
Nella misura in cui la Chiesa ortodossa costituisce la continuazione della Chiesa antica, ai laici, così come ai diaconi, non è consentito predicare.
Per quanto riguarda i laici, il 64º canone del VI Concilio Ecumenico (il ΙΙΙ Concilio di Costantinopoli, tenutosi nel 680-681 d.C.) stabilisce che ai fedeli laici è proibito predicare. Il canone recita:
«Non è lecito a un laico pronunciare un discorso pubblico o insegnare nella Chiesa, assumendo così il ministero dell’insegnamento. Egli deve sottomettersi all’ordine stabilito dal Signore, ascoltare coloro che hanno ricevuto la grazia dell’insegnamento e da essi apprendere le cose divine. Infatti, nell’unica Chiesa, Dio ha disposto membra diverse, secondo la parola dell’Apostolo: “Sono forse tutti apostoli? Sono forse tutti profeti? Sono forse tutti maestri?”. Se qualcuno trasgredisce questo canone, sia escluso dalla comunione ecclesiastica per quaranta giorni».
Cioè, non gli è consentito ricevere la Santa Comunione per quaranta giorni.
Per quanto riguarda i diaconi, ciò è determinato dalle preghiere consacratorie dell’ordinazione diaconale, nelle quali, tra i loro compiti, non è menzionata la predicazione, come invece avviene nelle preghiere di ordinazione del presbitero e del vescovo.
Nella storia, tuttavia, vi sono delle eccezioni. L’esempio classico è quello di sant’Efrem il Siro († 373), il quale rimase diacono per tutta la sua vita e non fu mai ordinato presbitero; nondimeno, insegnava pubblicamente, pronunciava omelie e svolgeva la catechesi. L’intera Chiesa lo riconobbe come un grande dottore. Un caso analogo è probabilmente quello del diacono san Romano il Melode († 560).
Inoltre, l’antica tradizione che vietava ai diaconi e ai laici di predicare non fu osservata con rigorosa coerenza dalla Chiesa ortodossa nei tempi moderni.
Il Santo Sinodo della Chiesa di Grecia ha emanato, nel corso degli anni, diverse circolari che ricordano come la predicazione costituisca un ministero ecclesiale e sia esercitata sotto la responsabilità del rispettivo vescovo. Tali circolari tendono a disciplinare principalmente:
- chi può predicare,
- il conferimento dell’autorizzazione alla predicazione,
- la partecipazione di teologi e di catechisti laici.
Non esiste alcuna decisione sinodale generale che abbia abrogato il 64º canone del 3° Concilio di Costantinopoli; al contrario, la prassi della Chiesa ritiene che esso continui ad essere in vigore, pur ammettendo la possibilità di una speciale autorizzazione concessa dal vescovo secondo il principio dell’oikonomia (= gestione ecclesiale).
Tuttavia, durante il XIX e il XX secolo, in Grecia si incontrano numerosi diaconi nominati predicatori ufficiali (ierokērykes), così come teologi laici, professori e monaci. Molti di essi furono successivamente eletti vescovi. A titolo di esempio:
- l’allora diacono Crisostomo Papadopoulos (in seguito arcivescovo di Atene) predicava e insegnava prima di essere ordinato presbitero;
- numerosi arcidiaconi patriarcali prestarono servizio come predicatori ufficiali del Patriarcato prima di essere eletti metropoliti.
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Nel Patriarcato Ecumenico, durante il XIX secolo e agli inizi del XX, era piuttosto consueto che i grandi arcidiaconi pronunciassero discorsi solenni e prediche ufficiali nella Chiesa patriarcale, sempre però su autorizzazione del Patriarca e non perché il grado diaconale conferisse loro, di per sé, un autonomo diritto di predicare. Ciò riflette efficacemente la concezione tradizionale ortodossa: l’autorità di predicare deriva dalla missione ecclesiale affidata dalla Chiesa e non semplicemente dal grado dell’ordinazione.
Il predicatore sinodale (synodikòs ierokḗryx) è un chierico, indipendentemente dal grado dell’ordine sacro, oppure un laico, nominato dal Santo Sinodo di una Chiesa autocefala.
Nella Chiesa di Grecia, soprattutto nel XIX e nel XX secolo, vi furono predicatori sinodali che:
- esercitavano il loro ministero in virtù di una decisione del Santo Sinodo.
