Fratelli e nemici

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Domenico Lo Sardo (1978) è dottore in Scienze Bibliche al Pontificio Istituto Biblico di Roma ed è docente di sacra Scrittura alla Pontificia Università Antonianum di Roma.

Il suo studio si concentra sulle relazioni conflittuali fra fratelli che si riscontrano nella Bibbia. Il bilancio finale è un po’ triste e scoraggiante. La Bibbia registra, di fatto, quello che molte famiglie e coppie di fratelli vivono anche nella vita odierna. Nel volume non viene riportata neppure una relazione felice tra fratelli… Sconcertante.

Caino e Abele

Lo Sardo parte da Caino e Abele, dove vige la legge mors tua vita mea. I due fratelli non si parlano neppure, ma la loro situazione umana è degenerata, secondo l’autore, a causa degli sbagli genitoriali messi in atto da Adamo ed Eva. Il primo è totalmente assente, la seconda è possessiva verso il primo figlio che lei ritiene di avere “acquistato” direttamente da Dio.

Preferenze ingiuste si tramutano in rapporti sbagliati fra i figli e Caino non riesce ad accogliere la scelta, immotivata, di Dio per le offerte di Abele. Dio non condanna in modo definitivo neppure Caino dopo il fratricidio, ma lo incoraggia a una vita corretta.

Le analisi di Lo Sardo sono di natura narratologica e non filologica. Il suo esame dei testi è sempre corretto, profondo, indagando i risvolti psicologici delle situazioni e delle cause che vi stanno a monte.

Il fratello “farabutto”

Giacobbe, il fratello “farabutto” di Esaù, da ingannatore finirà ingannato.

Anche in questo caso, la diversità dei fratelli non è fonte di dialogo, ma si tramuta in inganno e inimicizia a causa delle preferenza sconsiderate dei genitori. Isacco preferisce Esaù per via della cacciagione di cui va pazzo, mentre la madre sciagurata Rebecca stravede per Giacobbe e lo appoggia nell’inganno verso l’anziano padre semicieco: rubare la benedizione a Esaù, dopo avergli estorto la primogenitura per un piatto di lenticchie.

Per sposare Rachele, Giacobbe dovrà lavorare vent’anni come servo del cugino Labano, sposando dapprima la primogenita Lea (dall’occhio smorto…) e poi altre due schiave.

Il ritorno in patria terminerà con il temuto incontro con il fratello Esaù, ma questo si risolve pacificamente (con l’offerta abbondante di doni mandati avanti per prudenza), ma, alla fine, i fratelli abiteranno in luoghi diversi, dopo avere concluso un’alleanza.

Giuseppe, il revenger

La vicenda di Giuseppe, venduto dai fratelli e poi riconciliato con loro dopo numerose prove inflitte di fraternità e di amore verso l’anziano padre rimasto in Giudea, ha il suo punto di partenza anch’esso sciagurato nella preferenza insana del padre per il figlio rispetto agli altri.

I sogni megalomani di Giuseppe lo renderanno inviso ai fratelli, con i quali riuscirà a ricucire lo strappo dopo che Giuda in Egitto si sarà assunto un maturo senso di responsabilità verso il fratello Simone rimasto prigioniero e verso l’anziano padre in tremenda ansia a casa per la sorte dell’ultimogenito Beniamino e dell’altro fratello, pensato sbranato dalle belve.

La vendetta di Giuseppe verso i fratelli è servita fredda e Giuda, e non Giuseppe, diventa modello di perdono.

Mosè adombrato da Aronne e Miriam

Aronne e Miriam sono fratelli maggiori di Mosè, il liberatore di Israele dalla schiavitù egiziana. Qui il privilegio biblico va ai figli minori e non al maggiore.

La leadership mosaica è contestata da Aronne (fortemente redarguito da Mosè per aver concorso al peccato originale del vitello doro) e da Miriam.

Lo Sardo mette in luce Nm 12,1, dove i fratelli contestano a Mosè il matrimonio con una donna etiope. A p. 85, a mio parere andava sottolineato ancora di più Nm 12,2, dove i fratelli contestano a Mosè l’unicità della leadership profetica: Dio ha parlato forse solo attraverso Mosè?

