
Ernesto Borghi, sposato e padre di due figli, insegna attualmente Sacra Scrittura (PFTIM di Napoli, sez. San Tommaso) e Introduzione alla Sacra Scrittura (ISSR «Guardini» di Trento). È coordinatore della formazione biblica nella diocesi di Lugano, presidente dell’Associazione Biblica della Svizzera Italiana e coordinatore dell’area Europa del Sud e dell’Ovest della Federazione Biblica Cattolica.
I suoi collaboratori in questo volume sono Stefania de Vito (docente alla Gregoriana di Roma), Giulio Mariottti (docente di Giudaistica e Origini cristiane all’ISSR «Guardini» di Trento) e Renzo Petraglio (biblista ed esperto di religioni abramitiche).
Dopo l’introduzione generale alla figura e all’importanza rinnovatrice della figura di Paolo, uomo di tre culture – ebraica, greca e romana – (pp. 15-20), Borghi affronta le questioni biografiche fondamentali (pp. 21-47). Egli traccia le linee principali della cronologia paolina, dei viaggi missionari, dell’evangelizzazione e della morte di Paolo, delle questioni storico-letterarie delle lettere paoline.
L’impostazione è classica: si va dalla nascita nel 5-10 ca d.C. alla morte nel 65/67 d.C. Si ipotizzano però due prigionie romane, intervallate da un viaggio in Spagna (proposto in forma dubitativa dall’autore).
Anche per questo studioso le lettere paoline possono essere distinte in autentiche, discusse (2Ts, Col, Ef nell’80-90 d.C.) e attribuibili alla tradizione paolina (2Ts, 1-2Tm, Tt, scritte nel 90-100 d.C.). Egli non usa mai il termine «autoriale» – preferito da molti –, ma quello di «autentica».
Mi risulta nuovo che la Lettera ai Romani sia stata scritta da Efeso. Normalmente la si data all’inverno 57/58 d.C. e inviata da Corinto.
Paolo apostolo evangelizzatore
La svolta decisiva della vita di Paolo avvenne nell’incontro con Cristo risorto a Damasco. Borghi non parla evidentemente mai – giustamente – di «conversione», ma di un decisivo cambiamento di vita, pur rimanendo l’apostolo sempre all’interno del poliedrico giudaismo del tempo, che egli rinnovò dall’interno, schiudendolo anche ad un’apertura universale in parte da esso dimenticata come suo dono e compito precisi.
Scrive l’autore: «Paolo non visse una spaccatura esistenziale tale da portarlo a cancellare tutte le precedenti esperienze formative. Finisce lo zelo giudaico “fondamentalista”, resta una fedeltà totale al giudaismo. Egli passò da una considerazione salvifica e onnicomprensiva del Toràh ad un altro sistema di rapporti con Dio che è la partecipazione a Cristo, l’essere in Cristo (= interpretare il suo amore nelle scelte della vita personale e con il proprio concreto comportamento quotidiano)» (p. 33).
Lo studioso illustra per linee sommarie le caratteristiche di tutte le lettere dell’epistolario paolino, offrendo elementi di contestualizzazione storico-culturali-sociali-religiose delle comunità a cui erano inviate le missive. Per lo più esse avevano un nucleo di giudeo-cristiani, ma venivano invitate ad aprirsi al mondo circostante, a partire dalla fede in Cristo, dal battesimo e da un’attraente vita comunitaria, poggiando il senso pieno della vita sulla fede in Cristo morto e risorto, che, con il dono dello Spirito, offriva la possibilità di una vita filiale verso Dio e un ricco tessuto di relazioni profonde fra le persone.
Nel suo commento, Borgi traduce personalmente – in modo esplicativo – e commenta alcuni brani delle lettere, con rapide annotazioni filologiche e bibliche, e riassumendo in una sintesi finale il messaggio esistenziale che esse trasmettono e richiedono. L’autore è attento al risvolto concreto, quotidiano – esistenziale appunto – della vita cristiana.
Nel suo lavoro lo studioso cita moltissimi autori, sia per esteso nel testo sia nelle note a piè di pagine. Sono ripresi tutti i migliori paolinisti del panorama italiano, ma anche internazionale.
Di ogni lettera Borghi riporta un possibile schema tematico, ma talvolta anche uno di carattere epistolare. Non tutto è sempre ugualmente convincente, ma le schematizzazioni aiutano a comprendere lo scritto e a situare nel loro contesto i brani che poi sono espressamente commentati.
Ogni lettera presentata è seguita da una Selezione bibliografica, che indica anche il diverso tasso di scientificità o il carattere divulgativo dei vari testi riportati.
