MH: il grido della terra, il grido dei bambini

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Un minatore nella miniera illegale di Shabara, vicino a Kolwezi, RDC (Junior Kannah/AFP)

Il capitolo terzo di Magnifica Humanitas dedica il paragrafo 101 al costo ambientale dei sistemi di intelligenza artificiale affermando: «un’adozione rapida e acritica ci espone a diversi rischi, tra cui quello di sottovalutarne l’impatto ambientale. Gli attuali sistemi di IA richiedono grandi quantità di energia e acqua, incidono in modo significativo sulle emissioni di anidride carbonica e consumano risorse in maniera intensiva».[1]

Non è un’affermazione isolata nel testo. Il paragrafo 65 aveva già stabilito che i beni della terra, il suolo, l’acqua, l’aria, le risorse naturali, sono donati da Dio all’intera famiglia umana perché sostengano la vita di tutti, oggi e nelle generazioni future;[2] il paragrafo 71 aveva già scritto che, nel contesto della rivoluzione digitale, il livello superiore non è lo Stato, ma ogni grande attore economico e tecnologico che esercita un potere di fatto sulle condizioni della vita comune.[3]

Letti insieme, questi tre passaggi non descrivono un fenomeno con le sue cifre, ma aprono un territorio, dicono che l’infrastruttura dell’IA ha un costo su beni universalmente destinati, e che quel costo viene deciso da attori che hanno assunto, di fatto, il ruolo che la sussidiarietà classica assegnava allo Stato.

Ciò che è accaduto tra il 2024 e il 2026 permette di misurare l’estensione reale di questo territorio di riflessione.

2024: la domanda che cresce, la promessa che rassicura

Nel giugno del 2024 Internazionale pubblicava, in traduzione dal Washington Post, un reportage sulla corsa energetica dei data center statunitensi.[4] La fotografia era quella di un problema ancora in fase di previsione.

La Microsoft annunciava di puntare sulla fusione nucleare entro il 2028, la TerraPower di Bill Gates progettava piccoli reattori modulari in Wyoming, Google inaugurava un impianto geotermico sperimentale in Nevada. Nel frattempo, però, la PacifiCorp, l’utility elettrica dello Utah, aveva appena annunciato il rinvio della chiusura delle proprie centrali a carbone, dopo aver abbandonato il piano di sostituirle con i reattori di nuova generazione promessi da Gates, per continuare a servire la domanda crescente di Meta e Google nella regione di Salt Lake City.[5]

Goldman Sachs stimava che i data center avrebbero rappresentato l’8 per cento del consumo energetico statunitense entro il 2030, il triplo di allora.[6] Il fisico di Harvard John Holdren, già consulente scientifico della Casa Bianca di Joe Biden, definiva la promessa della fusione commerciale entro il 2030 o il 2035 una manovra promozionale.[7]

Il 2024, insomma, è l’anno in cui il problema esiste già nei fatti, la Utah e Salt Lake City lo testimoniano, ma il discorso pubblico delle aziende lo colloca ancora nel futuro, affidato a tecnologie non mature.

2026: il consuntivo

Due anni dopo, tre documenti pubblicati tra giugno e luglio 2026 trasformano quella previsione in rendiconto.

Il 2026 Environmental Report di Google dichiara un’impronta ambition-based di circa 14,5 milioni di tonnellate di CO2 equivalente per il 2025, il 18 per cento in più sull’anno precedente e l’81 per cento in più rispetto al 2019, con circa l’80 per cento del totale generato non dal funzionamento dei data center, ma dagli acquisti di beni e servizi, dai materiali da costruzione, dalla manifattura dei componenti.[8]

Lo stesso report rivendica una riduzione del 2 per cento delle sole emissioni operative e riconosce, in una formula che vale la pena riportare per intero, che il proprio sviluppo dell’infrastruttura per l’IA sta procedendo più rapidamente di quanto la rete elettrica riesca a decarbonizzarsi.[9]

Il 2025 Sustainability Report di Amazon registra emissioni assolute salite a 80,85 milioni di tonnellate, il 16 per cento in più sull’anno precedente e un’intensità carbonica, la CO2 emessa per dollaro di fatturato, in aumento del 3 per cento dopo anni di calo continuo.[10]

Il rapporto Environmental Cost of AI’s Energy Use, pubblicato dall’United Nations University Institute for Water, Environment and Health, sposta infine la questione dalla singola azienda alla scala planetaria: nel 2025 i data center mondiali hanno consumato circa 448 terawattora, tanto da collocarsi all’undicesimo posto tra i maggiori consumatori elettrici del pianeta se fossero un Paese, con proiezione a 945 terawattora entro il 2030, quasi il triplo del consumo combinato di Pakistan, Bangladesh e Nigeria.[11]

La tesi del rapporto è che ridurre la sostenibilità dell’IA alla sola metrica del carbonio nasconde compensazioni verso altre risorse: la sostituzione del carbone con la bioenergia taglia le emissioni di circa il 70 per cento, ma moltiplica l’impronta idrica di oltre trenta volte e quella territoriale di cento[12] e i Paesi che ospitano fisicamente l’infrastruttura non condividono proporzionalmente i benefici economici di chi la utilizza altrove.[13]

Il territorio del 2024 popolato dai dati del 2026

Messi in fila, questi due tempi mostrano una traiettoria coerente e il territorio che Magnifica Humanitas apre al paragrafo 101 è precisamente lo spazio in cui questa traiettoria si muove.

