
Il titolo della collana (Biblioteca Enzo Bianchi 1) fa intravedere un progetto editoriale che intende raccogliere tutte le opere del noto monaco e saggista, fondatore della Comunità di Bose e della Comunità di Madia.
Il presente volume riedita un classico del 1972, pubblicato con Gribaudi. Non vuole essere un trattato esaustivo sul tema della preghiera – per cui non riporta schemi, tappe, atteggiamenti, indicazioni per il controllo del corpo e della respirazione… – ma, di fatto, si presenta come un ricco vademecum di indicazioni teologico-spirituali-esistenziali che mette il lettore su una strada che mostra la preghiera strettamente unita alla fede nel Dio della Bibbia, ma anche alla vita concreta, fatta di persone, cose, dolori, gioie, lavoro, impegno, riposo…
Ricordiamo che, nel 1972, non c’era ancora la traduzione CEI 1974, ora c’è quella nuova del 2008.
La preghiera nella Bibbia
Bianchi nota che oggi, come nel 1972, la preghiera è un tema che fa difficoltà e suscita contestazione, come fosse una realtà per élites, per gente libera dal lavoro oppure che si ritira volutamente dal teatro della lotta quotidiana.
Nella preghiera c’è chi l’ascolta e chi la fa. Il cielo non va confuso con la terra. Spesso il Dio a cui ci si rivolge si rivela assente, impotente, servo. L’agente primario della preghiera è lo Spirito e Cristo è l’intercessore. Lo Spirito ci libera e ci lascia spazio per “ruminare” la Parola.
Nel c. 3 Bianchi delinea il tema della preghiera come si presenta nella Bibbia. Nella Prima Alleanza è presente Mosè, l’intercessore, e una lunga schiera di oranti, costituita dai profeti (Elia, Isaia, Geremia…).
La Nuova Alleanza presenta Gesù come il grande intercessore e la preghiera trova il suo punto centrale nel Padre nostro, con le sue richieste riguardanti prima di tutto il Padre e il Regno e poi le necessità dell’uomo. Anche la passione, morte e risurrezione di Gesù sono una preghiera. Egli fu esaudito per il suo pieno abbandono al Padre.
La Chiesa nascente è mostrata spesso in preghiera concorde in varie occasioni di persecuzione oppure di richiesta di luce per un discernimento…
La preghiera della Bibbia: i salmi
Il c. 4 è il più lungo del libro (“La preghiera della Bibbia”, pp. 51-80).
Il sentimento dell’unità della preghiera, l’unica ricerca di Dio e l’unica rivelazione di Dio hanno presieduto l’elaborazione dei salmi. Durata almeno cinque secoli, «presenta un’unità profonda del dialogo di una alleanza tra Dio e il suo popolo – un popolo in alleanza ma anche in attesa, in cammino, da cui doveva uscire come segno massimo della ricerca di Dio e della risposta di questo il Cristo Gesù» (p. 51).
Bianchi abborda subito il tema dei salmi contestati, i salmi imprecatori e ne illustra la fecondità come espressione dell’animo umano e della lotta contro gli attuali nemici spirituali dell’uomo, le potenze spirituali maligne.
Senza salmi, saremmo portati a una preghiera venata di narcisismo, mentre essi sono teocentrici, una parola teandrica: i cristiani li pregano in Cristo, perché Gesù ha pregato i salmi. Gesù è un uomo che cerca Dio e, allo stesso tempo, è la parola di Dio all’uomo.
Il dialogo
I salmi sono un dialogo con Dio. Dio è anche persona e con l’uomo si può parlare solo in modo umano: e questo è rivelazione.
I salmi sono una ricerca di Dio nelle situazioni più diverse: lontananza di Dio, silenzio insopportabile di Dio, dolore vissuto nella fede, confidenza di linguaggio con Dio.
Il Dio in cui ci muoviamo ed esistiamo è il Dio mostratoci dai salmi. Dio è una presenza dalla quale l’uomo di fede non può sfuggire. Una persona penetrante, che farà giustizia all’orfano e all’oppresso, smentendo l’incredulità dei ricchi, dei potenti, degli oppressori, di chi dice: “Dio non esiste!”, “Che cosa può sapere Dio? Ha forse una vita di intelligenza?”, “Dio può forse vedere?”.
Nei salmi la ricerca di Dio è personalizzata. Si cerca il volto di Dio, che non si conosce. Lo ricerca Abramo, lo ricercano gli oranti come sentinelle che attendono l’aurora.
Contestare i salmi è contestare Dio. Dio diventa lontano. Anche il NT esprime questa ricerca e, al di là di Gesù Cristo, c’è ancora il Padre…
I protagonisti
Il protagonista principale del dialogo è Dio. Un Dio unico, geloso, rispettoso dell’uomo. Con questo Dio si intavola un dialogo della preghiera, di scambio dell’animo, della lode, della meraviglia.
L’interlocutore di Dio nei salmi è l’uomo. Egli è immagine di Dio, un soffio, un forestiero, limitato e peccatore.