Le lettere di Paolo pastore
Essendo impossibile riassumere il pensiero paolino espresso nelle varie lettere, ci limitiamo ad annotare i passi commentati da Borghi e dai suoi collaboratori (pp. 47-376).
Stefania De Vito contribuisce in modo fondamentale al commento alla Lettera ai Colossesi (pp. 287-298); Giulio Mariotti ha redatto una nota sull’apocalittica del Secondo Tempio in rapporto a 2Ts (pp. 66-70); Renzo Petraglio traduce Col 2,9–3,4 (pp. 294-295), traduce e commenta l’emblematico testo di Ef 2,11-22 (pp. 304-323) e traduce poeticamente 1Cor 13 (pp. 396-397).
Riportiamo l’indicazione dei brani commentati.
1Ts 4,13-18; 5,1-11; 5,16-22 parlano della sorte dei defunti, della venuta del Signore e di valorizzare tutto il bene possibile.
Di 2Ts si argomenta in modo generale in rapporto a 1Ts, ma mi sarebbe piaciuto un commento al difficile testo di 2Ts 2,1-12 sull’Uomo dell’iniquità e su «Ciò che trattiene».
Segue la presentazione globale di Filippesi. Sarebbe stato arricchente un commento a Fil 3, l’autobiografia spirituale di Paolo.
1Cor 1–3; 8–10; 15,29-58 trattano della salvezza tramite la potenza paradossale della croce, il tema della coscienza etica, quello dei carismi e della risurrezione.
2Cor 5,11-21 ricorda il comportamento di Paolo apostolo nella comunità e il fatto paradossale di Dio che «ha fatto» peccato Cristo Gesù per attuare la riconciliazione degli uomini con sé (= «giustizia/giustificazione»).
Gal 2–3 ha per tema il valore della Toràh e il rapporto fede-Toràh, la giustizia e l’ingiustizia; 5,1-6 tratta del valore fondamentale della libertà alla quale Cristo ha abilitato i suoi discepoli.
Rm 1,1-7; 8; 12,1-2; 13,8-10 riportano passi importanti del capolavoro teologico-letterario di Paolo. Sarebbe stata interessante la trattazione di Rm 3,21-31, che contiene la sub-propositio positiva della propositio principalis di 1,16-17.
Fm riceve una trattazione generale che espone in modo equilibrato la necessità di contestualizzare il pensiero di Paolo circa la schiavitù, rapportandolo alla novità cristiana che permea dall’interno a livello esistenziale un istituto giuridico non ancora passibile di eliminazione.
Vengono studiati i brani di Col 2,9–3,4; Ef 2,11-22: 5,21-33, mostrando come Ef si rifaccia a Col e illustrando, a lungo, il rapporto «misterico» dell’amore di Cristo per la Chiesa (e viceversa) in rapporto all’amore umano matrimoniale. Borghi ha qui pagine ricche e complesse sul tema, anche nelle sue sfumature antropologiche.
Dopo aver presentato le figure di Timoteo e Tito, fedelissimi collaboratori di Paolo, si commentano alcuni brani di cui lo studioso non esita a porre la composizione negli anni 90-100, in un contesto sociale, ecclesiale e teologico mutato rispetto a quello degli anni 50 propri di Paolo. Cita ma respinge la tesi di un possibile esempio di linguaggio «camaleontico» di Paolo ipotizzato da qualche studioso per continuare a sostenere la paternità paolina anche di queste lettere. Esse invece sono molto diverse da quelle autoriali per tonalità linguistica, complessità di linguaggio «asiatico», impersonalità nel rapporto coi destinatari, ecclesiologia sostanzialmente nuova che rimanda a un tempo posteriore a quello di Paolo.
Teologia e antropologia paolina
Nell’ultima parte della sua opera, Borghi espone le linee di teologia e antropologia paolina (pp. 377-402).
Egli analizza dapprima la nozione di redenzione, evidenziando di seguito i punti di avvio in cui si trova l’uomo, la condizione comune, le vie di emancipazione possibile, la liberazione, la liberazione come redenzione, la liberazione come acquisizione.
Circa la nozione di espiazione, lo studioso analizza il rapporto tra l’espiazione – compiuta da Dio e non dall’uomo! – e l’impurità e il rapporto tra purità e santità.
Vengono descritti, infine, la prospettiva e il fine di tutto il discorso paolino: si tratta dell’amore, che viene commentato e illustrato con la traduzione poetica di 1Cor 13 curata da R. Petraglio.
In un breve paragrafo si illustra la ripresa di 1Cor 13 nell’enciclica Amoris laetitia di papa Francesco.
