Una Bibbia tutta al femminile

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Presso l’Antico Oratorio di San Lorenzo in Guidizzolo (Mantova), l’11 aprile, scorso è stata presentata la collana La Bibbia e le donne, ponderosa opera edita da Il Pozzo di Giacobbe in traduzione italiana. Sono intervenuti Marco Busca, vescovo di Mantova, Fede Pozzi, assessore alle Politiche sociali e welfare, Silvia Zanconato, biblista, e Antonella Madella, referente diocesana per “Sorelle Diocesi”.

L’evento è nato in margine al coraggioso acquisto – da parte della Biblioteca del Comune di Guidizzolo –, che, per prima, a livello nazionale ha fatto collezione dell’intera collana, presentata il dicembre scorso a Napoli.[1]

Le premesse di interesse per quest’opera monumentale – tutta al femminile per contenuti e autrici – stanno nella collaborazione fra donne: una consacrata, una bibliotecaria, una rappresentante comunale, figure appartenenti a reti più ampie. In particolare, la promozione è stata sostenuta da “Donne in dialogo nella Chiesa di Mantova”, facente parte della Rete nazionale “Sorelle diocesi”,[2] che riunisce – su mandato del vescovo – rappresentanti di associazioni e gruppi al femminile di Mantova, fra cui l’USMI,[3] Il Centro Italiano Femminile, Il Centro di Aiuto alla Vita, l’Ordine della Sororità.[4]

Fondamentale, nell’iniziativa, è la relazione tra donne, che ha dato vita a un processo generativo dal basso, per la diffusione e la conoscenza e del pensiero biblico femminile attraverso il circuito bibliotecario.

La Bibbia, pilastro dell’Europa

L’opera, di alto livello accademico, viene dal contributo di donne di diversa formazione, cultura e appartenenza confessionale, che hanno sfidato il sentimento di “inferiorità culturale” di cui i cristiani soffrono – così come ha detto il vescovo – poiché adeguatamente, ancora, non si riconosce che la cultura europea poggia su tre pilastri: la filosofia greca, il diritto romano e, appunto, la Bibbia.

La rivelazione cristiana ha saputo produrre e illuminare nel vecchio continente menti geniali in ogni ambito, smentendo il pregiudizio che la fede sia un campo non sostenuto dalla ragione, riguardante la sola sfera della sensibilità e dell’opinione. In realtà, tutto non si risolve nel “o credi o non credi”, perché la comunità dei discepoli di Cristo ha una sua “scienza della fede” – la teologia – che, poggiando sui testi sacri e sulla tradizione e mettendo insieme – attraverso una sorta di “operazione sinodale” – provenienze e competenze diverse del mondo accademico, si pone come obiettivo l’approccio scientifico alla Rivelazione.

La Bibbia «legge noi» – ha detto il vescovo –, in quanto ci aiuta a svelare le logiche più profonde dell’umanità. Interpretarla è lo sforzo e la responsabilità che noi abbiamo verso il testo, che diventa così fruttuoso quando lo indaghiamo attraverso la cultura del tempo: l’arte, ad esempio, che da secoli ci permette di ammirare la Bibbia “a colori” istoriata nelle chiese.

Madeleine Delbrêl ha scritto: «Non abbiamo il diritto di tenere la Parola di Dio per noi. Una volta che abbiamo conosciuto la Parola di Dio, non abbiamo diritto di non riceverla; una volta ricevuta non abbiamo diritto di non lasciare che si incarni in noi, una volta incarnata in noi non abbiamo diritto di tenerla per noi: da quel momento apparteniamo a coloro che la attendono».

Da quel momento, dunque, ha concluso il vescovo, qualcuno attende il servizio di chi annuncia la Bibbia attraverso con la ricchezza e le qualità personali.

La struttura dell’opera

La monumentale collana internazionale ed ecumenica, diretta da Adriana Valerio, consta di 21 volumi. Il progetto è pubblicato in quattro lingue da Il Pozzo di Giacobbe per l’edizione italiana, ed esplora l’esegesi e la ricezione del testo sacro con una prospettiva di genere.