Il creato non è una comparsa, ma attore del dialogo e loda Dio con tutto sé stesso. Geme e attende la redenzione.
Il luogo del dialogo è la Chiesa. Essa è la sposa e il cristiano canta la sua bellezza con i salmi. È la dimora del Dio vivente, colei che è stata salvata da Dio per essere assemblea dei santi.
La lode espressa dalla Chiesa non tace le sue infedeltà verso Dio, che, però, le rimane fedele.
Il popolo di Dio è la comunione dei peccatori che Dio sempre perdona. È un popolo che spesso soffre per le persecuzioni, come soffre il suo sposo e capo, Cristo, di cui forma l’unico corpo.
Gratuità e prassi
La preghiera non è “utile”, un “dovere”, un’obbligazione di fronte a Dio. Essa è effetto del liberatore dell’uomo e un atto puramente gratuito. È un semplice e gratuito – ma non inutile – porsi davanti a Dio nella giusta situazione. All’assurdo della fede corrisponde la gratuità delle confessioni di fede espressa nella preghiera. La preghiera è gratuità, libertà, amore. Causa ed effetto di comunione con Dio e i fratelli.
La preghiera è sempre gratuita, ma questo non significa immediatezza della sensibilità, spontaneità. È una serena costanza.
È profezia, perché manifesta la realtà dell’amore di Dio che è gratuito, pura “grazia”, sola “grazia”.
La preghiera è “inutile” ma “utile” allo stesso tempo. Essa è feconda, non ci fa sentire soli nella vita di fede, fa unità dentro l’uomo diviso fino in profondità. Essa è utile nella misura in cui è strumento di comunicazione, di manifestazione dell’amore a chi amo. Allora serve, è utile.
La preghiera è uno dei momenti previlegiati in cui i credenti manifestano la loro identità di cristiani: incarnano la gratuità della loro preghiera che è essenzialmente lode a Do e intercessione per il mondo.
La preghiera è, infine, rendimento di grazie per le meraviglie che Dio suscita nella vita. Un ringraziamento che è un aprirsi alla gioia, al sentimento di lode per il prodigio di Dio.
Ringraziamento è prender coscienza di Dio, della sua azione che è sempre azione di servizio per l’uomo. È far memoria delle sue meraviglie, celebrare la fede, celebrare il nostro Dio, è dire ciò che lui è.
La preghiera non estranea dall’ambiente di vita, ma fa spazio alle persone e alle situazioni per le quali Dio ci invita a prendere posizione, aiutare, liberare.
La responsabilità del mondo è dell’uomo, non di Dio, che ci lascia liberi e non è geloso dei progressi compiuti dai suoi figli. Non c’è opposizione fra contemplazione e azione, perché contemplazione è agire responsabilmente nel mondo secondo la parola di Dio che illumina le scelte e i criteri di vita.
Bianchi ammonisce più volte a non cadere in una preghiera e in una contemplazione pagana. «Seggo, infatti, e metto a macerare le foglie di palma e faccio canestri e lavoro ricordandomi di Dio. È questa preghiera o no?», rispose il monaco a un confratello che voleva solo contemplare senza lavorare.
La contemplazione non è pagana, fatta di sforzo verso Dio, insieme di tecniche per giungere all’esperienza di Dio. A a lui si va cessando di fare il male, liberando l’oppresso, facendo giustizia, difendendo i deboli.
La preghiera è unita alla responsabilità e il quotidiano è decisivo per la sua qualità.
Intercessione e domanda
La preghiera di domanda ha ancora un senso, perché l’ha fatta anche Gesù. Va fatta nel nome di Gesù. Invitando a questa preghiera, Gesù intendeva proporre una pedagogia della fede. La riuscita dell’uomo non dipende da noi ma da Dio.
La preghiera di domanda, sempre più in disuso, vuol dirci che la nostra liberazione totale dipende ancora da lui. Il peccato biblico dell’uomo è sempre e solo quello: non sentire più il bisogno di Dio. La preghiera non domanda il pane e il tempo sereno, l’allontanamento delle malattie o altro, ma la richiesta della liberazione totale: “venga il tuo Regno”.
La preghiera di domanda intende liberarci dalle preoccupazioni che ci fanno pregare troppo facilmente. Noi siamo quello che domandiamo. La preghiera di domanda ce lo rivela. Ma «Dio non esaudisce i nostri desideri, ma tutte le sue promesse, ossia egli resta il Signore della terra, conserva la sua Chiesa, ci dona sempre nuova fede…» (Bonhoeffer, cit. a p. 109).
Cosa domandare? Sia rispettato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà. Dio non ha esaudito Gesù facendogli evitare il dolore e la croce ma facendogli capire.
«[…] le nostre preghiere di domanda sono “ridotte”. Poche cose possiamo chiedere a Dio; le altre le dobbiamo chiedere all’uomo e a noi stessi. Non piangiamo su questo, non tremiamo […] La preghiera di ieri non era falsa, era la preghiera dell’uomo di ieri; oggi la nostra preghiera è ridotta perché è Dio che l’ha voluto» (p. 111).
