Trump, il potere e un film di Pasolini

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Il presidente Trump a una giornata nazionale di preghiera, 1 maggio 2025 (Andrew Harnik/Getty Images)

C’è un film che in questi giorni non può non tornare alla nostra mente. È Salò e le 120 giornate di Sodoma. Quanto di ciò che ci riguarda è racchiuso nel capolavoro di Pier Paolo Pasolini? Wikipedia ci ricorda le date: arrivò nelle sale italiane il 10 gennaio 1976 e scatenò proteste vigorose e lunghe persecuzioni giudiziarie: il produttore Alberto Grimaldi subì processi per oscenità e corruzione di minori e nel 1976 fu decretato il sequestro della pellicola, che scomparve dagli schermi prima di essere rimessa in circolazione nel 1978.

Pasolini lo ambientò a Salò, una scelta simbolica; il regista, a mio avviso, sceglieva in questo modo di porsi dalla parte di tutti coloro che avevano combattuto il nazifascismo come potere che non rispetta l’uomo. (È interessante che una delle principali stroncature del film fu pubblicata dal quotidiano sovietico Izvestija).

Quattro Signori, rappresentanti dei poteri della Repubblica Sociale Italiana, il Duca (potere politico), il Vescovo (potere ecclesiastico), il Presidente della Corte d’Appello (potere giudiziario), e il Presidente della Banca Centrale (potere economico), incaricano le SS e i soldati repubblichini di rapire un gruppo di ragazzi e ragazze di famiglia antifascista; dopo una severa selezione, si chiudono con loro in una villa di campagna, arredata con opere d’arte moderna e presidiata da un manipolo di soldati nazifascisti.

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Le scene di sadismo, le forme estreme di violenza, hanno portato i «benpensanti» fuori strada. Il film, come capirono subito tanti intellettuali, come Alberto Moravia e Bernardo Bertolucci, era un’allegoria poetica e tremenda. Possiamo dire, una denuncia della degenerazione del potere assoluto e quindi una critica profetica della nascente società dei consumi, della riduzione dell’uomo a merce.

Il punto di quel film per me è il limite, o il potere che si considera senza limiti, una prerogativa che chi crede riconosce solo a Dio. È il punto politico che a mio avviso ha posto Donald Trump quando ha detto che non ha bisogno del diritto internazionale, il suo limite è solo nella sua moralità. Accadeva l’8 gennaio scorso, quando il Presidente ha detto: «Non ho bisogno del diritto internazionale. I miei poteri sono limitati solo dalla mia morale personale, dalla mia mente. È l’unica cosa che possa fermarmi».

Non è il potere senza limiti? Io ritengo che le frequenti «incursioni» di Donald Trump nel campo della fede, il suo farsi raffigurare vestito da Pontefice, come Gesù, o adorare come Dio Padre, dipende proprio dall’esigenza di presentare la sua visione di un potere senza limiti. Per questo lui deve apparire il Messia.

Il limite ovviamente non è solo nelle relazioni internazionali: parte dal corpo, arriva ai dazi, alla guerra, ai migranti.

Un grande pensatore cattolico Charles Peguy, ebbe notoriamente a dire: «La rivoluzione sociale sarà morale, oppure non sarà». Peguy sosteneva che ogni trasformazione sociale è vana se non parte da un profondo rinnovamento interiore e spirituale delle coscienze, non limitandosi a una mera riforma strutturale esteriore.

La guerra così fa da detonatore alla richiesta di Charles Peguy che non riguarda solo le relazioni internazionali: parte probabilmente da ciò che emerge con questo caso mondiale, il caso Epstein, arriva alla surreale richiesta di comprarsi la Groenlandia, come può fare un potere senza limiti (che magari fissa pure il prezzo d’acquisto).

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L’attacco sconsiderato a papa Leone può aver avuto tante origini: distrazione di massa, copertura, irrisione. Ma anche quella che ci suggerisce Pasolini: il potere senza limiti non ammette limiti. Le critiche a Leone potrebbero derivare da questo: Leone pone un limite con la sua voce spirituale che non si omologa.

Ecco il cortocircuito, riassunto forse da queste parole del professor Massimo Borghesi: «Il Trump del secondo mandato incarna, ancor più del primo, il messianismo politico, il volto di una destra religiosa in cui Dio è il dio della guerra e della potenza», il potere senza limiti che non può accettare il limite che emerge dal «no» del papa Leone.

Per dirla ancora con un concetto espresso da padre Antonio Spadaro: «Quando il potere politico si accanisce contro una voce morale, è perché non riesce a contenerla».

Per questo mi sembra che avesse detto tutto il 18 febbraio 2016 papa Francesco, dicendo che «una persona che pensa solo a costruire muri e non a fare ponti non è cristiana». Trump si traveste da Gesù per questo motivo.

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