Aronne al Sinai combina insieme capricci e pasticci. Ma anche Mosè, il preferito di Dio, cadrà dalle stelle alle stalle. Così si esprime Lo Sardo, ricordando il fatto che Mosè non potrà entrare nella terra della promessa.

Famiglie malate

Agghiacciante è la storia dei fratellastri Amnòn, Tamar e Assalonne.

Il primogenito Amnòn si invaghisce della bellissima sorellastra Tamar e, pretendendo di essere nutrito da lei a letto dove si finge malato, violenta Tamar – che si ribella con tutte le sue forze fisiche e morali – costringendola a una futura vita desolata. Tamar non ha colpa alcuna, se non l’avvenenza.

Il fratellastro Assalonne medita una vendetta servita fredda, al termine di due anni. Amnòn sarà miseramente trucidato. Una giustizia self-service, come si esprime Lo Sardo. Siamo di fronte a famiglie insane…

L’analisi dello studioso si gusta per la fedeltà al testo e l’illustrazione perspicace dei sentimenti psicologici alla base dei comportamenti tragici dei personaggi.

Giacomo, Giovanni e gli altri dieci

Passando al Nuovo Testamento, il volume di Lo Sardo perde un po’ di attrattività, perché non ci sono storie così tragiche come quelle dell’Antico Testamento.

L’autore illustra la pretesa di Giacomo e Giovanni (appoggiati in toto dalla madre che si espone a una brutta figura) di assidersi alla sinistra e alla destra di Gesù nel suo regno. Gesù ha appena annunciato per la terza volta la sua fine dolorosa (insieme alla risurrezione) e i fratelli pensano al successo personale.

Gli altri dieci apostoli si arrabbiano e tutti fanno una figura barbina.

Spartire l’eredità

C’è il caso di un uomo che chiede a Gesù di aiutarlo nella spartizione dell’eredità. Forse il maggiore non voleva cedere qualcosa in più del doppio di eredità che gli spettava.

Gesù reagisce in modo freddo alla questione, ma pronuncia una parabola che mette in guardia dall’avidità e dalla cupidigia (parabola del ricco stolto).

Il padre fallito

Molto interessante l’analisi che Lo Sardo fa della conosciutissima parabola del “figliol prodigo” o di altri titoli che si vogliano dare alla vicenda. L’autore la titola “la parabola del padre fallito”.

Il figlio minore pretende un’emancipazione precoce e va incontro a un fallimento che lo fa tornare a casa per fame, dopo aver spaccato in due non tanto le sostanze ma ton bion (“la vita”) del padre.

Il figlio maggiore rimane in casa come uno schiavo obbediente in tutto ma incapace di relazioni positive col fratello e col padre.

In tutta la parabola i due fratelli non si incontrano e non si parlano mai.

Il padre sembra aver fallito nel non aver capito per tempo il vissuto profondo dei figli e nel non essere riuscito a rimediarvi, pur rispettando la libertà dei figli.

“Quanto è difficile essere padre!”, è il titolo dato da Lo Sardo a questo capitolo.

Il “prossimo”

Il volume si chiude con un capitolo dedicato al tema “Chi è il prossimo”.

Si analizza la figura del “prossimo” nelle varie religioni, avvicinando la tematica a quello della fraternità.

Lo Sardo ripete più volte che è pura illusione pensare a una possibile fraternità universale basata solo sui sentimenti di umanità e sulle proprie forze morali. Solo riconoscendo Dio come Padre si può arrivare a costruire relazioni fraterne corrette e positive.

Il volume fa riflettere, con il cuore un po’ appesantito, sulla difficoltà a creare relazioni fraterne riuscite e a trovarne modelli positivi nella Bibbia.

La lettura attenta dell’opera di Lo Sardo farà in ogni caso gustare il dettato biblico – ancorché spesso tragico – e spingere a cercare vie attuali per una possibile effettiva fraternità.

  • DOMENICO LO SARDO, Fratelli nemici. Relazioni fraterne conflittuali nella Scrittura (Orizzonti biblici – Nuova serie), Cittadella Editrice, Assisi 2026, pp. 184, € 17,90, ISBN 9788830819757.
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