti apparentemente insignificanti ed essi si sono fatti largo al mio sguardo, con insistenza e profondità. Mi hanno accompagnato nella ricerca della casa interiore ma anche nell’abitare gli spazi in cui vivo rendendoli più ospitali.
C’è un sentire religioso in queste righe: più volte nelle preghiere dei salmi la casa è presente e il canto si sposta tra la casa propria (“Camminerò con cuore integro dentro la mia casa (…) Non abiterà nella mia casa chi agisce con inganno…” Sal 101,2 e 7), quella di Dio (“Signore amo la casa dove tu dimori” Sal 26,8) e quella che Dio ci dona (“ai derelitti Dio fa abitare una casa, fa uscire con gioia i prigionieri” Sal 68,7). La sapienza biblica ci invita in percorsi tra case diverse, anche quelle meno accoglienti e da riconoscere come tali con coraggio e forza d’animo. La prospettiva suggerita è chiara: “abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni” (Sal 23,6) . Ho chiesto a un amico fotografo – Matteo Losurdo – di accompagnare con qualche suo scatto queste note e a mio marito – Paolo Marino Cattorini – di leggerle apportando e condividendo qualche correzione. A entrambi un grazie sentito.

In casa conservo molte scatole.

Alcune sono di cartone, di latta, di stoffa e di altri materiali.

Difficile non conservare quelle di vecchie marche di biscotti o di caramelle recuperate in qualche dispensa di famiglia, in soffitte o acquistate a poco prezzo nei mercatini dell’usato. Anche se graffiate e con qualche ammaccatura sono assembrate sopra i pensili della cucina, sugli scaffali delle librerie, sulle mensole.

Su alcune incollo etichette anche molto belle, che trovo nelle rare cartolerie oggi presenti in città. Altre, esposte alla polvere, spesso non hanno nome e riposano senza utilità alcuna: non contengono nulla e semplicemente adornano le superfici e gli spazi che occupano.

Difficile separarmi da questi piccoli e grandi contenitori dai colori ora brillanti ora sbiaditi. Richiamano un progetto sempre all’orizzonte: quello del far ordine, e così tenere unite le cose che hanno tra loro analogie (i bottoni per esempio…), i pensieri e – soprattutto – i sentimenti.

Se tra le idee risulta arduo stabilire contiguità e vicinanze, con i sentimenti l’impresa è a volte vana: anche le scatole dalle fogge e dimensioni più varie non sempre riescono contenere quei vissuti e moti d’animo così difficili da identificare.

Sono troppe le sfumature che li richiamano e la rapidità con cui esse mutano. Nelle stanze e negli scaffali più intimi le “scatole” dei sentimenti si sistemano a fatica e i nomi per le loro etichette non sempre si trovano. Come chiamare alcune relazioni che vorrei associare al nome amicizia, quando la realtà smentisce presto questo genere di rapporti?

casa cose

Nel bel libro I quattro amori, Lewis offre ottimi spunti per definire che cosa sia proprio l’amicizia nella sua differenza con l’affetto, l’eros e l’agape; eppure, essa a tratti si presenta congiunta all’intesa erotica ed è come se saltasse da una scatola all’altra arrecando disordine e squilibrio nella stanza.

Alcune mie scatoline sono pregiate e da collezione: piccole rotondità dipinte a mano suggeriscono il deposito di semi che annunciano vite nuove, speranze e attese preziose. I nomi di queste cose andrebbero scritti a matita, quella che si può cancellare. È faticoso posare lo sguardo su speranze svanite, sulla polvere che si è sedimentata su quella etichetta e ha ingiallito l’avventura lì evocata.

Sono molto belli anche i coperchi di stoffa e alcuni sono tessuti ricamati e protetti da un vetro. Lì fili intrecciati e armonie di colori evocano l’arte sapiente del tessere e del cucire; arte femminile per eccellenza che la filosofa Francesca Rigotti ha richiamato con metafore, importanti miti e immagini antiche nel suo splendido libro Il filo del pensiero. Difendere il femminile significa valorizzare il lavoro delle donne fin dall’origine; rispettarlo e promuoverlo nella sua differenza e ricchezza.

L’altro giorno riordinavo uno scaffale di casa ed è stata bella la sorpresa quando in una grande scatola ho ritrovato uno scritto di chi mi è caro. Una pagina che credevo perduta. Non sempre le forme dei contenitori richiamano il loro contenuto. Una grande cosa, come un piccolo biglietto firmato da una persona non più in vita, aveva preso posto in uno spazio non suo. Come se una mano dispettosa o distratta lo avesse infilato nella scatola sbagliata.

A volte le mie mani sono maestre nell’arte del perdere (come recita la bellissima poesia di Elisabeth Bishop). A volte però sono guidate da un’Altra Mano che mi è capitato di riconoscere: sa indicare le scatole giuste per trovare le cose, suggerire i nomi adeguati alle etichette e disegnare le fogge che sole si addicono a contenere quei sentimenti che non debordano dal coperchio né si sistemano scomodamente in spazi inadeguati.

In casa, le cose

Carta velina

Conchiglie

La stanza accanto

L’alzatina

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