Russia-Cirillo: i veterani

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L’acritico sostegno all’aggressione militare russa all’Ucraina del patriarca di Mosca Cirillo deve fare i conti con alcune conseguenze. Nel caso specifico con la difficile gestione dei veterani che ritornano dal fronte.

Parlando al supremo consiglio della Chiesa il 16 giugno scorso Cirillo ha sottolineato il problema. «Oggi parliamo nello specifico di coloro che hanno difeso la propria patria con le armi in pugno e poi sono tornati alla vita civile. Oltre al supporto puramente medico, a mio parere, è necessario anche un supporto spirituale nei casi in sui siano cristiani ortodossi e disposti ad accettarlo. Lo stress da combattimento, il dolore interiore e il lutto per la perdita dei compagni: tutto ciò può talvolta generare incomprensioni con la famiglia, le persone care e persino con alcuni settori della società. Pertanto il nostro compito è quello di contribuire a creare un ambiente in cui i soldati non si sentano estranei alla vita civile e affinché le ferite emotive inflitte dalle esperienze vissute possano guarire il più rapidamente possibile».

Pur necessari non sono sufficienti i medici e gli psicologi, «dobbiamo sviluppare un sistema di assistenza che, oltre al sostegno spirituale, preveda il coordinamento con le istituzioni laiche, in particolare con i servizi sociali».

In filigrana le affermazioni rilevano i gravi problemi familiari sollevati dal ritorno dei militari: dalla violenza domestica ai disturbi di personalità, dai sospetti diffusi nella popolazione alla resistenza delle aziende di assumerli nonostante gli imperativi delle leggi. L’inquietante nube sociale carica di gravi disturbi psichici riemerge come dopo la guerra dei russi in Afghanistan (1979-1989).

400.000 rientrati dal fronte

I numeri degli interessati, come ogni altro dato della guerra in atto, non sono divulgati. Nel dicembre 2025 il responsabile della direzione presidenziale per i progetti sociali, Sergey Novikov, ha parlato di 167.000 persone rientrate dalla guerra, accennando a una seconda cifra: 250.000, anch’esse rientrate, ma non censite dalle statistiche della Fondazione difensori della patria.

Quest’ultima cifra rapidamente è scomparsa dalle dichiarazioni. Confrontando e cumulando gli spezzoni di informazione la Novaya Gazeta Europa (30 luglio 2026) conclude: «Sommando queste categorie è possibile farsi un’idea approssimata di chi è già rientrato: circa 300.000 soldati gravemente feriti o disabili, circa 30.000 prigionieri graziati reclutati prima dell’agosto 2023, 50.000 o più volontari provenienti dai gruppi militari Wagner, Akhmat, BARS, e un numero imprecisato di coloro che sono usciti dall’esercito prima della mobilitazione e che hanno raggiunto l’età limite per il servizio, prima che le regole cambiassero (da 55 a 65 anni, ndr.)».

Il numero reale dei veterani si aggirerebbe sui 400.000. Se la guerra terminasse a breve i soldati che rientrerebbero alla vita civile sarebbero circa 700.000. Le numerose storie personali testimoniano i gravi problemi individuali, familiari e sociali. Basti ricordare che nonostante tutte le garanzie e le protezioni accordate, in questi anni sono 8.000 le condanne penali a carico di veterani di guerra, con una frequenza di gran lunga superiore a quella dei gruppi sociali corrispettivi.

Lodi per Putin

In nessuna forma la realtà delle “vittime secondarie” mette in questione la sicurezza del sostegno della direzione ecclesiale all’impresa militare di Putin.

Rivolgendosi a Vladimir Vladimirovic Putin in occasione del giorno del battesimo della Russia e dell’onomastico del presidente (29 luglio), il patriarca azzarda il paragone con il principe Vladimiro che è all’origine della fondazione della Rus’ e scrive : «È fonte di gioia vedere come, ispirato dall’esempio del santo principe difensore della patria e campione dell’ortodossia, lei difenda con fermezza la sovranità del nostro paese, vegli sul suo sviluppo socio-economico e si preoccupi non solo del benessere materiale, ma anche di quello spirituale dei suoi concittadini. Testimonio con gratitudine la sua attenzione indefettibile al ministero della Chiesa ortodossa russa. Spero che la collaborazione avviata fra Chiesa e stato continuerà in futuro a sostenere la salvaguardia e la coesione del popolo, la conferma nella vita dei nostri contemporanei dei valori morali tradizionali, e degli ideali imperituri della misericordia, della bontà e della giustizia».

Alla fine di luglio è uscito un volume a firma di Cirillo dedicato, come annota l’editore, alla mistica della guerra. In esso egli sottolinea la grande responsabilità del popolo russo di «non sottrarsi al proprio dovere storico di essere vincitore […] La nostra vocazione terrena è quella di essere guerrieri del Signore, di opporci al male […] L’esito della guerra è determinato da Dio e chi sta dalla parte della luce vince».

Il titolo: Guerra, oltre le cause e conseguenze visibili. All’elogio del presidente e delle sue imprese si aggiunge la consapevolezza del suo ruolo di «patriarca dei russi, dei bielorussi e degli ucraini. Sono profondamente convinto che la Chiesa possa svolgere oggi un ruolo positivo e unificante» (22 giugno, a Brest in Bielorussia). In piena coerenza con il Russkji Mir, con la giustificazione civilizzazionale del neoimperialismo russo.

Non sanzionato

Il suo nome è stato tuttavia nuovamente escluso dal pacchetto di sanzioni (21° ciclo) che l’Unione Europa sta approntando nei confronti della Russia.

In precedenza l’opposizione a registrare il suo nome fra gli oligarchi russi censurati veniva dall’Ungheria di Viktor Orban. Oggi è il primo ministro bulgaro, Rumen Radev, in piena sintonia con il patriarca locale Daniele, ad opporsi al blocco dei beni di Cirillo in Occidente (si dice, in Svizzera).

Peraltro dubbiosa sembra anche la posizione italiana, non in ragione del filo-russismo della Lega, ma su suggerimento della Santa Sede che guarda con preoccupazione a una censura a una figura apicale del cristianesimo seppur indebitamente esposta nella giustificazione della guerra. In questo senso ne scrive il sito informativo greco-cattolico ucraino Religious Information Service of Ukraine (RISU, 6 luglio).

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