
La Repubblica Democratica del Congo sta attraversando una crisi politica e di sicurezza particolarmente preoccupante. A est, la guerra continua a mettere a dura prova l’integrità territoriale e la sovranità nazionale, in un contesto in cui l’ex presidente Joseph Kabila è ormai apertamente associato alla dinamica della ribellione sostenuta dal Ruanda.
A Kinshasa, nel frattempo, il campo presidenziale continua ostinatamente a perseguire una riforma della Costituzione, una prospettiva fortemente contestata da una parte dell’opposizione. Così, invece di cercare vie comuni per uscire dalla crisi, gli attori politici sembrano piuttosto chiudersi nelle rispettive posizioni.
È in questo clima di polarizzazione che i membri del presidio del C64, una coalizione di partiti politici dell’opposizione impegnati nella difesa dell’ordine costituzionale, si sono riuniti a Roma dal 25 al 27 ottobre 2026. Al termine delle consultazioni, hanno ribadito la necessità di un dialogo inclusivo ed espresso la loro disponibilità a incontrare sia il presidente Félix Tshisekedi che l’ex presidente Joseph Kabila.
La loro ambizione è quella di contribuire a un processo di riconciliazione in grado di allentare le tensioni politiche e favorire una soluzione pacifica alla crisi.
In effetti, questa iniziativa si ricollega, nello spirito, all’appello al dialogo inclusivo lanciato dai vescovi della CENCO. Presenta tuttavia una particolarità: gli attori dell’opposizione, che avrebbero potuto limitarsi a contestare il potere, si propongono invece come facilitatori di un riavvicinamento tra protagonisti profondamente divisi. Si tratta di una scommessa politica interessante, ma che richiede coraggio, indipendenza e un elevato senso dell’interesse nazionale.
Quali possibilità ha questo approccio? Per il momento, deve ancora affrontare numerosi ostacoli. Innanzitutto, la sfiducia tra i protagonisti è profonda. Inoltre, le divergenze sulla Costituzione, sulla legittimità del potere e sulle responsabilità nella crisi di sicurezza rischiano di rendere difficile qualsiasi incontro. Infine, una mediazione non può avere successo senza la reale volontà delle parti coinvolte di fare concessioni e di privilegiare l’interesse superiore della nazione.





