
Il 1° luglio è morto, all’età di 89 anni, l’ex vescovo di Bruges, Rogers Vangheluwe. Il suo è stato il caso più grave di abuso su minori registrato nella Chiesa belga e fu all’origine di una valanga di commissioni, sentenze e discredito da cui la Chiesa non si è ancora pienamente sollevata.
Nato in una famiglia modesta, è stato ordinato prete nel 1963, diventando vescovo di Bruges nel 1984. Il 23 aprile del 2010 si dimette ammettendo di aver compiuto abusi prima su uno e poi su due nipoti, sollevando uno scandalo senza eguali.
A distanza di poche settimane, un’imponente azione di polizia sequestra tutti i dossier relativi agli abusi presenti nella sede della Conferenza episcopale (475) e nell’episcopio del primate Bruxelles, esce il rapporto finale della commissione voluta dai vescovi in merito ed esplode la bolla mediale con la pubblicazione della registrazione del dialogo fra la vittima e il card. Danneels, arcivescovo di Bruxelles.
Ove emerge l’insufficiente consapevolezza del prelato della gravità dei fatti e la volontà della vittima di ottenere una condanna esemplare per Vangheluwe, d’intesa con i media a cui passa il resoconto del colloquio registrato ad insaputa del gerarca.
Partono le inchieste giudiziarie e commissioni ad hoc fino ad arrivare, qualche anno dopo, a una commissione parlamentare speciale.
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In una intervista nel 2011, l’oramai ex vescovo di Bruges, ammette ma relativizza molto i fatti avvenuti, avviando un’ulteriore fiammata di denuncia violenta da parte dei media. Scompare poi dagli schermi pubblici per vivere in incognito in Francia, presso la comunità di Solesmes, fuori da ogni attività pastorale pubblica.
Per la gravità dello scandalo che si rinnova nel 2019 con la pubblicazione di un rapporto voluto dai vescovi (1.054 casi) e la bufera mediale della serie televisiva Godvergeten (“I dimenticati da Dio”), i vescovi insistono per la riduzione allo stato laicale. Ma il vescovo resiste e la Santa Sede tace.
Solo nel 2024, poco prima della visita di papa Francesco, arriva la grave censura del rinvio allo stato laicale. La morte e le esequie avvengono in totale discrezione.
In un breve comunicato del 3 luglio i vescovi, che nel dicembre scorso hanno pubblicato un piano strategico contro gli abusi, scrivono: «Siamo coscienti che l’annuncio (della morte) può provocare una nuova ondata di emozioni da parte delle vittime. Riconosciamo la lunga sofferenza nel tempo causata dagli abusi commessi nel contesto ecclesiale e riaffermiamo l’impegno a riconoscerli e a prenderci carico delle vittime».