- visitavano diverse metropolie,
- pronunciavano prediche,
- svolgevano missioni di evangelizzazione,
- organizzavano incontri spirituali e attività catechistiche.
Il Regolamento n. 13/1970 della Chiesa di Grecia attribuisce il ministero della predicazione al vescovo e ai predicatori ufficialmente autorizzati. Nella pratica:
- la maggior parte dei diaconi non predica,
- tuttavia, il metropolita può affidare a un diacono l’incarico della predicazione,
- soprattutto quando si tratta di un teologo, di un professore o di un predicatore ufficialmente nominato.
Nella storia moderna della Chiesa ortodossa vi sono stati numerosi laici e diaconi che si sono distinti come predicatori, sia in virtù di un incarico ecclesiastico ufficiale sia con la benedizione del proprio vescovo. Seguono alcuni esempi significativi.
Predicatori laici
- Alessandro Papadiamantis. Non fu un predicatore ufficiale, ma in numerose parrocchie di Atene leggeva testi dei Padri della Chiesa, spiegava le celebrazioni liturgiche e impartiva la catechesi ai fedeli. La sua influenza fu soprattutto di carattere spirituale e catechetico.
- Panagiotis Trembelas. Teologo laico e, probabilmente, il più importante predicatore laico della Grecia nel XX secolo. Per decenni predicò nella chiesa della Zoodochos Pigi e in molte altre chiese con l’autorizzazione dell’arcidiocesi. Fu una delle principali personalità della confraternita Zoì.
- Nikolaos Sotiropoulos. Teologo laico che, per molti decenni, predicò in chiese, in sale di conferenze e in centri spirituali con la benedizione di diversi vescovi nelle varie fasi della sua vita.
- Spyridon Zampelis. Tra i più noti predicatori laici della confraternita Zoì, svolse un’intensa attività nella catechesi e nella predicazione parrocchiale.
- I predicatori laici delle confraternite. Fin dagli inizi del XX secolo, le associazioni Zoì e Sotìr diedero vita a una vera e propria istituzione di predicatori laici che, con l’autorizzazione dei metropoliti, predicavano nelle chiese, nelle scuole catechistiche e durante gli incontri missionari.
Diaconi predicatori
Storicamente, i diaconi possiedono il diritto canonico di predicare quando ricevono la benedizione del vescovo. La storia moderna offre numerosi esempi.
- Sotirios Trampas (in seguito metropolita di Korea). Prima di essere ordinato presbitero, prestò servizio come diacono e predicatore della Metropolia di Mithymna.
- Anthimos Gazis. Servì per molti anni come diacono e si distinse per la sua attività di insegnamento e di predicazione prima di essere elevato alla dignità di archimandrita.
- Diaconi patriarcali. Nel Patriarcato ecumenico numerosi arcidiaconi patriarcali e grandi arcidiaconi pronunciavano omelie durante le solenni celebrazioni e nelle principali assemblee liturgiche, sempre con la benedizione del Patriarca.
Esempi al di fuori della Grecia
- Nella Chiesa Ortodossa Russa vi furono numerosi diaconi predicatori di grande fama, soprattutto professori delle Accademie teologiche, che predicavano con regolarità.
- Nella Chiesa Ortodossa Romena esiste ancora oggi un’istituzione di diaconi incaricati dell’attività catechetica e della predicazione.
- Nelle Chiese slave non è insolito che i diaconi predichino durante la Divina Liturgia con la benedizione del vescovo o del rettore della chiesa.
Conclusione
Dal punto di vista storico, non è mai esistito alcun canone ecumenico o locale che proibisse ai diaconi di predicare. Al contrario:
- nella Chiesa apostolica e in quella dei primi secoli si trovano diaconi che predicano,
- la tradizione canonica proibisce la predicazione pubblica ai laici, non ai diaconi,
- a partire dal medio periodo bizantino prevalse progressivamente la prassi secondo cui la predicazione costituiva principalmente il ministero del vescovo e dei presbiteri;
- ancora oggi un diacono può predicare soltanto quale titolare di una missione ecclesiale e con la benedizione del proprio vescovo, mai di propria iniziativa.