La struttura dell’opera si articola in tre sezioni principali: Esegesi Biblica (5 volumi): 3 dedicati alla Bibbia Ebraica (Torah, Profezia, Scritti) e 2 al Nuovo Testamento (Vangeli, Lettere paoline); Studi Giudaici (4 volumi): Scritti pseudoepigrafici, apocrifi, Talmud e Medioevo; Storia dell’esegesi e della ricezione (12 volumi): dalla Chiesa primitiva sino all’età contemporanea (Patristica, Medioevo, Riforma, Querelle des femmes, Illuminismo…).

L’opera, che ha visto la collaborazione di circa 300 studiose di tutto il pianeta, è il frutto di un progetto internazionale, interconfessionale e multidisciplinare che studia la Bibbia come “Il libro” della cultura occidentale, mettendo al centro la religione per comprendere l’influenza esercitata nella sfera politico-sociale per quanto riguarda le relazioni tra i generi; legge il testo non nell’ottica del fondamentalismo, bensì per porre le basi di un’autentica relazione uomo-donna.

L’intento è interrogare in modo critico la Scrittura e la Tradizione, rispondendo alla necessità di promuovere nuove indagini nel campo della storia dell’esegesi.

Lo specifico delle donne

Di fronte al pericolo di una lettura fondamentalista, l’approccio multilaterale è una garanzia in un periodo storico in cui si tende ad arroccarsi in difesa di valori identitari.

Quest’opera – ha detto Silvia Zanconato – testimonia la rinascita del senso religioso e del ritorno – seppur variegato e non privo di ambiguità – ai temi fondativi della cultura occidentale.

La lettura dei testi biblici, priva della consapevolezza che sono essi stessi frutto di processi storici, per cui non si possono considerare “dati una volta per sempre” – ossia un serbatoio di norme etiche chiare per sé stesse, che invariabilmente definiscono un’appartenenza – ci espone ancora al rischio di derive fondamentaliste.

La Bibbia e le donne – nel suo “fuoco” al femminile – proprio per l’analisi storica e archeologica dei testi è immune da strumentalizzazioni politiche e da indebite attualizzazioni.

I contributi, che vengono da studiose di diverse confessioni e formazioni – preziosi, per rigore scientifico, quelli provenienti dall’ambiente totalmente laico – arricchiscono il dibattito internazionale contemporaneo sui temi del ruolo delle donne nella Chiesa e nei movimenti femminili all’origine del Cristianesimo.

La scommessa di un progetto, che in 20 anni di cammino e di studi di genere, ha voluto mettere insieme saggi che dialogano da punti di vista differenti, ponendo diverse voci in dialogo contemporaneo, merita perciò menzione e divulgazione.

Il lavoro “titanico” è inoltre espressione della volontà di un confronto tra studiose e studiosi della materia, attraverso argomentazioni scientificamente fondate, «non di opinioni», i cui risultati devono essere messi in circolo affinché tutti – «a lavori in corso» – possano accedervi.

Il dibattito nel discorso di genere – ha concluso Silvia Zanconato – promuove una sapienza che colma le lacune acquisite in ambito italiano ed europeo – spesso per resistenze accademiche e istituzionali.


[1] La presentazione a Napoli della collana è riascoltabile al seguente link:  https://youtube.com/live/2sthtsE9_44?feature=shared

[2] “Sorelle Diocesi” è un progetto ecclesiale italiano che unisce diverse diocesi (tra cui Napoli, Palermo, Mantova,  Verona, Catania, Reggio Calabria-Bova e Cassano all’Ionio) per promuovere la corresponsabilità, la valorizzazione,  la presenza delle donne nella Chiesa e nella società, combattendo discriminazioni e promuovendo la formazione.

[3] L’USMI Diocesana (Unione delle Superiore Maggiori d’Italia) è l’articolazione locale dell’associazione nazionale che unisce le superiore degli istituti religiosi femminili presenti in una specifica diocesi. Promuove la comunione, la  collaborazione e la formazione tra le consacrate e sostiene il loro inserimento nella chiesa locale.

[4] L’Ordine della Sororità di Maria SS. Incoronata nasce nel 1996 da un’intuizione della teologa mantovana Ivana  Ceresa, ed è un gruppo di donne convocate dallo Spirito per vivere la fede cristiana secondo la differenza  femminile nella Chiesa cattolica locale. È stato riconosciuto dall’allora vescovo di Mantova, Egidio Caporello, il 18 marzo 2002. L’Ordine è aperto a donne provenienti da qualsiasi area culturale e religiosa – comprese le “atee” – per un futuro anche al femminile.

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