Non dimentichiamoci che la preghiera oscilla sempre fra lotta e accettazione.
La contemplazione
La preghiera di contemplazione non è estraniarsi dal mondo, assemblare delle tecniche di postura e di respirazione, ma unione con Dio nel quadro della vita quotidiana.
La preghiera contemplativa cristiana è, essenzialmente, un atteggiamento di ascolto di Dio, un atteggiamento di attenzione di fronte alla sua azione nella storia della salvezza e alla sua misteriosa presenza nella nostra vita. La parola stessa di domanda è spesso frutto di contemplazione: basta considerare il racconto della creazione in Gen 1 e il racconto dell’evento centrale dell’Antica Alleanza, l’uscita dall’Egitto, la Pasqua.
Esempi di contemplazione e addirittura libri di contemplazione sono il salmo 8, il salmo 19, il salmo 149-150, i discorsi di Dio in Gb 38-41.
C’è una preghiera contemplativa delle cose che ci è insegnata anche da san Francesco. Si tratta di far pregare le cose in noi. Questo avviene quando non chiamiamo più “cose” ciò che vediamo, ma le chiamiamo e le distinguiamo come “creature”. I cristiani devono far ritrovare alle cose la loro vocazione eucaristica.
Tutto ciò comprende anche la contemplazione nel dolore. Se il dolore non ha un significato, il mondo diventa insopportabile. «… la contemplazione, il pensiero di Dio e dei segni che abbiamo visto e percepito nella nostra vita possono liberare il cuore del credente dalla strettezza del visibile e del percettibile. E allora l’enigma diventa mistero» (p. 126).
La preghiera è anche la visione di Dio nella bellezza, la visione di Dio come bellezza (cf. Sal 27,4; 45,3: «Tu sei bello»). Dio è bellezza perché ciò che da lui è uscito è bello. La creazione è bella!
Occorre dare pace ai nostri occhi e ci vuole innocenza, perché, se il nostro cuore non è trasparente, neppure lo sguardo può esserlo.,. L’occhio è la luce del cuore. Contempliamo la bellezza del creato, ma essa stessa forgia la bellezza dell’uomo.
La preghiera ha un aspetto personale e uno comunitario. Abbiamo bisogno di un ambiente in cui crescere nella fede, aiutarci nel cammino, sostenerci nel discernimento della volontà di Dio e creare una comunione come lui la desidera.
La preghiera comune diventa confessione della fede e un aggiungersi alla preghiera di unità fatta da Gesù.
La preghiera personale avviene nella notte, si presenta come attesa e si attua nel silenzio.
L’Appendice (pp. 153-173) riporta uno splendido testo sul deserto come tema spirituale. Nel deserto si sta soli con Dio. Esso è ricco di simbolismo biblico. Esso è il luogo abitato dal demonio ma anche il luogo di nascita della fede, il luogo del fidanzamento. È uno spazio di passaggio, non un luogo di dimora definitiva. Quella è il mondo e la vita quotidiana, la vita nostra e quella dei nostri fratelli.
A conclusione del suo volume, Bianchi riporta una pagina che lui stesso definisce un riassunto della sua esperienza di preghiera che ha tentato di comunicare.
La riportiamo per esteso, come sintesi della sua opera.
«Signore, insegnami a pregare con la tua parola, con i salmi da te pregati, insegnami a ringraziarti con tutti i beni del creato, di fare eucaristia di ogni cosa, con quello spirito di liberta che tu hai mostrato in ogni occasione; insegnami a ricordarmi, a tener presente gli uomini per ascoltare in essi e dalle loro situazioni i bisogni; aiutami a fare della preghiera il primo passo verso l’azione conforme al tuo evangelo.
Mandami lo Spirito Santo: lui pregherà in me secondo il tuo Spirito anche quando io non saprò cosa domandarti, cosa dire; portami alla contemplazione delle creature per riceverne lezione e insegnamento, per ricevere dei segni della tua presenza.
Fa’ che la preghiera mai non sia quella del fariseo, del pagano, ma quella del figlio che ti grida: Padre!
La mia preghiera sia un accordarmi con gli altri davanti a te: nella solitudine, a parlarti con semplicità, con fiducia, col linguaggio semplice dei piccoli. Fammi accettare che la mia preghiera sia solo un tentativo mai pienamente riuscito di essere pura preghiera! Amen!» (p. 149).
Un classico, con una profonda visione biblica e una serena valutazione dell’uomo e del creato secondo il disegno di Dio. Aspettiamo gli altri volumi della collana.
Enzo Bianchi, Il corvo di Elia. Un’introduzione alla preghiera (Biblioteca Enzo Bianchi 1. Il corvo di Elia), San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2026, pp. 176, € 18,00, ISBN 9788892250055.