Padre Pavlos Koumarianos, originario di Atene, ha compiuto gli studi di Teologia presso l’Università della sua città. Ha quindi conseguito il Diploma di specializzazione e il Dottorato di ricerca in Storia e Teologia della liturgia delle Chiese orientali presso il Pontificio Istituto Orientale di Roma. Ha iniziato la sua attività didattica in Grecia, presso l’Athens College di Psychiko. Ha insegnato presso università cattoliche a Montréal, Ottawa e Toronto, nonché presso l’Accademia Teologica Ortodossa di Toronto. Successivamente è stato nominato Assistant Professor presso la Holy Cross Greek Orthodox School of Theology di Boston, dove ha insegnato per un solo anno, prima del suo definitivo ritorno in Grecia per motivi di salute. È membro fondatore della International Society for the Study of Eastern Liturgy, alla cui fondazione contribuì in modo determinante il compianto liturgista p. Robert F. Taft. È autore di numerosi studi e articoli scientifici, pubblicati in riviste greche e internazionali, dedicati alla storia e alla teologia della liturgia ortodossa. Attualmente insegna presso l’Accademia Εcclesiastica Universitaria di Atene. Sacerdote della Chiesa Ortodossa, è sposato e padre di sei figli. Ha prestato servizio presso comunità ortodosse in Grecia, Italia, Canada e Stati Uniti d’America.






Quella che viene chiamata predicazione nella Chiesa ortodossa,in particolare quella greca, non ha la stessa valenza dottrinale che ha nella Chiesa cattolica. Il papa in genere alla fine della liturgia si limita a dire poche parole esortative e nelle grandi festività a leggere il comunicato dall’ordinario con gli auguri per i fedeli. Questa è la situazione quindi ogni paragone è improprio e le belle parole che non corrispondono alla realtà è meglio lasciarle perdere anche se in passato l’ortodossia greca ha avuto grandi predicatori come Elias Miniatis oppure cirillo vulgari e Atanasio di Paros, da questo punto di vista la situazione della Cphiesa greca è deplorevole
Nella Chiesa Cattolica i laici predicano, abitualmente, nelle messe funebri.
Sempre un parente del defunto prende la parola per un elogio funebre al termine della funzione.
Non la volete chiamare omelia?
E allora come la volete chiamare?
Non saprei dire per i matrimoni perché ormai non se ne fanno più.
Credo che ci sia molta confusione. Si parla genericamente di predicazione. In verità occorre distinguere tra predicazione della Parola di Dio che può essere anche fatta (con i dovuti permessi) da laici e religiosi e omelia, che invece fa parte integrante della celebrazione liturgica, è compito di chi presiede, o chi per lui, e richiede la capacità di integrazione nella celebrazione (rito, parola, gesti,canti ecc.). È quello che fa Gesù in Lc 24, in particolare Emmaus.
Tutto questo è precisato molto chiaramente nei canoni 762-762.
Mi sorprende che anche persone formate non distinguano tra le due cose. A tal proposito, la recente risposta ai vescovi tedeschi verte proprio sulla richiesta che i laici tengano l’omelia nelle liturgie. E non sulla predicazione, che se è ufficiale può essere tenuta dai soggetti suddetti.
Condivido la riflessione di Giulio. Aggiungo anche una pensiero ulteriore ovvero che da molti anni oramai ci siamo abituati ad ascoltare laici che sui social leggono e commentano il vangelo con centinaia se non migliaia di visualizzazioni. Molto spesso paradossalmente un post sui social fa’ molti più lettori (fedeli?) di una messa celebrata in un medio paese con un’omelia spesso ascoltata distrattamente dai fedeli immersi nei loro pensieri. Quali segni leggere?
Se ci pensiamo bene è la identica cosa che avvenne quando Cristo iniziò a predicare.
Soltanto i Leviti potevano farlo e Cristo NON era Levita.
Anche per questo lo misero in croce.
In 2000 anni non è cambiato nulla. Anzi, l’insegnamento di Cristo è stato bellamente seppellito dalla Chiesa Cattolica e dalle sue “regole” ancestrali.
Nella chiesa cattolica i laici e i diaconi in particolare possono predicare, i diaconi possono pure fare l’ omelia. Per altro il testo parla di ortodossia
Non è scritto da nessuna parte che un laico o una suora non possano predicare. Infatti in tante parrocchie questo già avviene. Solo nella celebrazione della Messa l’omelia è un compito proprio riservato al sacerdote o al diacono. Cerchiamo di non fare confusione.