La pienezza di vita
Il volume si chiude con alcune linee di sintesi circa la pienezza di vita secondo Paolo (pp. 403 415).
Viene presentato il senso socio-culturale del vivere paolino –prospettiva molto cara a Borghi –, lo spessore del pensiero teologico e antropologico di Paolo, la motivazione che spinge a leggere i testi paolini oggi e la visione della pienezza della vita dai testi paolini alla cultura di oggi (si confronti il sottotitolo del libro).
Lo studioso ricorda come la teologia di Paolo sia fortemente impregnata di Antico Testamento. L’analisi paolina del peccato non lascia alcuna speranza di salvezza mediante i soli strumenti umani. La croce di Cristo è apparsa a Paolo come la rivelazione definitiva dell’amore di Dio. La coscienza paolina della «novità» apportata dal mistero pasquale è molto viva. Si tratta di una «umanità» nuova, di una nuova «creazione».
Una vita «salvata»
Borghi si chiede cosa sia, in ultima analisi, una vita umana pienamente vissuta.
Egli risponde che si tratta di una vita preservata, cioè salvata dall’egoismo che toglie spazio alle relazioni con gli altri sincere e costruttive.
È una vita esentata, cioè salvata dai moralismi che guardano al rispetto del perbenismo e delle convenzioni delle generazioni passate.
È una vita salvata dalla persuasione dell’autosufficienza umana e della necessità di guadagnarsi l’attenzione divina anzitutto attraverso la propria obbedienza a precetti, regole e norme. Il vangelo di Gesù non è un codice di leggi, ma una proposta di bellezza e di bontà per tutti.
La vita pienamente vissuta è una vita salvata da ogni trionfalismo religioso o culturale, partendo dal presupposto che davanti al Dio di Gesù Cristo tutti i popoli sono uguali e non c’è spazio per individui o istituzioni che si vantino rispetto ad altri.
Lo studioso annota: «La salvezza del Dio di Gesù Cristo, cioè una vita umana vissuta in pienezza nella dimensione terrena e aperta all’eternità, vede ciascuno escludersi o farne parte solo e soltanto ad una condizione: portare avanti la fiducia in Dio, realizzata in un’attenzione costante agli altri individui» (p. 413).
Quello che conta davvero – secondo l’autore – è la fede che si costruisce attraverso l’amore, come ha scritto Paolo ai galati (cf. Gal 5,6). Egli parlava dell’affidamento al Dio di Gesù Cristo e dello slancio verso gli altri a immagine e somiglianza dell’amore crocifisso e risorto.
La preoccupazione fondamentale del cristiano – ricorda inoltre lo studioso – non deve essere quella di dare «lezioni» di eticità agli altri, ma di impegnarsi a vivere personalmente l’etica dell’amore di Gesù Cristo anzitutto per esserne effettivamente degno. I cristiani sono coloro che non creano gruppuscoli elitari, ma quelli che arrivano – come ha fatto Paolo – all’essenza radicale del Vangelo di Gesù: la libertà dell’amore responsabile ed entusiasmante per il bene di tutti.
«Essere salvi – conclude Borghi – significa, quindi, essere pienamente umani secondo le linee che sin dall’origine il Creatore ha pensato, dal già e non ancora verso il pieno compimento della storia, nella parusia del Signore. Paolo delinea esattamente questo percorso e lo propone a ciascun individuo, inteso come credente in continua “ristrutturazione” in quanto essere umano in costante cambiamento. Tutto ciò al di là di ogni barriera dentro e fuori la Chiesa di Gesù Cristo, per aiutare a capire quale desiderio inesauribile può attivare responsabilmente una vita vissuta per amore, con amore e nell’amore» (pp. 414-415).
Il volume risulta molto utile per una prima introduzione seria e documenta agli scritti e al pensiero di Paolo, nella prospettiva di una traduzione esistenziale e relazionalmente feconda del messaggio evangelico di Gesù Cristo nel contesto odierno, tendente all’egoismo e alla violenza. L’amore per Dio si manifesta in relazioni feconde d’amore per tutti gli uomini, di ogni popolo e nazione.
- Associazione biblica della svizzera italiana, Paolo di Tarso, uomo di tre culture. Analisi e interpretazioni per la vita di oggi. A cura di ERNESTO BORGHI, con il contributo di Stefania De Vito, Giulio Mariotti, Renzo Petraglio, Il Segno dei Gabrielli editori, San Pietro in Cariano (VR) 2025, pp. 418, € 30,00, ISBN 9788860996404.