Il paragrafo 65, quando parla di suolo, acqua e aria come beni universalmente destinati, non stava commentando un caso specifico, ma il caso specifico che il rapporto UNU-INWEH quantifica oggi, la sostituzione energetica che riduce un’impronta moltiplicandone un’altra, è esattamente ciò per cui quel linguaggio era già pronto. Allo stesso modo, il paragrafo 71, quando descrive l’attore tecnologico come nuovo livello superiore della sussidiarietà, non stava descrivendo la PacifiCorp del 2024, ma la PacifiCorp del 2024 è il caso empirico che rende leggibile quella descrizione: un corpo intermedio, l’utility locale, che subordina le proprie priorità territoriali alle esigenze di Google e Meta.

Il paragrafo 108, sulla concentrazione del potere in chi dispone già di risorse economiche e accesso ai dati,[14] si applica senza forzature alla capacità computazionale come nuova forma di accumulo, di cui l’accesso privilegiato all’energia rinnovabile disponibile a Salt Lake City è un caso particolare.

Questo è il senso in cui l’enciclica ha aperto una strada prima che i dati la percorressero e ha messo a disposizione, nello stesso capitolo in cui nomina il rischio, gli strumenti concettuali (destinazione universale dei beni estesa a suolo e acqua, sussidiarietà rovesciata dall’attore tecnologico) che permettono di leggere quelle cifre come un caso di dottrina sociale applicata.

C’è però un secondo collegamento che il testo dell’enciclica rende disponibile e che finora nessuno dei due dossier, quello ambientale e quello sociale, ha messo a sistema. Il paragrafo 173, nel capitolo quarto, descrive un’altra filiera della stessa infrastruttura, quello dove, in alcune regioni del mondo, adolescenti e bambini lavorano in condizioni pericolose nella frantumazione dei materiali da cui si ricavano le terre rare, corpi segnati, mutilati, consumati perché il flusso del calcolo non si interrompa.[15]

L’enciclica aveva già scritto, riprendendo Laudato si’, che il grido della terra e il grido dei poveri non possono essere separati,[16] ma nel testo restano due capitoli distinti: il costo ambientale al capitolo terzo, lo sfruttamento del lavoro al capitolo quarto. Sono la stessa estrazione applicata a due oggetti diversi, l’acqua e il suolo da una parte, i corpi dall’altra e i tre documenti del 2026 raccontano solo la prima metà.

Nessuno dei tre rendiconti aziendali quantifica il lavoro minorile nella catena di approvvigionamento delle terre rare con lo stesso dettaglio con cui quantifica le tonnellate di CO2. È qui che il territorio aperto da Magnifica Humanitas eccede ancora l’evidenza empirica disponibile ed è questa l’estensione che la riflessione dovrà fare nei prossimi anni: non un secondo bilancio ambientale più accurato, ma un bilancio integrale che tenga insieme, sotto lo stesso criterio di destinazione universale dei beni, l’acqua consumata, il suolo occupato e le mani che scavano.

Bibliografia

Aczel M., Chamanara S., Matin M., Farsi A., Marwala T., Madani K. (2026). Environmental cost of AI’s energy use: Carbon, water and land footprints. United Nations University Institute for Water, Environment and Health (UNU-INWEH). https://doi.org/10.53328/INR26RMA002

Amazon. (2026). 2025 sustainability report (scaricabile in PDF)

Francesco. (2015). Lettera enciclica Laudato si’ sulla cura della casa comune (24 maggio 2015). Libreria Editrice Vaticana.

Google. (2026). 2026 environmental report (consultabile qui)

Halper E., O’Donovan C. (2024, 28 giugno). «Le aziende tecnologiche assetate di energia», in Internazionale, 1569 (ripubblicazione da The Washington Post).

Leone XIV. (2026). Lettera enciclica Magnifica Humanitas sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale (15 maggio 2026). Libreria Editrice Vaticana.

Edoardo Mattei è docente di Sociologia della Tecnologia presso la Pontificia Università S. Tommaso d’Aquino (Angelicum)


[1] Leone XIV, lettera enciclica Magnifica Humanitas (15 maggio 2026), 101.

[2] Ibid., 65.

[3] Ibid., 71.

[4] Halper, E., & O’Donovan, C. (2024, 28 giugno), «Le aziende tecnologiche assetate di energia», in Internazionale, 1569 (ripubblicazione da The Washington Post).

[5] Ibid.

[6] Ibid.

[7] Ibid.

[8] Google, 2026 Environmental Report (2026); cf. Carbon Credits, «Google’s Carbon Emissions Fall, But AI Makes Its Net-Zero ‘Moonshoot’ Goal Harder Than Ever» (2 luglio 2026).

[9] Google, 2026 Environmental Report, cit.

[10] Amazon, 2025 Sustainability Report (2026), sezione Carbon Footprint.

[11] Aczel, M., Chamanara, S., Matin, M., Farsi, A., Marwala, T., & Madani, K., Environmental Cost of AI’s Energy Use: Carbon, Water and Land Footprints, United Nations University Institute for Water, Environment and Health (UNU-INWEH), Richmond Hill, Ontario, 2026, DOI: 10.53328/INR26RMA002.

[12] Ibid.; cf. Earth.com, «Environmental cost of AI goes far beyond carbon» (giugno 2026).

[13] Aczel et al., cit.

[14] Leone XIV, Magnifica Humanitas, 108.

[15] Ibid., 173.

[16] Ibid., 43; cf. Francesco, lettera enciclica Laudato si’ (24 maggio 2015), 49.

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